Dedicato ai pentastellati delusi e arrabbiati

PER IL M5S NULLA ADESSO SARÀ COME PRIMA La decisione, di affidarsi prima a un referendum tra gli iscritti e poi di salvare  Salvini dal processo, è una pagina davvero triste per la storia dei Cinquestelle. Anche perchè   il voto di 52.417 iscritti (30.948 a favore di Salvini) non avrebbe dovuto cancellare quello di 10.522.272 italiani che avevano dato fiducia a un movimento che diceva di difendere la Costituzione e la legge uguale per tutti. E sembra incredibile che – i leader come la maggior parte dei militanti – siano cascati così facilmente nella trappola di Salvini. Perché costringendo portavoce e iscritti a esprimersi su un tema così fondante, li ha divisi. Da oggi il Movimento non è più uno, ma è spaccato in due. Così sarà assai più facile per Salvini mangiarsi in un boccone il M5S, prima di mangiarsi il Paese.

PERO’… Passata la delusione, lo smarrimento, la rabbia, devo dire che non trovo giusto questo attacco indiscriminato a tutto il MoVimento Cinque Stelle. Perchè mi vengono in mente tante persone – simpatizzanti, iscritti, portavoce – che si sono impegnate ed esposte personalmente per convincere i compagni di movimento a non rinnegare il valore comune della legge uguale per tutti.

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M5S su caso Salvini: forse non perderete voti, ma perderete l’anima

(e la consultazione degli iscritti sulla piattaforma Rousseau su un valore fondativo  del M5S che dovrebbe essere indiscutibile è un punto di non ritorno)

Sarà martedì 19 febbraio  il giorno fatidico in cui la commissione parlamentare dovrà esprimersi sulla richiesta della magistratura di processare il ministro e vicepremier leghista Matteo Salvini per i fatti della nave Diciotti. Quelli dell’agosto scorso che gli sono valsi un’ipotesi di reato di sequestro di persona per i 137  migranti trattenuti per giorni a bordo dell’incrociatore  italiano nel porto di Catania (1). Essendo Salvini un ministro, la richiesta proviene da un tribunale dei ministri e i parlamentari della Giunta delle elezioni e delle immunità del Senato guidata da Maurizio Gasparri dovranno decidere, si badi, non se Salvini sia colpevole o innocente, nè, tantomeno, se la sua scelta sia politicamente corretta e condivisibile (e l’eventuale collegialità della decisione da parte del governo non cambia nulla, visto che la responsabilità dei reati è personale, e tra l’altro non esiste alcun pronunciamento ufficiale del governo nei giorni della vicenda). La commissione dovrà solo  decidere se concedere ai magistrati il permesso di giudicare il Ministro. E un diniego  corrisponderebbe alla  certificazione  che Salvini ha agito sì in contrasto con  leggi nazionali e internazionali, e con  la stessa Costituzione italiana, ma « per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante o per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della forma di Governo».

Ma al di là del merito della questione (2), si tratta di un voto di principio,  un voto che per i  componenti pentastellati sarà un irreversibile spartiacque sul futuro del MoVimento. Non tanto sull’eventuale  perdita di consenso elettorale – che spesso segue disegni imperscrutabili – quanto per la perdita della propria anima, ceduta al diavolo della convenienza politica che è poi, da sempre la causa della progressiva degenerazione di chi gestisce il potere. E delle caste, dei privilegi, dell'”oggi salvo te domani salvi me” dalla magistratura che fino a poco tempo fa rappresentava un andazzo insopportabile per qualsiasi pentastellato.

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La danza macabra di certa sinistra

Sventolando  la magra soddisfazione dell’ “io l’avevo detto”, molti  – sedicenti o convinti – di centrosinistra  gongolano per le sempre maggiori difficoltà dei pentastellati nel riuscire a rimanere coerenti  con quello che erano quando erano all’opposizione, e soprattutto nel far fronte a Salvini, che si ingrassa ogni giorno di più di consensi scippati a colpi di prepotenza ad alleati sempre più magrolini.

Ma si rendono conto questi democratici di sinistra, che il M5S – o almeno  la sua componente democratica – è l’ultimo flebile diaframma che si frappone al ritorno di una destra ben più cattiva di quella di Berlusconi? Una destra, si badi, che non è stata traghettata dal M5S – nonostante i numerosi  elementi antidemocratici del MoVimento di cui tanto si è già  detto – e dal suo sciagurato patto con il leader leghista.  La destra estremista che abbiamo alle porte  è stata,  al contrario,  mitigata dalla presenza di un movimento come il M5S e dalla sua capacità di intercettare un malessere  popolare che la cosiddetta sinistra non ha capito e ha sempre più incrementato.

Mi chiedo se se ne rendono conto, quelli che non sono stati capaci di mettere da parte i propri rancori – spesso giustificati – in nome del bene comune, tendendo la mano al Movimento quando ha cercato il dialogo con il centrosinistra, che adesso c’è poco da sghignazzare  per i conflitti esterni ed interni dei Cinquestelle vista  la simmetrica marcia trionfale di chi si presenta  perfino in Parlamento con la  divisa della Polizia.

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Autorizzazione a procedere per il Ministro Salvini: facciamo un po’ di chiarezza

La scelta del Ministro dell’interno di bloccare i naufraghi della Diciotti “per contrastare l’immigrazione clandestina” corrisponde a un “preminente interesse pubblico” in base al quale si possono trasgredire leggi nazionali e internazionali, e la stessa Costituzione italiana? Se passasse questa interpretazione, avallata dal voto parlamentare che nega l’autorizzazione a procedere per il Ministro Salvini, si aprirebbe la strada all’idea che le regole fondamentali della nostra democrazia possono essere derogate da un ministro o da un Governo, in nome della linea poltica promessa agli elettori.

Facciamo un po’ di chiarezza sui vari aspetti della vicenda, ricostruendo i fatti salienti e attingendo a un’intervista (1) a Domenico Gallo, Giudice della Corte di Cassazione e giurista del Coordinamento nazionale per la democrazia costituzionale, con in passato una legislatura come senatore con Rifondazione Comunista. Gallo spiega con semplicità e rigore cosa dice la legge, o meglio, le leggi, e su che base dovranno decidere i parlamentari che entro fine marzo dovranno esprimersi sulla richiesta dell’autorizzazione a procedere per il Ministro dell’Interno.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Dopo la plateale lettura dell’ avviso di garanzia in diretta Facebook (2), e la sfida ai magistrati – mi faccio processare – (3) è arrivata una subitanea retromarcia del Ministro Salvini. Fermi tutti, non devo essere processato (4). E, in parallelo, anche la ostentata “diversità” pentastellata – che comprende l’intransigenza sul concedere scappatoie ai colleghi inquisiti – sta scivolando in una imbarazzante ricerca di pretesti per salvare faccia e Governo. L’ultimo è quello di invocare una sorta di “collegialità” delle decisioni sulla nave Diciotti, spalmando la responsabilità anche sul Presidente del Consiglio e qualche ministro cinquestelle (5), così da rendere più credibile la tesi della motivazione politica dell’agire salviniano in nome di una superiore difesa della Patria. Ma anche, più concretamente, per smuovere i più riottosi pentastellati che vedono nel salvataggio dell’alleato/avversario leghista un clamoroso voltafaccia sul tema più identitario del MoVimento: il rispetto della legge, che deve fare il suo corso, senza se e senza ma e soprattutto senza scudi per nessuno.

In tutto questo, è importante capire come stanno e come funzionano le cose, sgombrando il campo da quella confusione tra reati e scelte politiche, condite dal solito refrain bipartisan della magistratura “targata” che usa la legge per punire i politici.

Ecco i punti che cerchiamo di chiarire:

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Diario: chi detta l’agenda dell’indignazione (a proposito di “C’è Grillo”)

Non ho ancora visto il programma “C’è Grillo” in onda su Raidue il 28 gennaio, ma tutte le polemiche e i dibattiti che lo hanno preceduto mi sembrano veramente tirati per i capelli, in quanto:
– la cifra che ha fatto tanto scandalo, televisivamente parlando, è oggettivamente irrisoria: ho fatto come autrice e regista molti programmi dedicati a personaggi dello spettacolo (De Sica, Tognazzi, Modugno per dirne alcuni) con materiali di repertorio (nel mio caso anche con  riprese originali), che costavano molto meno degli altri.  E i  30000 Euro di budget per un programma televisivo di prima serata fanno ridere.
– non si tratta di uno speciale su Grillo ma di una puntata di una serie dedicata a uomini di spettacolo del passato, viventi e non, visto che comprende Celentano e Funari, e mi sembra che Grillo possa starci a pieno titolo.
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Diario: Pasquale Zagaria alla Commissione Unesco

Mi unisco alla moltitudine a cui sono cadute le braccia per la nomina dell’82enne attore pugliese Pasquale Zagaria  – in arte Lino Banfi – come rappresentante del governo nella commissione italiana dell’UNESCO.
Non è certamente una delle mosse più gravi dei pentaleghisti  – Di Maio è il suo  sponsor – ma è una scelta  che la dice lunga su come ragionano i M5S, o quantomeno i loro uomini comunicazione.
Molti si sono scandalizzati o hanno sbeffeggiato Banfi collegandolo ai  personaggi da lui interpretati nella sua lunga stagione di star della commedia sexy.  Ma è sbagliato: un attore è un professionista, può passare da ruoli comici a ruoli drammatici, in un film essere quello che salva  il mondo e in un altro un campione di scorregge. Nella maggior parte dei casi non inventa lui Il personaggio, non scrive lui le sue battute. E può farti scompisciare dalle risate sullo schermo ed essere un uomo (o una donna) tristissimo nella vita.
Quindi è Pasquale Zagaria che dovrebbe essere considerato, nel chiedersi se ha  le qualità e le competenze richieste da un incarico così impegnativo.
Ognuno può valutare la sua biografia da un lato (1) e il ruolo che è chiamato a svolgere dall’altro (2), ed esprimere il proprio giudizio.
Io mi chiedo come sia possibile che un MoVimento che combatte i privilegi e le raccomandazioni, e sventola  la meritocrazia  ogni due per tre, abbia scelto  per quella carica un attore famoso anzichè un esperto del nostro patrimonio storico e culturale.

Possiamo solo piangere

La vignetta di Makkox ricorda un migrante di 14 anni che veniva dal Mali e che è morto annegato nell’aprile 2015, mentre cercava di attraversare il Mediterraneo su un barcone. Aveva una pagella scolastica ancora cucita nella giacca, forse pensava che i bei voti l’avrebbero aiutato a trovare una buona accoglienza. Sappiamo questa storia perchè l’ha raccontata Cristiana Cattaneo, medico legale, in un libro, intitolato “Naufraghi senza volto” (Cortina Editore). A pensare quante altre speranze naufragate come questa non conosceremo mai, e a come siamo impotenti di fronte a questa mattanza, e a questa indifferenza, possiamo solo leggere e piangere.

(la vignetta è intitolata tesori perduti, anche il titolo è bello)

Ecco le ragioni dei NO TAV

ROMA 3 MARZO 2012 MANIFESTAZIONE NO TAVNELLA FOTO MANIFESTANTI.FOTO RAVAGLI/INFOPHOTO

Io partecipo idealmente alla manifestazione che si svolgerà oggi a Torino, la mia città. Qui sotto l’appelllo promosso da dieci cittadine e cittadini torinesi del mondo accademico, del lavoro, della cultura e della scienza che richiama le ragioni dell’opposizione al progetto TAV Torino-Lione. Ragioni che tutti dovrebbero conoscere, spcialmente quelli che parlano a sproposito della TAV.

(da Centro Studi Sereno Regis, pubblicato

TAV, no grazie

La Nuova Linea Ferroviaria Torino-Lione è stata progettata quasi 30 anni fa per far fronte a un aumento di traffici definito insostenibile e rivelatosi, negli anni, in costante calo. Da allora tutto è cambiato (sul piano delle conoscenze dei danni ambientali, nella situazione economica, nelle politiche dei trasporti, nelle prospettive dello sviluppo) e oggi essa viene confermata con motivazioni ancora più inconsistenti, sostenuta con slogan tanto suggestivi quanto impropri, imposta senza tenere in alcun conto la volontà e i diritti delle popolazioni interessate.

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Cinquestelle, è giunto il momento della scelta. O di qua o di là.

Ci rivolgiamo alle donne e agli uomini del Movimento Cinque Stelle che si riconoscono nei valori democratici della nostra Costituzione.

La mossa del Ministro dell’Interno Matteo Salvini per chiudere l’esperienza di Riace è un punto di non ritorno anche per il M5S e per le sue varie anime: perché mai come ora una scelta va fatta, o di qua o di là.

O sostenete il  modello di accoglienza e solidarietà che ha acceso la speranza in tante coscienze, o siete per la sua distruzione. Diventando fino in fondo complici della grande mistificazione fascioleghista, quella di far credere che il più grande problema degli italiani siano i migranti e che le sue soluzioni siano i muri e i respingimenti negli inferni africani. Tacere, o lanciare qualche timido e isolato pigolio contrario, cancellerà la vostra dignità e la fiducia di tante donne e uomini che pensavano che il vostro concetto di onestà fosse strettamente connesso a quello di giustizia e di umanità.

Ma sarà anche la fine del vostro stesso MoVimento. Sarà la più eclatante dimostrazione di chi è effettivamente sul ponte di comando e di chi è solo un comodo e provvisorio subalterno. Fino alle prossime elezioni.

Perché questo è ormai certo: chi non si scandalizza di quello che sta facendo Salvini al Paese è già diventato un elettore di Salvini. Chi si aspetta qualcosa da un afono Movimento Cinquestelle si sta già guardando intorno. O abbassa lo sguardo.

E’  nel momento del conflitto che le persone, e  i movimenti, mostrano quello che sono. E’ venuto il momento che il M5S dimostri la sua anima democratica con coraggio e con forza.

 

Gli appelli di ANPI, Magistratura Democratica e Libertà e Giustizia, Giuristi Democratici

ANPI, Nespolo: “Cari 5 stelle, non girate lo sguardo da un’ altra parte, fermate Salvini” 14 Ottobre 2018

Nella giornata in memoria delle vittime dell’immigrazione arrivano le ruspe a Via Scorticabove

via scorticabove ragno e materassi foto ambm IMG_6965di Anna Maria Bianchi Missaglia

Siamo stati testimoni, oggi, dello sgombero di Via Scorticabove. Uno sgombero pacifico, ma non per questo meno impressionante. Soprattutto se si pensa che quelle persone, rifugiati sudanesi con tutte “le carte a posto”, da stasera si aggiungeranno alla schiera dei senza fissa dimora della Capitale. Persone che si erano ricostruite una vita insieme, che insieme hanno resistito in un accampamento per strada, sperando che il Comune accogliesse le loro proposte. Persone che hanno assistito alla scena delle ruspe che schiacciavano le tende e i pagliericci con grande dignità. Ma anche con la forza di chi non si arrende a battersi per i propri diritti (in calce il video della conferenza stampa e la sequenza di foto dello sgombero)

Oggi si celebra in tutta Italia la La Giornata della memoria e dell’accoglienza per ricordare il 3 ottobre di 5 anni fa, quando 368 persone, in gran parte eritrei, morirono in mare in un naufragio avvenuto davanti alle coste di Lampedusa. A Roma la giornata però è stata celebrata con l’arrivo delle ruspe che hanno distrutto l’accampamento di fortuna in Via Scorticabove, a San Basilio, dove dallo scorso 5 luglio, 120 rifugiati politici sudanesi, regolarmente in Italia, si erano installati dopo essere stati cacciati dalla palazzina dove risiedevano da anni. La Cooperativa che gestiva la struttura per conto del Comune, infatti, era incappata nelle indagini di Mafia Capitale e aveva abbandonato i rifugiati a se stessi, che però si erano organizzati continuando a gestire la comunità e a pagare le bollette.

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