Marco Revelli: la crisi irreale nel Paese che affonda

Murale al Trullo (foto AMBM)

Nessuno ha il coraggio di alzare lo sguardo su un Paese che affonda, con un immenso ceto medio (non ci sono più in Italia veri Grandi Borghesi così come sono scomparsi dalla vista gli Operai) in decomposizione, spaventato dal declino e reso isterico dalla paura del futuro e con un sottoproletariato straripante man mano che la «grande trasformazione» fa il suo giro. Una società senza più classi e con mille ceti, in gran parte improduttivi, in larga misura ignoranti, gelosi dei residui privilegi e rancorosi per quelli perduti.

La crisi irreale nel Paese che affonda (da Il manifesto 21 luglio 2019)

Un governo morto che non muore. Un’opposizione che si vorrebbe viva e rigenerata, che non riesce a opporsi a nulla.

Un popolo che non è popolo ma coacervo di individui rancorosi e competitivi, che tuttavia ha prodotto uno dei peggiori populismi in circolazione oggi.

E al fondo, paradosso baricentrico che spiega tutti gli altri, un Paese fallito che non fallisce.

È probabilmente il non detto di questa verità prima, mai dichiarata e però terribilmente incombente, ciò che rende così irreale la crisi italiana, come fluttuante nell’aria in un eterno tempo sospeso. Il fattore che le fa sfidare, ogni giorno, le leggi della fisica politica.

Prendiamo il caso di Matteo Salvini, della sua Nuova lega national size, e dello scandalo russo: una qualche emorragia dovrebbe pur provocarla in un organismo normale, invece no, i sondaggi la danno in crescita. Come il rospo con la sigaretta il suo corpo informe continua a dilatarsi, fino si sa a scoppiare alla fine, ma solo alla fine. Per intanto il consenso cresce alimentato dalla somministrazione a un elettorato in debito di pane di dosi massicce di circenses cruenti, esibizione di ferocia verso gli ultimi (si pensi a Primavalle) e linguaggio da postribolo verso chi pratica il bene (si pensi agli oltraggi contro Carola Rackete).

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Sonia Piloto di Castri, una poesia

È stato tutto inutile
Abbandonare l’albero
Imparare a camminare
Adattare il pollice alla presa
Cambiare alimentazione
Fabbricare strumenti
Impadronirmi del fuoco
Creare la parola
Pensare
Comunicare Fingere Uccidere
Conquistare il territorio
Superare le grandi acque
Leggere il corso delle stelle
Imprigionare il vento
Costruire navi
Riprodurre le forme
Dipingere le caverne
Modellare le statue
Incidere la roccia
Desiderare conoscere
Curare le malattie
Inventare la Moneta, il Potere, Dio
Provocare guerre
Elaborare la scrittura
Erigere monumenti
Lottare per un’idea
Sopperire al bisogno
Sognare, amare, odiare
Assaporare la vendetta
Subire il peccato
Migliorare l’esistenza
Studiare le leggi dell’universo
Progettare ausili sempre più sofisticati
Andare sulla Luna
Cercare l’acqua su Marte
Identificare Icarus, la stella lontana 9 miliardi di anni luce
ma
È stato tutto inutile
se
ora mi trovo qui
nell’aridità del deserto
privo di cielo
con i polmoni colmi di polvere
le vene disseccate
le mani rattrappite
la bocca piena di terra
Gli occhi senza lacrime
a respirare
la mia Morte

Sonia Piloto di Castri

Che cosa è insopportabile

Foto del Museo Polin Varsavia

Al museo della storia degli ebrei polacchi di Varsavia c’è questa foto scattata durante la distruzione del ghetto, in cui sulla sinistra si vedono un ragazzo e una ragazza sdraiati, che aspettano il destino che incombe su di loro abbracciati. E’un’immagine insopportabile, forse più di tante altre assai più impressionanti. Perché pensi che vorresti avere il potere di andare indietro nel tempo e impedire quello che gli sarebbe successo. Salvarli, e salvare il loro amore. E salvare il mondo da quella terribile ingiustizia.
Penso ai tanti disperati che oggi si abbracciano sotto i bombardamenti, nei lagher libici, mentre affondano nel mare. Mentre vagano nel mare sul ponte di una nave aspettando che qualcuno dia loro rifugio, che dica loro tranquilli, siete salvi, vi proteggiamo noi.
Ma oggi lo possiamo fare.
E invece scivoliamo ogni giorno di più nell’assuefazione a parole e decisioni che fino a poco tempo fa ci sarebbero sembrate intollerabili.
Un giorno qualcuno costruirà museo in cui i visitatori guarderanno le foto restituite dal mare di uomini donne e bambini che sono morti scappando dall’inferno. E si chiederanno quali esseri umani fossero quelli che non hanno avuto pietà di loro. Che non hanno trovato il tempo di fermarsi, di dire io non ci sto ai loro governanti. Di dire abbiamo sbagliato ai loro elettori. Di sporgersi oltre quel mucchietto di seccature quotidiane e allargare le braccia.
Oggi 27 giugno, alle 18 appuntamento pubblico a Piazzale dell’Esquilino per sostenere la Sea Watch

Anna Maria Bianchi Missaglia

Roma, 27 giugno 2019

Grosso guaio a PDTown (a proposito dell’ “atto ostile” al Terzo Municipio)

Giovanni caudo testata Fb 6 2019Nel corso del Consiglio del III Municipio di giovedì 20 giugno la maggioranza del Partito Democratico (più un consigliere di LEU) ha proposto un emendamento a una Delibera e l’ha votato (1) insieme a M5S, Lega, FDI, nonostante il parere negativo del Presidente Giovanni Caudo (2).

Riparto da qui, dopo il post nel merito della questione ( > vai a PD e M5S del terzo Municipio contro il Presidente Caudo ma anche contro la partecipazione dei cittadini) per fare alcune considerazioni personali su una mossa che il Presidente Caudo ha definito “un atto ostile”, postando un amaro commento su Facebook: “A qualcuno del PD in consiglio municipale piace la Lega di noi con Salvini, pur di andare contro il Presidente”… (3)

Anch’io condivido l’interpretazione – ma è un’opinione – che la mossa dei consiglieri PD non fosse tanto motivata dall’oggetto dell’emendamento in sè, quanto da un atteggiamento ostile – braccio di ferro? – nei confronti del suo Presidente e della sua Giunta.

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Crollo pentastellato, 6 motivi e una proposta

Alle elezioni europee il  Movimento 5 Stelle passa dal 31 % delle elezioni per il parlamento italiano del 4 marzo 2018 al 17 %. Ancora  meno delle europee del 2014, quando aveva raggiunto un già striminzito 21 %. Una parabola discendente  ampiamente annunciata da molti voti locali, ma già ben evidente fin dagli esordi dello sciagurato patto di Governo con Salvini, che  ha  visto il  progressivo spolpamento  da parte di un politico senza scrupoli dell’alleato pentastellato. Un alleato dalle troppe anime da raccontare e accontentare,  e dalla  traballante  dialettica interna, assai poco democratica. Ma la sconfitta può essere un’occasione per ritrovare la strada giusta.

Io  non faccio parte della schiera di quelli che brindano per la sconfitta pentastellata.  Non solo perchè la loro debolezza permetterà a un Governo a trazione Salvini  di accelerare  la  serie di leggi a catena che devasteranno ulteriormente l’ambiente e il patrimonio collettivo, la democrazia,  ogni speranza di solidarietà sociale, lo stesso concetto di legalità. Ma soprattutto perchè non posso rallegrarmi del fallimento di un movimento che, pur con le sue contraddizioni e i suoi lati oscuri, era anche e soprattutto un tentativo di tanti cittadini di cambiare una classe politica che si era dimostrata assai lontana dall’interesse collettivo.

Questi i motivi che a  mio avviso hanno portato, in un anno, al dimezzamento del consenso del MoVimento:

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Quelli che…il voto utile

Io non voterò per paura, nè per calcolo.

Come molte persone di sinistra che da tempo non si riconoscono in uno specifico partito e che anzi hanno un consistente cahier de doléances, seppure in misura diversa, verso un po’ tutti i partiti di area (area in cui metto pure un pezzo di M5S), trovo assai difficile decidere a chi dare il mio voto alle prossime elezioni europee.
Ma tra i motivi che sto valutando, ho escluso il cosiddetto “voto utile”, quello che viene agitato dal Partito Democratico per convincere gli elettori più recalcitranti a non scegliere candidati di partiti più piccoli, che rischierebbero di non raggiungere il quorum del 4%, “finendo con il regalare il proprio voto a Salvini e Di Maio”.
Una tiritera che, con protagonisti diversi, va avanti da anni, puntuale, a ogni elezione e che ha contribuito non poco – ma si sono impegnati anche da soli – a desertificare l’area a sinistra del PD.
Io credo che sia un diritto di ogni elettore scegliere, non sulla base della paura del peggio, ma sulla base delle sue idee per il meglio. Anche perchè se ci troviamo un governo a trazione salviniana è anche grazie a una lunga sequenza di “voti utili” che hanno finito con l’allontanare il centrosinistra dalla sua vocazione di sinistra e molte persone dalla politica e dalla speranza in un cambiamento.
E continuando con il bastone e il bastone (le carote scarseggiano), senza svolte clamorose e coraggiose rispetto al passato – idee, programmi e soprattutto persone – i delusi di un anno fa resteranno tali, al massimo diserteranno ulteriormente le urne.
E soprattutto il “voto utile” non dovrebbe essere a corrente alternata : “utile” quello dei cittadini per rafforzare maggioranze di centro sinistra contro la Lega di Salvini e i suoi annessi di estrema destra, ma non quello degli eletti e dei partiti, quando si tratta di costruire maggioranze alternative alleandosi con movimenti potenzialmente più affini, come il Movimento 5 Stelle, per non fare tornare al Governo la Lega e i suoi alleati di centro destra. E credo che un partito che ha rifiutato e continua a escludere aprioristicamente un’ “alleanza utile” per fermare il rischio della peggiore destra che abbiamo conosciuto da un bel pezzo, non possa pretendere “voti utili”, a scatola chiusa, dagli elettori.
Poi magari, dopo aver a lungo rimuginato, darò ugualmente il voto a qualche candidato PD che trovo convincente. Ma, non voterò per paura, nè per calcolo.
Se siamo ridotti così è perchè di calcoli ne sono stati fatti fin troppi. Tutti sbagliati.
Anna Maria Bianchi Missaglia

Pée rosservaizoni e precisazioni: annaemmebi@gmail.com

Montanari e Pallante: a difesa della Carta restano gli studenti

Foto ambm

Da Il Fatto quotidiano 18 maggio 2019 : Perché gli studenti di Palermo hanno

ragione anche nel merito: il Decreto Salvini è una legge razziale

di Tomaso Montanari e  Francesco Pallante

Il caso della professoressa Rosa Maria Dell’Aria, colpita da sanzione disciplinare perché avrebbe omesso di vigilare sul contenuto di un lavoro dei suoi studenti è di inaudita gravità: perché chiama in causa fondamentali principi costituzionali, quali la libertà di insegnamento (art. 33), il diritto all’istruzione (art. 34), la libertà di manifestazione del pensiero (art. 21). Si tratta di diritti che Norberto Bobbio considera presupposti necessari a rendere realmente tale una democrazia. Vengono, inoltre, in evidenza le disposizioni costituzionali per le quali i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica (art. 54) e i pubblici impiegati quello di porsi all’esclusivo servizio della Nazione (art. 98). «Repubblica» e «Nazione»: non «governo» né, tantomeno, singoli «ministri».

E quei ragazzi che, in una scuola della Repubblica, imparano a usare gli strumenti della filologia e della storia, e li usano per dimostrare le matrici fasciste di leggi, politiche, atteggiamenti attuali, avverano ciò che, in assemblea Costituente, prospettava Concetto Marchesi: è «nella scuola il presidio della Nazione».

Una Repubblica – è necessario ribadirlo? – che la Carta fondamentale connota in senso antifascista (XII disp. trans. fin.) e costruisce sull’uguaglianza e la non discriminazione di tutti gli esseri umani (art. 2 e art. 3). E una Nazione definita non certo in base alla purezza del sangue della stirpe che la popola, bensì al paesaggio e al patrimonio storico e artistico forgiato dalle innumerevoli popolazioni che nei secoli hanno calcato, modellandola, la Penisola (art. 9): una Nazione, in altre parole, intesa come costruzione artificiale, aperta, in perenne trasformazione.

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Gli estranei, la barriera e la luce (nel palazzo occupato)

facebook figuridi Anna Maria Bianchi Missaglia

Il dibattito scaturito dalla vicenda del cardinale eletticista, e i molti commenti su Facebook postati sotto un mio intervento “a caldo” (1), meritano un’ulteriore riflessione. Intanto perchè molti, come spesso accade su FB, anziché commentare il contenuto del post si esprimono sulla vicenda tirata in ballo dal titolo, rivelando quali siano i valori e/o le priorità di ciascuno nella valutazione di un fatto accaduto. Il caso del cardinale che ha ridato la luce al palazzo occupato, autodenunciandosi, tirava in ballo almeno tre ordini di questioni:

1) LE REGOLE le occupazioni degli edifici da parte di persone in emergenza abitativa (2), le varie attività social culturali economiche che vi si svolgono, gli esponenti delle associazioni che organizzano le occupazioni e gestiscono le palazzine occupate (3)

2) I SOLDI le bollette arretrate non pagate, e chi dovrà pagarle, con la possibilità che debba essere un soggetto pubblico – quindi i contribuenti – a farsene carico (4)
3) L’ASPETTO ETICO, o semplicemente umano: è accettabile che dei bambini, degli anziani, dei malati, delle persone, vengano lasciati al buio per 6 giorni (e di più, se non fosse intervenuto il cardinale) ?
Quest’ultimo era il tema della mia riflessione. Ho scritto che secondo me è inaccettabile, indipendentemente dai motivi legali ed economici, perchè le persone, a maggior ragione indifese, vengono prima di tutto. E va detto che, almeno sul mio post su Fb, le reazioni positive hanno ampiamente superato i commenti negativi, anche se l’algoritmo del social si sa che spalma i post soprattutto sulle bacheche dei simili.

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Perchè il gesto del Cardinale elettricista è rivoluzionario

Foto Action

Foto Action

Il gesto del Cardinale elettricista è molto più di un gesto. E’una rivoluzione, che rende improvvisamente sbiadite le figurine Panini della nostra classe politica.

Una riflessione personale sulle regole della presidente di Carteinregola a proposito dell’intervento del cardinale Krajewski, che ha restituito personalmente la luce elettrica a una palazzina occupata, al buio dal 6 maggio per il mancato pagamento delle bollette da parte dell’ente proprietario dell’immobile.
Sembra una favola quella di un porporato, il cardinale Krajewski, che dopo aver inutilmente sollecitato azienda elettrica e autorità cittadine a ridare la corrente allo Spin Time, un palazzo occupato in via Santa Croce in Gerusalemme dove vivono 450 persone tra cui 98 bambini, si è calato lui stesso in un tombino e, ricorrendo alle sue competenze professionali risalenti a prima di prendere i voti in Polonia, ha armeggiato con la centralina togliendo i sigilli messi dall’ azienda elettrica (1) e ha fatto tornare la luce, prendendosi la responsabilità del suo gesto (2).

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Intitoliamo a Primo Levi il Salone del Libro di Torino

 L’antifascismo non è mai una conquista definitiva. E questi tempi sempre più bui ci chiamano a difendere ancora una volta i nostri valori democratici.
Ma noi combatteremo contrapponendo la nostra Costituzione all’intolleranza e alla prevaricazione, la cultura alla paura, la testimonianza alla manipolazione della nostra memoria collettiva.
E la migliore risposta che possiamo dare è intitolare a Primo Levi il Salone del Libro di Torino, nel ricordo di un uomo che ha speso la sua vita e la sua ispirazione alla memoria della più grande tragedia del ‘900, l’olocausto e la barbarie nazifascista. Perché non accada mai più.
Chiediamo a Associazione Torino, La città del Libro e Fondazione Circolo dei Lettori e a tutte le istituzioni e agli enti che lo promuovono, di dedicare allo scrittore, partigiano, deportato, sopravvissuto al nazifascismo, il Salone del Libro, simbolo della cultura della sua città.
Luigi Irdi e Anna Maria Bianchi Missaglia