La mia campagna elettorale permanente

mano sinistraEcco, è cominciata la solita campagna elettorale dei senza memoria, della realpolitik, del voto utile, del “loro sono peggio”. E soprattutto delle accuse del “fare il gioco degli avversari” o del lavorare  segretamente in favore di qualcuno, a chi invece si impone di ricordare, a chi non vuole più subire ricatti, a chi crede che si debba fare politica per costruire un mondo migliore e non per manovrare l’esistente alla meno peggio. Ecco, io non so per chi voterò, sono fortemente tentata, per la prima volta, di non votare. Ma siccome ricordo che sono morte delle persone per regalarmi oggi la possibilità di esprimere democraticamente la mia scelta, alla fine voterò, ma scegliendo le persone che conosco bene e che stimo, senza guardare con quale simbolo di partito o di movimento si presentano. Persone che giudicherò in base a quello che hanno fatto, e non per quello che hanno detto o che adesso promettono. Mi fanno ridere quelli che ancora si aggrappano ai “punti programmatici condivisi”, quando da decenni a tutte le campagne elettorali ci tocca sorbire gli stessi slogan, gli stessi programmi copia incolla, buoni per sempre perchè non vengono mai realizzati (o in piccolissima parte). Tanto, dopo, ci sono sempre le solite giustificazioni: mancano i soldi, non abbiamo i numeri, le inondazioni, le cavallette, e via discorrendo. Mentre ci sono sempre le condizioni ottimali per fare quello che non era scritto in nessun programma ma che porta vantaggi alle tante lobbies, dalle più potenti alle più sfigate.

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Tomaso Montanari: i due mondi della politica

(da Huffinghton Post 12 gennaio 2018) Le alleanze a Sinistra e la vera posta in gioco

Si può fare politica per cambiare il mondo. O si può fare politica per gestire lo stato delle cose.

Nel primo caso si parte da un tentativo di leggerlo, il mondo. Di capirlo. E di capire cosa fare, e cosa non fare, per cambiarlo. Nel secondo caso si parte dalla geometria delle alleanze, dalla scelta di un leader mediaticamente efficace, da una strategia sì, ma di marketing. Nel primo caso si ha in mente una strada, e la si percorre con determinazione e coerenza. Nel secondo caso si vive alla giornata, si risponde agli appelli dei giornali, si tratta su tutto.

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Diario: Banca Etruria, il vaso di Pandora di Boschi e Renzi e il colpo di grazia al PD

 8 punti e un inquietante interrogativo.

A riascoltare le dichiarazioni della Boschi all’indomani della pubblicazione del libro di Ferruccio De Bortoli, in cui c’era scritto che l’allora ministra aveva chiesto “a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria” (1), alla luce di quanto rivelato in commissione da Federicon Ghizzoni, ex ad di Unicredit (2) e della lunga sequenza di “interessamenti” della Boschi spuntata in Commissione Banche nei racconti di Vegas, Consoli, Padoan e Visco, balza agli occhi che:

Diario: foglioline di fico

Quelle tre foglioline aggiunte al simbolo della nuova formazione della sinistra  che ha incoronato leader l’attuale Presidente del Senato Pietro Grasso, potrebbero dimostrare una certa dose di creatività nel rimediare agli errori (un nome che vira evidentemente al maschile, come maschi sono il leader unitario e i singoli leader dei sotto partiti) ma anche una notevole dimestichezza con il consumato marketing. L’aggiunta di un contentino grafico per dissimulare che la nuova formazione, almeno del punto di vista dei generi, è decisamente poco nuova (che poi la “E” simil Emergency potrebbe essere “liberi/E, ma anche liberi E uguali, che è poi il nome del movimento, ripreso dall’art.1 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo – che negli articoli parla di “esseri umani” e di “individui”)

Per una politica dei cittadini

intervento di Anna Maria Bianchi all’Assemblea annuale della rete di carteinregola, 30 novembre 2017

ROMA, UNA CITTA’ IN DECOMPOSIZIONE  E UNA NUOVA POLITICA DEI CITTADINI

di Anna Maria Bianchi

Roma è, a oggi, una città in decomposizione. Letteralmente.

Roma è terra di mafie. A Ostia, che è un consistente pezzo della Capitale,  alla luce del sole. Nel resto della città nei tanti  gangli vitali,  occupati  anche con attività apparentemente lecite. E’ tutto  nel rapporto Mafie nel Lazio, l’ha raccontato qualche settiamana fa il Procuratore Giuseppe Pignatone.

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Il Brancaccio si ferma. Per ripartire.

Il problema é che il Paese sta affondando tra squilli di trombe di di destra, a destra come altrove, e la sinistra è scomparsa. Scomparsa dalla realtà, dai territori, dall’incontro con la gente vera, a parte quelle sparute occasioni di dibattiti sempre tra gli stessi, sempre un po’ meno e sempre più canuti. E se ancora si riesce a vedere qualcosa, a sinistra, è solo per la proiezione virtuale del suo sparuto drappello di litigiosi rappresentanti, visibili sui media solo in quanto litigiosi, e come tali utilizzabili per sbeffeggiare la sinistra. Quello che hanno messo in moto Falcone e Montanari era un ultimo, nobile – e a questo punto ingenuo – tentativo di uscire da un angusto luogo di meste contrattazioni e aprire a logiche e ragionamenti diversi. I fatti dimostrano che l’utopia, prima di cambiare il Paese, è cambiare la cosiddetta sinistra.(AMBM)

dal sito di Alleanza popolare per l’uguaglianza e la giustizia

Il Brancaccio si ferma. Per ripartire.

L’assemblea generale del percorso del Brancaccio convocata a Roma per sabato prossimo, 18 novembre, è annullata. Mi scuso personalmente con tutti coloro che, non di rado con sacrificio, hanno già acquistato il biglietto del treno o dell’aereo.

E mi scuso con tutti i cittadini che sarebbero venuti a discutere la redazione finale del progetto di Paese che è uscito dalle Cento Piazze per il Programma.

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Diario: Stop frame, Ostia, 8 novembre 2017

freeze giornalista nemo spada Schermata 2017-11-08 alle 19.59.01

Questo è il video con l’aggressione di Roberto Spada, esponente del clan Spada, all’inviato di Nemo (Rai 2) Daniele Piervincenzi durante un’intervista.

Pochi secondi che dicono molto di più di qualsiasi discorso, analisi, polemica sulla situazione di Ostia. E non solo di Ostia. Perchè si tratta del X Municipio, che fa parte del Comune di Roma, della Capitale d’Italia. Un territorio dove la gente è così rassegnata che, dopo l’arresto (e la condanna in primo grado) del suo Presidente PD coinvolto nel “Mondo di mezzo”, e un lungo periodo di commissariamento, ha deciso, per una schiacciante maggioranza (due terzi), di non andare più a votare.

Va guardato questo video, quella testata in faccia al giornalista, che anche se lo sai ti prende alla sprovvista, ma con quella consapevolezza sgradevole che non stai assistendo a una fiction. Ci facesse un po’ di effetto, a noi che continuiamo il nostro tran tran lamentandoci delle buche e dell’immondizia, che ci scandalizziamo e pontifichiamo, ma in cuor nostro pensiamo che, alla fine, ce la caveremo sempre. Perchè si sopravvive sempre, a Roma, sfruttando i tanti interstizi lasciati da regole e legalità allentate, tolleranze e scorciatoie che fanno da camera di compensazione a una quotidianità intollerabile ma comunque sopportabile. Almeno per chi lavora – ha un lavoro – e vive in case – ha case – mediamente ospitali, in quartieri mediamente centrali e mediamente benestanti, con paure esagerate di cose in cui è difficile imbattersi.

Non è così per sempre più persone, che vivono esistenze in salita di cui è la paura a tracciare i perimetri. Donne e uomini che ogni giorno si avventurano nella vita cercando di stare alla larga dai prepotenti, perchè nessuno garantisce giustizia. E non c’è nessuna telecamera a registrare i soprusi e a restituire la dignità alle vittime.

Dimenticheremo anche questo episodio, come abbiamo già archiviato Mafia capitale nello sterile battibecco è-mafia-non-è-mafia. Lo metteremo nello scaffale dei mali senza rimedio o di quelli a cui non possiamo dare rimedio e di cui quindi ci disinteressiamo. Mentre sta già scivolando dalla memoria la faccia dell’aggressore prima di sferrare la testata.

Diario: C’e’ qualcosa di peggiore della sconfitta, la sconfitta disonorevole

(a proposito delle elezioni siciliane) Bisogna sempre metterla in conto, la sconfitta, e accettarla come polo negativo ineludibile con cui dobbiamo confrontarci quando ci battiamo per il cambiamento. La possibilità della sconfitta è quello che ci spinge a impegnarci al massimo, a riflettere, a migliorare.
E quando si combatte per qualcosa in cui si crede profondamente, non si può avere paura della sconfitta. Se tante donne e tanti uomini si fossero battuti solo per cause vincenti, oggi non avremmo i diritti che ci hanno regalato. Non si sono fatti intimidire le donne e uomini che hanno rischiato la vita quando non c’era certezza di sconfiggere il fascismo. Non si sono tirati indietro le donne e gli uomini che si sono battuti e si battono contro le mafie.
Oggi un partito con una storia gloriosa ha mostrato all’Italia e al mondo di avere una paura della sconfitta tale da rinunciare a lottare in una terra di mafie e ingiustizia. E il suo leader ha dimostrato che le maldestre ragioni del marketing politico sono più importanti del dovere della dignità di un capo di partito. Come il capitano di una nave che affonda che pensa solo a procurarsi una scialuppa.
Ma la sconfitta di chi perde battendosi coraggiosamente, ha in sè i semi di una rinascita contagiosa.
La sconfitta di chi evita la battaglia, o cerca di salvare il salvabile venendo a patti con chi calpesta ogni giorno i suoi valori, è una sconfitta per sempre.
Perchè perde la propria identità e il proprio onore.
(Post scriptum: neanche il candidato premier M5S  sembra un cuor di leone, se ha trovato la prima – ridicola-  scusa per non affrontare l’annunciato confronto televisivo con il leader PD)

Elezioni Ostia: siamo alla frutta, compagni e portavoce (e cittadini attivi). Che vogliamo fare?

ELEZIONI OSTIA: SIAMO ALLA FRUTTA, COMPAGNI E PORTAVOCE (E CITTADINI ATTIVI). CHE VOGLIAMO FARE? Un incredibile comunicato del consigliere capitolino PD Pelonzi, rivendica il risultato di “PD secondo partito” al Municipio X. Ci vuole un po’ a capire a cosa si riferisce, visto che il ballottaggio si terrà tra la candidata M5S e la candidata del centrodestra. Ma con un po’ di sforzo ci si arriva: siccome il centro destra è una coalizione, ciascun partito che ne fa parte ha preso meno del PD, e quindi il Partito Democratico, inteso come partito, è arrivato secondo. Aspettiamo il prossimo comunicato in cui magari, valutata la stautura media dei candidati del suo partito, potrà consolarsi con un “il partito più alto” (si potrebbe forse tentare anche con”il partito di maggior peso”). Ma hanno poco da festeggiare pure in casa Cinquestelle: al primo turno delle elezioni comunali del 2016 nella circoscrizione dove si è rivotato ieri, avevano preso il 46%, adesso 30,21, una performance M5S assai inferiore nonostante la raffica di iniziative istituzionali che è piovuta sul territorio nelle scorse settimane (riparazione strade, inaugurazione asili, ricognizioni nei mercati rionali ecc). E l’esito del ballottaggio è tutt’altro che scontato. Ma c’è poco da stare allegri pure per noi cittadini attivi: un simile astensionismo significa il crollo delle speranze, che sono il sale dell’impegno civico. Il non voto è sempre un voto per i tanti manovratori che vogliono comandare indisturbati. E la deriva autoritaria e intollerante della crescita di Casa Pound ci dice molto bene dove si sta incanalando tutto il malessere che, accumulato da anni, negli ultimi tempi ha raggiunto il livello di guardia. Non c’è più molto tempo per correre ai ripari. L’unica speranza è che quelle donne e quegli uomini di buona volontà di schieramenti diversi, trovino un modo per andare al di là delle contrapposizioni, e costruiscano un fronte di liberazione, locale e nazionale. Donne e uomini che sanno fare autocritica e rovesciare le meschine scacchiere su cui da troppo tempo è impegnato il proprio partito, donne e uomini che hanno valori di solidarietà e giustizia, che contano ben di più dei tanti vaffanculo del loro MoVimento. E potrebbero contare sull’aiuto di tante cittadine e cittadini che, nella loro autonomia, si battono per una città migliore. E’ un’utopia, lo so. Ma mi sembra l’unica via di uscita da questo inferno alle porte.

> Vai a Elezioni Ostia, quello che resta
Al ballottaggio si sfideranno due donne, la candidata M5S Giuliana Di Pillo e la candidata del centrodestra Monica Picca. Pubblichiamo  le informazioni sulle due aspiranti Presidenti del Municipio e i risultati elettorali. Ma due sono i dati che balzano agli occhi: l’astensionismo record (ha votato un avente diritto su tre) e il risultato dell’estrema destra, con Casa Pound a più del 9%. Dati molto significativi anche della direzione in cui sta andando la Capitale: nel quadro dipinto dal Procuratore Pignatone (pochi giorni fa in una lettera al Messaggero)  di un territorio dove lo scioglimento del Municipio è stato portato anche dalla “presenza mafiosa e i suoi legami con imprenditoria e pubblica amministrazione” si legge  un profondo smarrimento. E la definitiva sconfitta di quel centro sinistra che ha fatto hara kiri mandando a casa il suo sindaco e che non ha saputo ricucire il  dialogo con i territori. E molto altro ancora su cui bisogna urgentemente riflettere (LEGGI TUTTO) 

Spazio pubblico: le stazioni si stanno trasformando in fortezze contro i poveri

Stazione Termini

Stazione Termini (foto ambm)

Da Eddyburg un articolo di di Wolf Bukowski su Internazionale online del 30 ottobre 2017. Una lucida analisi della trasformazione di uno spazio pubblico dei cittadini a uno spazio privatizzato per i consumatori. Fenomeno che nelle stazioni di Roma si può toccare con mano: a Termini sono letteralmente esplosi gli spazi commerciali, con la creazione di una nuova galleria destinata alla ristorazione e un sottostante centro commerciale, ricavato da uno spostamento del fronte terminale dei binari (ed è inc ostruzione una “piastra a cavallo dei binari con 800 posti auto). Nella fantasmogorica Stazione Tiburtina, dove abbondano caffè e fast food, non si trova una seduta “gratis”. A chi non vuole pagare la consumazione non resta che sedersi sui gradini delle avveniristiche scalinate di negozi mai aperti

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