Vota per me

un gruppo di artisti  hanno fatto blitz notturni  attaccando manifesti  in molte strade d’Italia negli spazi destinati ai manifesti che i partiti non occupano più, visto che i social hanno sostituito la propaganda fatta di faccioni sulle strade, con  grandi fotografie. Ragazzi con la pelle nera o con gli occhi a mandorla, donne col il velo sul capo o giovani papà che hanno rischiato la vita per fuggire dalla guerra. Sopra c’è scritto “Vota per me”.

Le  storie raccolte da Gianluca Vassallo (ideatore di questo nuovo progetto di “guerrilla art”) sono identiche a quelle di chi si ritrova ad avere paura a Macerata, di chi è costretto a vivere nelle panchine della stazione centrale di Milano, di chi annega sognando Lampedusa e di chi muore di fame e di freddo vicino al dormitorio di Torino. «Attraverso le facce e le storie dei migranti cerchiamo di riportare al centro del dibattito pubblico la verità delle vite e la dignità degli individui – sottolinea il fotografo – Gli spazi elettorali disertati dai politici diventano metafore, metafore del lavoro nei campi, del lavoro operaio, delle minuterie vendute agli angoli delle città, dell’assistenza agli anziani, della memoria dell’oppressione individuale e collettiva, metafora della fame di futuro».(da La stampa)

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Carne da elezione

 In un paese che sta sprofondando nella povertà (ahimè non solo percepita), dove la corruzione è un sistema diffuso e consolidato, dove le disuguaglianze provocano guerre tra i poveri e non contro le disuguaglianze, dove si chiudono gli occhi di fronte alla disperazione degli altri popoli e si trova normale usare l’esercito perché crepino di fame o per le guerre a casa loro, a venti giorni dalle elezioni il dibattito politico è sempre più surreale. Sarebbe interessante fare un’analisi semiologica degli slogan dei discorsi e dei tormentoni della campagna elettorale. Di cosa si parla e di come se ne parla e soprattutto di cosa non si parla. E anche della miseria dei giornali e telegiornali che anziché cercare di far tornare il discorso sui binari delle priorità è delle emergenze, o dei drammi quotidiani di tante persone, enfatizzano e rilanciano solo notizie ( se non pettegolezzi) a beneficio di questo o di quello. E soprattutto – praticamente tutti – per attaccare il M5S. Continua a leggere

Dopo Macerata: l’invasione degli ultracorpi

Ieri 6 febbraio a Ponte Milvio, nel cuore storico di Roma Nord, si è consumato l’ennesimo macabro episodio di orgoglio razzista e fascista, con l’esibizione, da parte di alcuni soggetti mascherati, di uno striscione che inneggiava a Luca Traini, il ventottenne di Macerata che sabato scorso ha sparato contro sei persone di colore.

Traini ha giustificato il suo gesto con l’intenzione di “vendicare” Pamela Mastropietro, la ragazza morta trovata dentro due valigie, dopo l’arresto di un pusher nigeriano*. E il folle gesto del giovane che ha ferito cinque uomini e una donna, colpevoli solo di avere la pelle scura e di venire da altri parti del mondo, è stato così commentato dal leader della Lega Matteo Salvini: “La responsabilità morale di ogni episodio di violenza che accade in Italia è di quelli che l’hanno riempita di clandestini“. Una lettura raccapricciante, se si pensa che Traini ha un passato/presente nel partito di Salvini, e che a casa gli hanno trovato ‘Mein Kampf’ di Hitler e vari simboli e pubblicazioni dell’armamentario fascista.

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La mia campagna elettorale permanente

mano sinistraEcco, è cominciata la solita campagna elettorale dei senza memoria, della realpolitik, del voto utile, del “loro sono peggio”. E soprattutto delle accuse del “fare il gioco degli avversari” o del lavorare  segretamente in favore di qualcuno, a chi invece si impone di ricordare, a chi non vuole più subire ricatti, a chi crede che si debba fare politica per costruire un mondo migliore e non per manovrare l’esistente alla meno peggio. Ecco, io non so per chi voterò, sono fortemente tentata, per la prima volta, di non votare. Ma siccome ricordo che sono morte delle persone per regalarmi oggi la possibilità di esprimere democraticamente la mia scelta, alla fine voterò, ma scegliendo le persone che conosco bene e che stimo, senza guardare con quale simbolo di partito o di movimento si presentano. Persone che giudicherò in base a quello che hanno fatto, e non per quello che hanno detto o che adesso promettono. Mi fanno ridere quelli che ancora si aggrappano ai “punti programmatici condivisi”, quando da decenni a tutte le campagne elettorali ci tocca sorbire gli stessi slogan, gli stessi programmi copia incolla, buoni per sempre perchè non vengono mai realizzati (o in piccolissima parte). Tanto, dopo, ci sono sempre le solite giustificazioni: mancano i soldi, non abbiamo i numeri, le inondazioni, le cavallette, e via discorrendo. Mentre ci sono sempre le condizioni ottimali per fare quello che non era scritto in nessun programma ma che porta vantaggi alle tante lobbies, dalle più potenti alle più sfigate.

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Tomaso Montanari: i due mondi della politica

(da Huffinghton Post 12 gennaio 2018) Le alleanze a Sinistra e la vera posta in gioco

Si può fare politica per cambiare il mondo. O si può fare politica per gestire lo stato delle cose.

Nel primo caso si parte da un tentativo di leggerlo, il mondo. Di capirlo. E di capire cosa fare, e cosa non fare, per cambiarlo. Nel secondo caso si parte dalla geometria delle alleanze, dalla scelta di un leader mediaticamente efficace, da una strategia sì, ma di marketing. Nel primo caso si ha in mente una strada, e la si percorre con determinazione e coerenza. Nel secondo caso si vive alla giornata, si risponde agli appelli dei giornali, si tratta su tutto.

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Diario: Banca Etruria, il vaso di Pandora di Boschi e Renzi e il colpo di grazia al PD

 8 punti e un inquietante interrogativo.

A riascoltare le dichiarazioni della Boschi all’indomani della pubblicazione del libro di Ferruccio De Bortoli, in cui c’era scritto che l’allora ministra aveva chiesto “a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria” (1), alla luce di quanto rivelato in commissione da Federicon Ghizzoni, ex ad di Unicredit (2) e della lunga sequenza di “interessamenti” della Boschi spuntata in Commissione Banche nei racconti di Vegas, Consoli, Padoan e Visco, balza agli occhi che:

Diario: foglioline di fico

Quelle tre foglioline aggiunte al simbolo della nuova formazione della sinistra  che ha incoronato leader l’attuale Presidente del Senato Pietro Grasso, potrebbero dimostrare una certa dose di creatività nel rimediare agli errori (un nome che vira evidentemente al maschile, come maschi sono il leader unitario e i singoli leader dei sotto partiti) ma anche una notevole dimestichezza con il consumato marketing. L’aggiunta di un contentino grafico per dissimulare che la nuova formazione, almeno del punto di vista dei generi, è decisamente poco nuova (che poi la “E” simil Emergency potrebbe essere “liberi/E, ma anche liberi E uguali, che è poi il nome del movimento, ripreso dall’art.1 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo – che negli articoli parla di “esseri umani” e di “individui”)

Per una politica dei cittadini

intervento di Anna Maria Bianchi all’Assemblea annuale della rete di carteinregola, 30 novembre 2017

ROMA, UNA CITTA’ IN DECOMPOSIZIONE  E UNA NUOVA POLITICA DEI CITTADINI

di Anna Maria Bianchi

Roma è, a oggi, una città in decomposizione. Letteralmente.

Roma è terra di mafie. A Ostia, che è un consistente pezzo della Capitale,  alla luce del sole. Nel resto della città nei tanti  gangli vitali,  occupati  anche con attività apparentemente lecite. E’ tutto  nel rapporto Mafie nel Lazio, l’ha raccontato qualche settiamana fa il Procuratore Giuseppe Pignatone.

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Il Brancaccio si ferma. Per ripartire.

Il problema é che il Paese sta affondando tra squilli di trombe di di destra, a destra come altrove, e la sinistra è scomparsa. Scomparsa dalla realtà, dai territori, dall’incontro con la gente vera, a parte quelle sparute occasioni di dibattiti sempre tra gli stessi, sempre un po’ meno e sempre più canuti. E se ancora si riesce a vedere qualcosa, a sinistra, è solo per la proiezione virtuale del suo sparuto drappello di litigiosi rappresentanti, visibili sui media solo in quanto litigiosi, e come tali utilizzabili per sbeffeggiare la sinistra. Quello che hanno messo in moto Falcone e Montanari era un ultimo, nobile – e a questo punto ingenuo – tentativo di uscire da un angusto luogo di meste contrattazioni e aprire a logiche e ragionamenti diversi. I fatti dimostrano che l’utopia, prima di cambiare il Paese, è cambiare la cosiddetta sinistra.(AMBM)

dal sito di Alleanza popolare per l’uguaglianza e la giustizia

Il Brancaccio si ferma. Per ripartire.

L’assemblea generale del percorso del Brancaccio convocata a Roma per sabato prossimo, 18 novembre, è annullata. Mi scuso personalmente con tutti coloro che, non di rado con sacrificio, hanno già acquistato il biglietto del treno o dell’aereo.

E mi scuso con tutti i cittadini che sarebbero venuti a discutere la redazione finale del progetto di Paese che è uscito dalle Cento Piazze per il Programma.

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Diario: Stop frame, Ostia, 8 novembre 2017

freeze giornalista nemo spada Schermata 2017-11-08 alle 19.59.01

Questo è il video con l’aggressione di Roberto Spada, esponente del clan Spada, all’inviato di Nemo (Rai 2) Daniele Piervincenzi durante un’intervista.

Pochi secondi che dicono molto di più di qualsiasi discorso, analisi, polemica sulla situazione di Ostia. E non solo di Ostia. Perchè si tratta del X Municipio, che fa parte del Comune di Roma, della Capitale d’Italia. Un territorio dove la gente è così rassegnata che, dopo l’arresto (e la condanna in primo grado) del suo Presidente PD coinvolto nel “Mondo di mezzo”, e un lungo periodo di commissariamento, ha deciso, per una schiacciante maggioranza (due terzi), di non andare più a votare.

Va guardato questo video, quella testata in faccia al giornalista, che anche se lo sai ti prende alla sprovvista, ma con quella consapevolezza sgradevole che non stai assistendo a una fiction. Ci facesse un po’ di effetto, a noi che continuiamo il nostro tran tran lamentandoci delle buche e dell’immondizia, che ci scandalizziamo e pontifichiamo, ma in cuor nostro pensiamo che, alla fine, ce la caveremo sempre. Perchè si sopravvive sempre, a Roma, sfruttando i tanti interstizi lasciati da regole e legalità allentate, tolleranze e scorciatoie che fanno da camera di compensazione a una quotidianità intollerabile ma comunque sopportabile. Almeno per chi lavora – ha un lavoro – e vive in case – ha case – mediamente ospitali, in quartieri mediamente centrali e mediamente benestanti, con paure esagerate di cose in cui è difficile imbattersi.

Non è così per sempre più persone, che vivono esistenze in salita di cui è la paura a tracciare i perimetri. Donne e uomini che ogni giorno si avventurano nella vita cercando di stare alla larga dai prepotenti, perchè nessuno garantisce giustizia. E non c’è nessuna telecamera a registrare i soprusi e a restituire la dignità alle vittime.

Dimenticheremo anche questo episodio, come abbiamo già archiviato Mafia capitale nello sterile battibecco è-mafia-non-è-mafia. Lo metteremo nello scaffale dei mali senza rimedio o di quelli a cui non possiamo dare rimedio e di cui quindi ci disinteressiamo. Mentre sta già scivolando dalla memoria la faccia dell’aggressore prima di sferrare la testata.