Dignità e uguaglianza. Per ricordare Stefano Rodotà

Stefano Rodotà a Palazzo Geremia a Trento per il Festival dell’Economia 2007 Foto da Wikiquote

Voglio ricordare Stefano Rodotà, che non rimpiangerò mai abbastanza come mancato Presidente della Repubblica Italiana. Nel mio “sliding doors” personale, so che con lui le cose sarebbero andate molto diversamente.

Ho scelto, tra i tanti che condivido, il ricordo di Alessandro Coppola.

«Basta con questa storia che non c’è più distinzione tra destra e sinistra! La distinzione c’è eccome, per me al centro della politica ci sono la dignità, l’uguaglianza, i diritti, la ridistribuzione delle risorse. Non è sinistra, questa?»

Stefano Rodotà

Cose che ho imparato da Stefano Rodotà (Alessandro Coppola):
– che i diritti definiscono l’orizzonte del dicibile e del possibile, più spostiamo in avanti la frontiera dei diritti e più siamo in grado di perseguire i nostri progetti di vita articolando collettivamente l’immagine di una società diversa da quella che conosciamo;
– che la forza rivoluzionaria della politica dei diritti é che non finiscono mai: i diritti si articolano e riarticolano con le trasformazioni sociali, culturali e tecniche della società e che resistere all’espansione dei diritti equivale a impedire la trasformazione, anzi quello che potremmo definire il “progresso” della società;

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Un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza – L’appello di Anna Falcone e Tomaso Montanari

> Vai al sito con i video degli interventi dell’assemblea del 18 giugno e i contributi al dibattito. In calce una riflessione  di Edoardo Salzano da Eddyburg

L’APPELLO di Anna Falcone e Tomaso Montanari

Siamo di fronte ad una decisione urgente. Che non è decidere quale combinazione di sigle potrà sostenere il prossimo governo fotocopia, ma come far sì che nel prossimo Parlamento sia rappresentata la parte più fragile di questo Paese e quanti, giovani e meno giovani, in seguito alla crisi, sono scivolati nella fascia del bisogno, della precarietà, della mancanza di futuro e di prospettive.

La parte di tutti coloro che da anni non votano perché non credono che la politica possa avere risposte per la loro vita quotidiana: coloro che non sono garantiti perché senza lavoro, o con lavoro precario; coloro che non arrivano alla fine del mese, per stipendi insufficienti o pensioni da fame

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13 anni senza Tom

(di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci)

Il 20 giugno rappresenta una data che nei nostri cuori produce un’ombra: è il giorno della morte di una persona importante, speciale, determinante per la storia dell’Arci. È  il giorno in cui ci ha lasciato Tom Benetollo.

Ognuno di noi, tra coloro che hanno vita più antica da dirigente dell’associazione, associa a questa data ricordi personali,  incontri, parole, riunioni, conversazioni  con questo grande Presidente.

Tom è stata una delle personalità politiche nella storia della sinistra italiana che ha saputo trasmettere stimoli culturali, suggestioni, intuizioni che ancora non sono state colte fino in fondo.

Ma, oggi più che mai, occorre ricordare il segno e il protagonismo politico che alla nostra associazione venne dato dalla dirigenza di Tom. Con determinazione e con coraggio (e un po’ di solitudine) Tom impresse una svolta. L’Arci, associazione nata per occupare il tempo libero e far crescere la consapevolezza dei cittadini, fondata sulla partecipazione e su un rapporto diretto e coinvolgente coi cittadini stessi, avrebbe potuto svolgere la sua ‘missione’ originaria solo se non avesse rinunciato a far conoscere la propria opinione sulle ingiustizie del mondo, contro la guerra e l’ordine sbagliato e violento che in quegli anni si andava affermando. E per dare seguito a quella convinzione si adoperò per costruire reti internazionali, organizzando manifestazioni, diventando, e con lui l’Arci, catalizzatore e promotore di movimenti che riempirono le piazze italiane ed europee.

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1 maggio con le parole di Eddy

Muro di Berlino (foto ambm)

Il lavoro oggi, 1° maggio 2017 di Edoardo Salzano   (da Eddyburg)

Molte volte su questo sito,  abbiamo ricordato  la festa del lavoro con lo sguardo volto al passato. Oggi non ce la sentiamo più.

Nel ricordare il 1° maggio nel 2017 ci sentiamo fortemente spiazzati, e non riusciamo a sentire questa data come una festa che ricorda momenti drammatici ma forieri di lotte, di riscatto e di progresso. Basta guardarci intorno per comprende quanto il mondo è cambiato, e in peggio, proprio sul tema fondativo dell’umanità che è il lavoro.

Per noi, che abbiamo letto e meditato su testi di autori lontani nel tempo (ma vicini alla verità) il lavoro è un valore, una dimensione essenziale dell’uomo, maschio o femmina che sia. È lo strumento che consente all’uomo, collaborante con i sui simili vicini o lontani nel tempo e nello spazio, di conoscere l’universo (quello della materialità come quello dello spirito e dei sentimenti) e a governarlo.

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25 aprile – Massimo Villone: Dovendo scegliere tra Anpi e Pd, non esiteremo

(dal Manifesto 22 aprile 2017)   Orfini lascia i partigiani, si tenga i boy scout

di Massimo Villone 
Il presidente Orfini ci informa che il Pd non sarà al corteo Anpi di Roma perché l’associazione partigiani è «divisiva». Ma chi divide chi, e per cosa? Avremmo apprezzato se il Pd avesse provato a evitare la frattura, ingiustificata, tra comunità ebraica romana e un pezzo della sinistra.a comunità ebraica non può non sapere che a sinistra il legame con il popolo d’Israele è stato ed è forte e radicato, mentre tale non è l’apprezzamento per le politiche dello stato d’Israele. I palestinesi esistono, e i loro diritti – ivi inclusa l’aspirazione a uno stato autonomo – sono largamente riconosciuti, certo non solo dall’Anpi. Etichettare i palestinesi di oggi come i discendenti del Gran Muftì non ha niente a che fare con la politica, quella vera.

Montanari: Papa Francesco e la “scandalosa realtà del mondo” che la sinistra italiana ha perso di vista

scarica la lettera di Papa Francesco

(da Huffington Post)

Solo papa Francesco riesce a bucare la cinica coltre del pensiero unico che domina il discorso pubblico italiano.
Si deve a lui se il popolo che disperatamente vorrebbe una sinistra può ancora ascoltare una lettura del mondo ‘da sinistra’. E leggere un programma per rifarlo, questo mondo.
Come un vento potente, la voce di Francesco spazza via le miserie di una cronaca inchiodata alla farsa delle primarie Pd, a una guerra di potere che umilia il servizio pubblico, a una inchiesta nata intorno ad un regolamento di conti nel giglio magico.
E rimette al centro ciò che al centro deve stare: la “scandalosa realtà di un mondo ancora tanto segnato dal divario tra lo sterminato numero di indigenti, spesso privi dello stretto necessario, e la minuscola porzione di possidenti che detengono la massima parte della ricchezza e pretendono di determinare i destini dell’umanità. Purtroppo, a duemila anni dall’annuncio del Vangelo e dopo otto secoli dalla testimonianza di Francesco, siamo di fronte a un fenomeno di “inequità globale” e di “economia che uccide” (così la lettera che papa Francesco ha inviato al vescovo di Assisi nel giorno di Pasqua).

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Gilioli: Il grande bivio, dopo destra e sinistra

(dal blog piovono rane)

Qui di seguito l’intervento di Alessandro Gilioli all’incontro su destra e sinistra, al Festival del Giornalismo di Perugia.

«Ci sono sempre state e sempre ci saranno persone che hanno combattuto e combatteranno per l’uguaglianza sociale. Come ci sarà sempre l’altra parte. Sono due aspetti che fanno parte dell’animo umano. Poi, con la Rivoluzione francese, si sono coniati i termini di destra e sinistra».

La citazione è di José Mujica, ex presidente dell’Urugay.

Mujica identifica quindi la questione destra-sinistra con il tema dell’uguaglianza, della riduzione delle forbice sociale, della redistribuzione.

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Piano LED: questa non è una battaglia radical chic

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Foto AMBM

(una risposta a Legambiente)

[l’articolo è pubblicato su Cinquequotidiano 7 aprile 2017]

di Anna Maria Bianchi Missaglia

Dopo le proteste di associazioni, comitati, uomini e donne di cultura, semplici cittadini, a causa delle modifiche all’illuminazione pubblica della Capitale, con la sostituzione delle tradizionali campane che diffondono una luce dorata con piastre di plastica e metallo a LED che schizzano luce azzurrina, il 5 aprile scorso il giornalista Francesco Merlo ha dedicato al tema due pagine sul quotidiano La Repubblica, in cui ha erroneamente citato Legambiente tra le associazioni critiche verso il Piano LED. E Legambiente ha diffuso un comunicato in cui correggeva l’errore, dichiarando che, a fronte di tanti altri problemi “da affrontare con urgenza” come “mobilità, rifiuti, urbanistica“, il problema LED “nella lista delle priorità di Roma non c’è“.

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Gilioli: Sinistra, guarda te stessa

…Basterebbe cominciare, ad esempio, a guardare se stessi, anziché all’altro: a guardare cosa si è fatto e cosa si è detto, quando si timonava la nave del Pd, quali decisioni politiche sono state prese, quali alleanze si sono strette o inseguite, quali pezzi di società si sono abbandonati, quali modelli economici si sono implementati, quali rapporti si sono instaurati con la trama in cui si intrecciano tecnocrazia, poteri finanziari, ceto politico…

Dal blog dell’Espresso Piovono rane di Alessandro Gilioli, 23 marzo 2017

Ha ragione Bersani quando dice che una parte dell’ex popolo di sinistra vota Movimento 5 Stelle: e che è inutile, anzi controproducente, l’invettiva continua verso Grillo e Casaleggio; e che questa invettiva – sia quando è fondata sia quando è strumentale – non riporta indietro un voto, perché ben altri sono i motivi di quella transumanza e non c’è cazzata del M5S che ne diminuisca i consensi.

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Uno Stadio dell’altro mondo

coppa bn profiliIl progetto del Nuovo Stadio di Tor di Valle, come già le Olimpiadi Roma2024, in questi giorni monopolizza il dibattito perfino più del gossip sulla Sindaca e delle vicende giudiziarie. Si fronteggiano molti interessi e due passioni: quella per la propria squadra dei romani romanisti e quella di tanti cittadini e comitati che in quei tre grattacieli che irromperebbero nello skyline della Capitale vedono l’ennesima resa della città al potere del cemento. Eppure meriterebbe per un momento cambiare lo sguardo sulla vicenda , come in quei disegni in bianco e nero dove lo sfondo rivela altre figure.

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