E’ ancora peggio. Bisogna tornare

Dal film “I figli degli uomini”

Un film del 2006, I figli degli uomini, racconta un futuro prossimo venturo in cui l’umanità si avvia all’estinzione perchè le donne non rimangono più incinte. Un mondo fosco e dolente, dove le disuguaglianze sono ormai talmente estreme, che le strade attraversate dai protagonisti sono punteggiate di gabbie in cui sono rinchiusi i migranti irregolari.

La fantascienza è diventata realtà. Anzi, è ancora peggio. Nelle gabbie il  presidente degli Stati Uniti ha chiuso dei bambini, togliendoli ai loro genitori.

E in Italia il suo emulo Salvini è riuscito ad arrivare in cima ai posti di comando per  piantare la bandiera dell’intolleranza, della paura, dell’odio, del razzismo. Moltiplicati  ogni giorno su centinaia di telegiornali, social, giornali, fino a diventare normali.

Normale  promettere  un censimento  per individuare gli italiani di origine rom,  in un terrificante remake delle leggi razziali. Normale dire “purtroppo sono italiani e dobbiamo tenerceli”. Normale dire prima gli italiani.

Normale parlare di  pacchia che deve finire, per le migliaia di persone disperate che arrivano nei nostri paesi con i segni degli strupri e delle torture,  che rischiano di morire annegate o di veder morire annegati i propri figli, che fanno lavori pesanti per pochi euro, che  vivono in condizioni disumane.

Bisogna dire basta. Prima che sia troppo tardi.

Non sarà l’ineffabile leadership pentastellata, che ha consegnato il Paese a chi si sta mangiando in un boccone la sua base elettorale, a fare argine al peggio che ancora deve venire. Perchè dobbiamo prepararci: da qui alle imminenti elezioni a cui punta Salvini per raccogliere l’apoteosi del centrodestra, ogni giorno l’asticella del sopportabile sarà ancora abbassata.

Adesso tocca a noi. Donne e uomini che si fanno carico. Perchè essere consapevoli obbliga all’impegno. Adesso.

Dobbiamo tornare a parlare con tutti, anche con quelli che ci sembrano lontani, perchè il confronto è l’unica strada per tornare a capirsi e a battersi in tanti per i diritti e la giustizia.

Tornare a tessere legami tra i tanti che si impegnano, ognuno nella sua bolla. Bisogna potersi contare e confortare a vicenda.

Tornare a camminare nel mondo, in quel pezzo di mondo dove vive la gente, che per tanti è diventato un altrove da leggere o scrivere sui libri. E’ tempo di ascoltare e parlare.

Tornare a resistere e rilanciare. Non come saltuaria testimonianza. Ma sempre, ogni giorno, in ogni pezzo della nostra vita.

Altri prima di noi hanno rischiato e hanno dato molto di più. Adesso tocca a noi.

Organizziamo una grande manifestazione con tutti quelli che credono che la Dichiarazione dei diritti dell’uomo, la Costituzione Italiana, il Vangelo siano il sale della nostra umanità

Anna Maria Bianchi Missaglia

 

 

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Le 5 stelle che si sono spente (anche se ancora brillano nel cielo)

Ci sono stelle che ancora vediamo luccicare perchè sono lontane anni luce dalla Terra, anche se sono diventate buchi neri da un pezzo. Così accade a tanti partiti, che continuano ad affollare talk show e inaugurazioni, ma che sono già stati abbandonati da buona parte del loro elettorato. Così il MoVimento Cinque Stelle, che in poche settimane potrebbe aver dilapidato i suoi consensi, anche se ancora non si vede.
Con la mossa di fare il Governo con Salvini, è riuscito in un colpo solo a perdere i suoi elettori di sinistra e a regalare alla Lega quelli di destra.
E appena insediato, Salvini è diventato il protagonista assoluto di questa sciagurata stagione, con una terrificante escalation che fa leva  sulla parte peggiore di tanti sciagurati italiani. Mentre l’inesperto Di Maio, leader costruito in laboratorio dalla Casaleggio associati, appare ogni giorno più scolorito, anche perchè non può tenergli testa.

Montanari: Tre destre, senza opposizione. Rassegnarsi non è possibile

Tre destre, senza opposizione. Rassegnarsi non è possibile

(da Huffington post)

Tomaso Montanari

Il discorso pubblico di queste ultime ore – almeno quello mainstream: in televisione, sui giornali, sulla rete ­– restituisce con impietosa fedeltà l’immagine di un’Italia con tre destre.

Quella della Lega: la destra xenofoba, razzista, con importanti venature fasciste che ha in pugno il governo del Paese.

La destra di fatto: il Movimento 5 Stelle, che ha deciso di rinnegare il mantra per cui non era “né di destra né di sinistra” portando al governo la Lega, e qui praticando la genuflessione invece dell’attrito. Perché la chiusura dei porti disposta dal ministro Danilo Toninelli, nel silenzio vergognoso della cosiddetta sinistra interna, non lascia spazi di manovra retorica: di destra è chi la destra fa. Punto.

Infine, la destra per convenienza: il Partito Democratico. Che prima ha aumentato a dismisura diseguaglianza e ingiustizia sociale, poi si è identificato come il partito della “ristretta cerchia dei salvati” (Franco Marcoaldi) e ha praticato schiette misure da destra securitaria.

La prima conseguenza è che non c’è, oggi, una opposizione moralmente, culturalmente e politicamente credibile.

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Elezioni Municipi: in testa il centrosinistra, terzo M5S. Al ballottaggio Caudo e Bova al terzo

ballottaggio mosaico III muniipioPrimo responso delle urne alle elezioni municipali del 10 giugno 2018, i candidati civici usciti dalle primarie del centrosinistra sono arrivati primi : Amedeo Ciaccheri, all’VIII, raggiunge più del 54% già alla prima votazione, e conquista il Municipio. Giovanni Caudo, al III, ottiene il 42%, ma dovrà affrontare al ballottaggio il candidato del centrodestra Bova, che ha raccolto il 33%. In entrambi i Municipi i candidati Cinquestelle arrivano terzi: Roberta Capoccioni, la ex Presidente di Montesacro, non raggiunge il 20%, mentre candidato alla Garbatella Enrico Lupardini si ferma addirittura al 13%, superato dal candidato del centrodestra Foglio, che raccoglie circa il 25%.

Consistente l’astensione in entrambi i Municipi. Dei 300 mila cittadini chiamati al voto si è espresso solo il 30 per cento degli aventi diritto, 78.511 persone su 289.912. Nel municipio III ha votato il 26,49% dei cittadini, nell’VIII il 27,94%. Una notevole flessione rispetto alle elezioni comunali del 2016 ( allora abbinate alle elezioni municipali): al III, al primo turno aveva votato il 59,76%, all’VIII 57,46.

Si registra una notevole perdita di consensi del M5S rispetto alle precedenti consultazioni.

A Montesacro – roccaforte M5S della ex parlamentare e consigliera regionale Lombardi e del presidente dell’Assemblea capitolina De Vito – nel 2016 la Sindaca Raggi aveva conquistato 34.ooo voti alle comunali (57.300 al ballottaggio), mentre la ex Presidente e ricandidata al Municipio Roberta Capoccioni aveva raggiunto 53.931 (62,9%) preferenze al ballottaggio contro Paolo Marchionne (PD) che si era fermato a 31.815 (37,10 %) partendo da un primo turno al 5 giugno 2016 in cui i voti ottenuti erano rispettivamente 25.669 (26,78%) per la candidata pentastellata e 28.169 (29,39%) per il candidato del Partito Democratico.

Ieri l’ex assessore all’Urbanistica di Ignazio Marino ha conquistato 18.917 voti (42,06%) con uno scarto di quasi 800 voti in più sul totale dei voti alle liste a sostegno, mentre la ex Presidente M5S incassa 8.628 voti (19,18%), circa 200 voti in più rispetto alla lista (8.437): anche considerando la scarsa affluenza, sono 17.000 votanti M5S che mancano all’appello rispetto al 2016. Flessione anche sul fronte del centrosinistra, tenendo conto che oggi si tratta di una candidatitura e di una lista civica, diversa dalla somma dei partiti che la sostengono, che oltretutto nel 2016 erano divisi, dato che la lista Fassina/Sinistra Italiana correva da sola (ottenendo 5.639 voti, 5,88 %)

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Gilioli: Quel che resta delle stelle

Da Piovonorane Blog dell’Espresso 01 giugno2018
Quel che resta delle stelle
di Alessandro Gilioli

C’è stato un momento, tra domenica e lunedì, in cui la situazione qui a Roma era pesantissima.

Ce lo dicevamo un po’ tra noi, giornalisti e circo vario attorno alla politica, ma lo si scriveva moderatamente per non aggravare il senso di inquietudine.

Il niet a Savona, il video digrignante e minaccioso di Di Maio, la richiesta di impeachment, la chiamata alla piazza, il delirio di qualcuno che incitava alla guerra civile. È stato allora che ho giudicato un errore politico (non costituzionale, sia chiaro) la decisione di Mattarella su Savona: perché aveva spaccato malamente il Paese e rischiava di provocare reazioni incontrollate.

Invece – per fortuna – alla fine una mediazione si è trovata, il governo si è fatto, gli spadoni sono stati riposti nelle fodere, il Presidente ha riaccolto i dioscuri al Colle. Ah: chi ha già comprato il biglietto per manifestare a Roma pro o contro di lui, ormai che c’è può venire al baretto sotto casa mia che ci si fa una birra insieme.

Questo per dire che si è rivelato sbagliato il mio giudizio sull’«errore politico» compiuto da Mattarella domenica sera. Ha rischiato molto e forse esagerato un po’ (ad esempio, incaricando un uomo della Troika privo di ogni consenso cinque minuti dopo lo scontro su Savona) ma con il suo bluff ha vinto. Non interesserà a molti, ma interessa a me correggermi quando a correggermi sono i fatti.

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Liliana Segre: ho conosciuto la condizione di clandestina

Signor presidente del Consiglio, colleghi senatori.
Prendendo la parola per la prima volta in quest’Aula, non posso fare a meno di rivolgere innanzitutto un ringraziamento al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il quale ha deciso di ricordare l’ottantesimo anniversario dell’emanazione delle leggi razziali, razziste, del 1938, facendo una scelta sorprendente, nominando quale senatrice a vita una vecchia signora, una persona fra le pochissime ancora viventi in Italia che porta sul braccio il numero di Auschwitz e ha il compito non solo di ricordare ma anche di dare in qualche modo la parola a coloro che ottant’anni or sono non la ebbero. A quelle migliaia di italiani, 40 mila circa, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che subirono l’umiliazione di essere espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società, quella persecuzione che preparò la shoah italiana del 1943-45 e che purtroppo fu un crimine anche italiano, del fascismo italiano. Soprattutto, si dovrebbe dare idealmente la parola a quei tanti, che a differenza di me non son tornati dai campi di sterminio, che sono stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che sono cenere nel vento. Salvarli dall’oblio non significa soltanto onorare un debito storico verso quei nostri concittadini di allora ma anche aiutare gli italiani di oggi a respingere la tentazione dell’indifferenza, verso le ingiustizie e le sofferenze che ci circondano. A non anestetizzare le coscienze, a essere più vigili, più avvertiti della responsabilità che ciascuno ha verso gli altri.

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Diario: Salvini e Di Maio, le parole sono pietre

Sarà anche vero che bisogna giudicare i fatti e non i discorsi, ma questo vale per quelli che promettono, non per quelli che esternano compulsivamente o parlano senza pensare. Perchè in questo caso le parole descrivono le persone più delle azioni.

Due figure istituzionali, due ministri, due vicepremier che riversano nei microfoni nazionali,  neanche discorsi da comizio, ma tutto quello che gli passa per la testa, senza nemmeno porsi il problema delle conseguenze, della mancanza di rispetto (Salvini sui galeotti della Tunisia), dell’enormità di affermazioni dovranno essere rimangiate (Di Maio sull’impeachment), dell’istigazione all’intolleranza e all’odio razziale, del pessimo esempio… I due sembrano usciti dai programmi televisivi della De Filippi,  dove si può dire in pubblico qualsiasi nefandezza, che diventa motivo di apprezzamento in nome di una presunta sincerità.

Ecco, io non sono una cultrice dell’ipocrisia, ma penso che chi ricopre ruoli istituzionali abbia il dovere di pesare le parole che dice ed essere all’altezza della dignità del popolo che rappresenta.

Il popolo migliore, non quello che vomita imprecazioni e luoghi comuni nei bar.

(e sono pietre anche i silenzi, come quello del Presdiente del Consiglio, del Ministro dell’interno e del Ministro del lavoro sulla morte di Soumaila Sacko)

AMBM

Non abbiamo visto nostro fratello nel luogo in cui è morto

Soumaila Sacko è stato assassinato nelle campagne di San Calogero, in provincia di Vibo Valentia. Era un migrante regolare del Mali, bracciante sfruttato nei campi agricoli di Reggio Calabria, padre di una figlia di 5 anni. Era un attivista dell’Unione sindacale di base,lavorava per un salario di tre euro l’ora al giorno, aiutava i suoi compagni ad avere più diritti. Gli inquirenti  seguono la pista della criminalità organizzata.

A Soumaila Sacko dedico questa canzone che Johnny Clegg ha scritto per  Nelson Mandela, ma che è dedicata a tutti quelli che non si sono tirati indietro  per difendere quello che è giusto, per difendere i propri compagni, per difendere  i diritti di quelli che verranno dopo.

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Diario: PD, FAI QUALCOSA DI SINISTRA- FAI AUTOCRITICA

o sport preferito di molti sostenitori del PD, sui social e altrove, è accusare di incoerenza chi come me in passato è stato critico verso il Partito Democratico (o anche LeU) e oggi manifesta un forte allarme per il Governo Lega/M5S e i molti sciagurati contenuti del contratto (flat tax, armi, migranti e altro) per non parlare di un Salvini Ministro dell’Interno, cioè un lepeniano a sovrintendere la Polizia.Come un disco rotto ripetono tutti lo stesso mantra: pentitevi, chiedete scusa, colpa vostra. Lo dirò chiaramente: per quanto mi riguarda se siamo ridotti così è soprattutto responsabilità del PD, non solo per aver chiuso la porta in faccia al M5S, augurandosi che andasse tutto a ramengo (il Paese), così da dimostrare l’incapacità dei Cinquestelle e riconquistare i voti dei pentiti, ma per aver preso – da anni e anni – a calci i poveri e gli sfigati e fatto politiche di destra, regalando al M5S un 40% (lo dicono le analisi) di elettorato di sinistra. Senza ascoltare gli avvertimenti di tante autorevoli cassandre fuori e dentro il partito. E oggi, dopo il disastro, invece di mettere se stessi e il proprio partito dietro l’interesse del Paese (e della democrazia) e cominciare con umiltà e determinazione a ricostruire una sinistra decente, partendo da una sana autocritica, a quanto pare molti rappresentanti e sostenitori del PD sanno solo attaccare con arroganza quelli che non li hanno votati.

Bravi, continuate così, l’8% è dietro l’angolo. E i pop corn vi andranno di traverso. Peccato che nel frattempo ne faranno drammaticamente le spese il nostro Paese e soprattutto le classi e le persone più deboli.

PS: noi a Roma questa storia l’abbiamo già vista, con il PD che ha cacciato Ignazio Marino e consegnato la città al M5S. Per poi fare una opposizione al minimo sindacale

Anna Maria Bianchi Missaglia

Tomaso Montanari: il MoVimento firmando il contratto col diavolo si è venduto l’anima

Nel Paese della commedia dell’arte il governo Conte nasce come una farsa, una pochade.

Un governo che nasce mentre il presidente del consiglio incaricato viene nascosto in tutta fretta in un armadio del Quirinale, in tasca la lista dei ministri: mentre torna al talamo nuziale l’altro, il marito scacciato, e ora benevolmente riammesso.

Un governo del paradosso: con i due vicecapi che comandano il capo. Anzi: con un vicecapo che è il vero capo, e tiene gli altri due al guinzaglio.

Un governo il cui vicepresidente tre giorni fa ha annunciato in diretta la messa in stato d’accusa del Capo dello Stato che oggi lo ha nominato.

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