Apertura domenicale dei negozi: la Politica, i “posti di lavoro” e la qualità della vita

Porta di Roma (foto AMBM)

Porta di Roma (foto AMBM)

Tiene banco da due giorni la discussione sul ventilato ripristino della chiusura domenicale dei negozi. Verrebbe da dire, con le ben più gravi urgenze ed emergenze, che si tratti della solita “arma di distrazione di massa”. Titoloni sui giornali, interviste TV, sondaggi tra il popolo di clienti ed esercenti. Ma ben pochi media hanno ricordato che in realtà questo Disegno di legge era stato già approvato dalla Camera nel 2015 (Governo Renzi) e non era poi approdato al voto del Senato. E un discorso serio sul tema non può ridursi, come sempre, a minacce sulla ipotetica perdita di posti di lavoro o all’invocazione della presunta “modernità” di centri commerciali sempre aperti. Un discorso serio riguarda i diritti dei lavoratori, il rapporto con il territorio, e, sì, anche il tempo libero delle famiglie.

Ormai la misura di valutazione di qualsiasi provvedimento è sempre sostanzialmente economica, con la solita quantificazione dei “posti di lavoro”. Ora, a parte che sarebbe più umano che si tornasse a parlare di “lavoratori” – persone in carne ed ossa – la categoria, prettamente statistica, è assai fumosa, dato che le stime dei posti persi o guadagnati restano sempre nel limbo delle ipotesi, senza che nessuno vada a “vedere le carte” a posteriori. E guarda caso chi invoca i posti di lavoro è spesso nella zona – o dalla parte – di chi vuole cementificare, liberalizzare o imporre nuove regole che riducono i diritti dei lavoratori o sfasciano l’ambiente.

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Manifesto della razza: Raggi cambierà nome a due strade intitolate a due firmatari

mosaico razza strardeRoma cambierà il nome di due strade intitolate a firmatari del Manifesto della Razza. La Sindaca ha quindi dato seguito all’annuncio del gennaio scorso. Un segnale antirazzista e antifascista – che di questi tempi non è per niente scontato – e anche una “riparazione” allo scivolone della maggioranza pentastellata su “Via Almirante”. Ma mantenere viva la memoria antifascista e antirazzista è un impegno che dobbiamo assumere tutti noi cittadini. E per combattere il razzismo non basta cambiare il nome alle strade, è necessario promuovere politiche per il dialogo e l’inclusione [in calce il dossier scaricabile Il Manifesto degli scienziati razzisti (1938) a cura del Servizio Studi, Documentazione e Biblioteca del Quirinale]

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Diario: a Matteo Orfini il Premio facciatosta

Matteo Orfini, Presidente del Partito Democratico,  il braccio armato della defenestrazione della Giunta Marino – sempre orgogliosamente rivendicata – adesso inneggia alle iniziative dell’ex assessore Giovanni Caudo al III Municipio. Con toni elegiaci decisamente inusuali per il personaggio: “…Cercate le foto che raccontano la serata, guardate che bello… fare una cosa del genere significa provare a ricostruire la civitas, la città intesa non solo come forma urbana ma come comunità di persone. Rimettere insieme le persone, ridare vita ai luoghi che oggi sono spesso solo punti di passaggio ma che possono invece diventare luoghi di incontro, confronto...” Forse crede che noi, romani e non,  abbiamo la memoria talmente corta che basti un post per cancellare il fatto che lui e Renzi abbiano  mandato a casa un Sindaco eletto dai cittadini e  consegnato la Capitale all’opposizione? (E non ricordo che abbia fatto o detto un bel nulla a sostegno di Giovanni Caudo, nè quando il partito ufficiale alle primarie sosteneva con forza la candidata PD – fino a scomodare il segretario Martina per la manifestazione finale – ma neanche dopo, quando alcuni esponenti del PD attaccavano Caudo per aver nominato “solo” due assessori PD su 6, o per la sua scelta di ChristianRaimo alla cultura ) (vedi testo in calce)

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Robert Kennedy: il PIL misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Discorso sul PIL di Robert Kennedy del 18 Marzo 1968

Il 18 Marzo del 1968 Robert Kennedy pronunciava, presso l’università del Kansas, un discorso nel quale evidenziava, tra l’altro, l’inadeguatezza del PIL come indicatore del benessere delle nazioni economicamente sviluppate.

Tre mesi dopo veniva ucciso durante la sua campagna elettorale che lo avrebbe probabilmente portato a divenire Presidente degli Stati Uniti d’America.

Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jpnes, nè i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.

Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

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da leggere e ascoltare: Emma Gonzalez contro le armi

Screenshot via Youtube.

(da lunanuvola.worpress.com) Se il Presidente vuol venire da me – ha detto Emma – e dirmi in faccia che è stata una terribile tragedia e che non dovrebbe mai più accadere, nel mentre continua a sostenere che nulla può essere fatto al proposito, io gli chiederò chiaramente quanto ha ricevuto dalla NRA.” Naturalmente Emma la cifra la conosce e divisa per le vittime di stragi del solo 2018 fa 5.800 dollari a persona: “Questo è quanto valgono le persone per lei, Trump? A ogni politico che prende soldi dalla NRA io dico VERGOGNATEVI!” (La folla ha ripreso più volte il suo grido.)

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L’ultimo treno per il PD

dal sito del PD

Il PD continua a non fare alcuna autocritica sulle ragioni della sconfitta, ma per molti dem la colpa è degli elettori che hanno fatto la scelta sbagliata. Continuiamo a farci del male, direbbe Nanni Moretti…

Mentre la situazione politica degenera ogni giorno di più, tra le sparate razziste del Ministro dell’interno,  i cinegiornali in stile Istituto Luce che esaltano presunti  provvedimenti  anticasta, e il  back stage delle spartizioni da ancien régime (con personaggi dell’ancien régime che potrebbero finire in ruoli chiave),  il Partito Democratico non riesce a uscire dal suo torpore di lotte intestine, grida manzoniane e passerelle random nelle periferie.

Il circolo vizioso  in cui il PD si è imprigionato da solo è soprattutto la mentalità che vede nelle conte e nel “do ut des” l’unica forma di iniziativa politica, tutta interna al partito.  Come una disputa per la proprietà di una domus a Pompei il giorno prima dell’eruzione del Vesuvio.

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Gli uomini deboli hanno bisogno di leader forti

thevision.com

dal sito Thevision 24 luglio 2018

Arrivati alla gara di bottoni nucleari, anche i più ottimisti hanno dovuto ammettere che abbiamo un problema. Come hanno scritto Michele Masneri e Andrea Minuz sul Foglio, il populismo è maschio – e non dei più evoluti. Siamo arrivati a una gigantesca resa dei conti tra generi, l’ultimo disperato e  sconfortante tentativo di salvare il soffitto di vetro che ci proteggeva dall’assalto delle donne. Lo stiamo sostituendo con mattoni di una virilità stereotipata ed esibita fino al ridicolo: ruspe, missili nucleari, soldati ai confini. Lo stesso arsenale di parole dei leader populisti è preso pari pari dalla cesta dei giochi per bambini degli anni Settanta, rigorosamente divisi tra quelli per maschi e quelli per femmine. Facciamo scontrare i nostri giocattoli l’uno contro l’altro, perché il conflitto è ciò che ci caratterizza in quanto veri uomini. Solo che questa volta non c’è un genitore a dividerci.

L’Italia fascista è stata il modello di un potere che ha provato a ricacciare le donne dentro casa, dopo che queste avevano retto il Paese lavorando negli uffici e nelle fabbriche durante la Prima guerra mondiale, mentre i mariti erano al fronte. Da quel tunnel non siamo mai completamente usciti e in certi momenti, come quello attuale, sembra che tutto lo sforzo fatto per allontanarci da quegli anni stia per essere cancellato. Mussolini a torso nudo che falcia il grano, il regime che nega l’omosessualità perché “in Italia sono tutti maschi”, il culto del corpo maschile e la riduzione della donna ad angelo del focolare. Sono stati tutti strumenti del modello ideologico al testosterone di un regime che ha provato, e in parte è riuscito, a frenare l’emancipazione femminile che tanto spaventava i reduci, tornati in un Paese che spesso dava segno di non avere più bisogno di loro. Quando Steve Bannon dice di essere“affascinato” da Mussolini non ne decanta l’astuzia politica, o la capacità retorica e propagandistica. Altri sono i suoi meriti, secondo l’ideologo rinnegato da Trump: “Mussolini era chiaramente amato dalle donne, era apprezzato dagli uomini. Era così virile. Aveva persino un buon gusto nel vestire, basta pensare a quelle uniformi.”

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Stanno testando il fascismo e non ce ne rendiamo conto

Per capire cosa sta succedendo nel mondo in questo momento, dobbiamo riflettere su due cose. Una è che siamo in una fase di test. L’altra è che ciò che viene testato è il fascismo – una parola che dovrebbe essere usata con attenzione, ma dalla quale non bisogna sfuggire quando è così chiaramente all’orizzonte. Dimenticate il “post-fascismo” – quello che stiamo vivendo è il proto-fascismo.

di Fintan O’Toole* – The Irish Times 26 giugno 2018

È facile liquidare Donald Trump come un ignorante, non da ultimo perché lo è. Ma di una cosa ha una comprensione acuta: i test di marketing. Si è creato nelle pagine dei pettegolezzi dei tabloid di New York, dove la celebrità viene prodotta con storie oltraggiose che in seguito puoi confermare o negare, a seconda di come reagisce la gente. E si è ricreato nella realtà TV, in cui le trame possono essere regolate in base alle valutazioni. Dì qualcosa sui media, nega di averlo detto, aggiustalo, ripeti.

Il fascismo non risorge improvvisamente, in una democrazia. Non è facile convincere la gente a rinunciare alle proprie idee di libertà e civiltà. Bisogna fare delle prove che, se ben fatte, servono a due scopi. Fanno abituare la gente a qualcosa da cui potrebbe inizialmente rifuggire; e permettono di perfezionare e calibrare. Questo è ciò che sta accadendo ora e saremmo dei pazzi a non volerlo vedere.
Uno degli strumenti fondamentali del fascismo sono i brogli elettorali – li abbiamo visti all’opera nelle elezioni di Trump, nel referendum sulla Brexit e (con meno successo) nelle elezioni presidenziali francesi. Un altro è la costruzione di identità tribali, la divisione della società in polarità reciprocamente esclusive.

Il fascismo non ha bisogno di una maggioranza – di solito arriva al potere con circa il 40% di supporto e poi usa il controllo e l’intimidazione per consolidare quel potere. Quindi non importa se la maggior parte della gente ti odia, a patto che il 40% ti supporti in modo fanatico. Anche questo è già stato sperimentato.

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Giovanni Caudo, civico e di sinistra, è già oggetto di attacchi del PD

Solo pochi giorni fa si è festeggiata la riconquista del III Municipio da parte della coalizione di centrosinistra guidata da Giovanni Caudo, professore ed ex assessore all’urbanistica di Ignazio Marino,  ed è  già riapparso il Moloch cinico e spartitorio che da tempo regna sulle scelte politiche del Partito Democratico.

Con un paio di comunicati  ben assestati alcuni esponenti del  PD hanno salutato l’insediamento del Presidente Caudo e della nuova Giunta del  12 luglio, diffondendo urbi et orbi  lamentele e precisazioni minacciose che hanno il  retrogusto del dejavu.

Il primo comunicato, a  firma di una “dirigente romana” e di una “dirigente regionale” del Partito Democratico (1), è una imbarazzante rivendicazione delle pratiche spartitorie che hanno caratterizzato il peggiore PD e contribuito non poco a far scappare buona parte dei suoi  elettori. Il secondo, a firma del Deputato del Partito Democratico Claudio Mancini (2),  se la prende addirittura col fatto che  Caudo abbia  voluto definire  “giunta di sinistra” la sua squadra, mentre a suo dire ” vista la presenza autorevole di esponenti del Partito Democratico di tradizione moderata” avrebbe dovuto utilizzare l’espressione “centrosinistra”. E se mi sembra sinceramente un po’ eccessivo farne addirittura l’oggetto di un comunicato,  verrebbe anche in questo caso da far presente che se il PD avesse fatto meno “politiche moderate” e un po’ più “politiche di sinistra” forse l’emorragia di elettori di sinistra e centrosinistra verso altre forze politiche sarebbe stata meno drammatica.

I due  comunicati meriterebbero – a scelta – una risata  o un moto di indignazione. Ma  penso invece che sia utile entrare nel merito, e fino in fondo,  perchè si tratta di messaggi  e sottotesti molto più pericolosi di quello che sembrano, che rischiano di  inoculare un  contenuto tossico in un organismo appena nato.

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Montanari: Preghiera per rimanere umani

Preghiera per rimanere umani

da https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2018/07/01/preghiera-per-rimanere-umani/

La Porta d’Oro di Gerusalemme era quella attraverso cui si manifestava la presenza di Dio: le porte d’oro di Giovanni de Gara invocano la nostra umanità, la interpellano senza sosta perché torni a manifestarsi.
Questa venerabile Basilica, vecchia di mille anni, è la “porta del Cielo”: così dice una iscrizione che accompagna la sua porta santa.
Se questa iscrizione oggi torna a parlarci è perché Giovanni ha rivestito quella porta con il calore che gli straordinari volontari delle ONG offrono ai corpi di chi non ha più che il proprio corpo.

Ebbene, di fronte a queste porte d’oro – di fronte a quei corpi – io non vorrei fare lo storico dell’arte.
Non voglio avere alcun distacco, alcun giudizio critico.
Voglio prenderla sul serio, questa arte.

Perché quando vengono scosse le fondamenta stesse della nostra umanità, è allora che l’arte ci viene in soccorso.
Perché l’arte dice cose e, apre porte, che nessuna parola, nessun concetto, nessuna idea astratta è capace di aprire.

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