Piano casa Polverini/Zingaretti: non arrivano i nostri

Mio nonno, Alberto Missaglia,  era comunista. E’ morto a Dachau il 15 aprile 1945, dopo essere stato arrestato, torturato, deportato, perché con il suo laboratorio litografico faceva documenti falsi per i partigiani. Penso  a lui  ogni volta che mi impegno in una battaglia che sento giusta, perché penso che lui non si è tirato indietro.  Penso a lui ogni volta che perdo una battaglia che so giusta, perché penso che io pago  solo con la disillusione, lui ha pagato molto di più.

Alberto MIssaglia  lapide

E se può sembrare eccessivo e irrispettoso che parta dal  suo sacrificio per arrivare al nuovo “Piano casa” del Lazio, sono certa che ascoltando  le mie ragioni anche lui approverebbe. Perché, come spesso succede, una vicenda che apparentemente  riguarda aspetti tecnici ed economici che non interessano a nessuno, in realtà ci riguarda tutti e ci riguarda molto,  non solo per le sue ricadute sulla vita dei cittadini, ma  per tutto il “back stage” che rivela, a partire dalla visione del mondo di un’amministrazione (e di un partito) che dovrebbe essere espressione del “popolo della sinistra”.

Come può succedere che un’amministrazione guidata da un partito con una tradizione di  battaglie per l’uguaglianza e l’equità sociale,  per la  tutela dei deboli, per la difesa del patrimonio comune e dell’interesse generale, arrivi a sdoganare come proprie delle  leggi inventate da uno dei peggiori centrodestra italiani (Presidenza Polverini), che con la scusa del “rilancio dell’edilizia” e di qualche alloggio sociale (e della sempiterna “rigenerazione urbana”) consegna alla deregulation dell’iniziativa privata trasformazioni assai rilevanti e impattanti per i  territori?

Non sarebbe forse compito di un governo di sinistra fare leggi che raggiungano gli stessi obiettivi utilizzando regole anziché deroghe, restituendo le prerogative  decisionali all’amministrazione  pubblica  e  allargando alla città il confronto sulle trasformazioni urbane? Qui non si tratta solo di consumo di suolo o di aumenti di cubature: permettere cambi di destinazione “in automatico” per  trasformare edifici non residenziali  in “case”,  ma anche in centri commerciali, alberghi e quant’altro, senza che né Comune né Municipi, non dico possano opporsi, ma addirittura possano chiedere delle limitazioni o delle modifiche, vuol dire lasciare gli abitanti dei quartieri alla mercè delle leggi del profitto e cancellare diritti e qualità della vita delle persone faticosamente conquistati. Come una piazza pubblica con  aiuole, piste ciclabili e spazi per la sosta regolamentati,  in cui viene dato il permesso agli automobilisti di parcheggiare dove e come gli pare.  E se può sembrare un paragone fuori luogo, basta pensare che questo Piano, in linea con quello della Polverini, continua a permettere di cancellare le contropartite pubbliche già stabilite dagli accordi di programma e  di monetizzare automaticamente gli standard urbanistici – cioè poter aumentare abitanti, clienti o lavoratori senza dover aumentare parcheggi, verde, servizi – azzerando così per l’ennesima volta le speranze di una riqualificazione “dalla parte dei cittadini” di ampie zone della città abbandonate a se stesse da anni.

Ma seguendo questa vicenda abbiamo scoperto aspetti di questa maggioranza, e del principale partito che la sostiene, che davvero non immaginavamo: come può un’organizzazione politica che si dice democratica ingessare il confronto interno su un tema così rilevante, spegnendo ogni dissenso,  e arrivando a organizzare un dibattito con  i  suoi massimi rappresentanti istituzionali  fondato su un solo punto di vista?

Noi la perderemo, questa  battaglia sul Piano casa, e insieme a quella io perderò anche la speranza in un’amministrazione che si impegni per  il bene collettivo e sappia  tenere nei loro giusti limiti gli interessi privati.

Il  “Partito democratico della Sinistra” si è già  perso per strada la “sinistra”.  E  se dovessi giudicare sulla base alle  scelte del premier Renzi, a partire dallo “Sblocca Italia”,  e del presidente Zingaretti, a partire da questo Piano casa, direi che forse sarebbe il caso di togliere pure  quel “democratico” e chiamarlo solo “Partito”.  Una  categoria che rappresenta una parte e  che non ha più niente a che vedere  con la sinistra,  con le intenzioni dei nostri padri costituenti e con l’impegno dei tanti uomini e donne che si sono messi in gioco fino in fondo pensando di costruire un mondo nuovo.

Anna Maria Bianchi

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