Mio padre e l’Europa

Screenshot 2016-05-24 08.23.06 Screenshot 2016-05-24 09.06.30Questo è l’intervento di mio padre Giorgio Bianchi all’iniziativa organizzata dal quotidiano La Stampa il 22 maggio 2016, in cui, dopo aver chiesto ai lettori di avanzare proposte per il  giornale del futuro, ha invitato a una giornata di confronto gli autori delle proposte più interessanti. Giorgio, una vita di impegno  cominciato dal comitato di quartiere Campidoglio negli anni ’70 e continuato  fino a oggi, nell’ONG  RETE  che si occupa di cooperazione internazionale, ha parlato dell’Europa.

La stampa 22 maggio 2016 – Dal nonno alla studentessa, “Le nostre idee per il futuro” Le testimonianze e gli interrogativi dei lettori: il quotidiano è una bussola

Se siamo qui a parlare di futuro, è solo grazie a lettori come Giorgio Bianchi che continuano a mettersi in gioco ogni giorno per capire il mondo ed immaginare nuove strade.  «Ho avuto due vite – racconta – la prima abbastanza grigia da impiegato nel settore finanziario. La seconda è questa della pensione. Benedetta pensione! Mi occupo di cooperazione internazionale. Vado in Africa con una piccola Ong. In Burkina Faso e in Mali, soprattutto. Studio e cerco di tenermi aggiornato. Leggo tutti i giorni perché la curiosità è la molla della mia vita. Ciò che mi ha aperto la mente è stato un viaggio in Nicaragua nel 1982. Ho capito quanto mi stavo perdendo, ho provato rimpianto per i giorni passati allo sportello. Mi sono messo a studiare francese pensando a quando avrei potuto viaggiare».  

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CONTRIBUIRE A CREARE UNA COSCIENZA EUROPEA

di Giorgio Bianchi

Ho aderito all’iniziativa de La Stampa con la seguente proposta:L’Europa sta passando un momento difficile, dovuto al fatto che prevalgono ancora interessi particolari tali da impedire la creazione di un’entità non solo economica ma anche politica, come quella sognata i padri fondatori. Pertanto ritengo che occorra promuovere una coscienza europea partendo dai cittadini. A tal fine propongo che il giornale dedichi pagine apposite che riguardino esclusivamente l’Europa distinte da quelle dedicate all’estero, in modo da diventare un quotidiano europeo.

Quando scrivo di un’entità non solo economica ma anche politica, intendo parlare di Europa come uno stato federale che si ispiri a quello ipotizzato dal Manifesto di Ventotene scritto nei primi anni 40 durante la guerra che in quegli anni straziava l’Europa, da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Ursula Hirschmann quando erano confinati appunto sull’isola di Ventotene. Questo manifesto prefigura come necessaria l’istituzione di una federazione europea dotata di un parlamento eletto a suffragio universale e di un governo democratico con poteri reali in alcuni settori fondamentali come l’economia, la politica estera, la difesa.

Purtroppo l’Unione Europea come è stata creata con la firma del trattato di Roma nel 1957 fra i sei stati che inizialmente l’hanno composta (Francia, Italia, Germania, Belgio, Olanda, Lussemburgo) non è mai riuscita a diventare uno stato federale che assumesse almeno i requisiti richiesti, in quanto non ha mai avuto una politica estera comune, un esercito e una politica economica comune. E’ pur vero che si è dotata di una moneta comune come l’euro, e di norme riguardanti essenzialmente i rapporti commerciali e finanziari, lasciando però inalterate molti altre differenze e disparità imponendo così regole e moneta uguali a stati che sono ancora formalmente e sostanzialmente disuguali e poco concorrenziali tra loro. E’ stato un po’ come costruire una casa partendo dal tetto.

L’ampliamento poi dell’Unione Europea portando via via i suoi componenti a 28, seguendo pure logiche di mercato, ha reso ancora più difficile la creazione di uno stato federale. Al momento l’Europa mi pare piuttosto impantanata fra gli equilibrismi di una burocrazia preoccupata solo di difendere interessi particolari e di settore. Forse sarebbe stato meglio iniziare da uno stato composto dal primo zoccolo duro dei sei stati del trattato di Roma, al quale in seguito, altri stati avrebbero potuto aggregarsi accettandone le regole.

Pertanto credo che per raggiungere l’obiettivo di uno stato federale, occorra che nasca un movimento che parta dal basso, dai cittadini europei svincolati dai giochi di potere tra governanti per lo più succubi dell’alta finanza e delle multinazionali preoccupate solamente ai propri interessi.

Ma perché questo movimento possa nascere e far sentire il suo peso ai vari governi e parlamenti, occorre che si venga a creare tra i suoi cittadini, una coscienza europea che sfoci anche in azioni concrete e di pressione.

Credo che l’importanza di creare uno stato federale che possa trattare da pari e con lo stesso peso potenze come la Cina o gli Stati Uniti credo sia fuori discussione. Certo non è facile unire stati così diversi tra di loro per storia, cultura, religione, lingua, Stati che pare non abbiano nulla in comune e che per secoli si sono combattuti in guerre atroci con milioni di morti inutili. Ed è proprio perché questo non accada più, che occorre proseguire su questa strada, anche per contrastare quelle forze che lavorano per disgregare quel poco che è stato fatto.

Ma per raggiungere questo obiettivo ritengo utile l’azione di un grande quotidiano, che dedichi un certo spazio a notizie, a commenti, a riflessioni, eventi, alla storia, argomenti che siano rivolti a sviluppare nei cittadini una visione che esca dai confini ristretti dello stato di appartenenza, che crei una coscienza europea, che susciti in loro una passione risorgimentale, in modo tale da diventare un giornale con un respiro europeo. La forma evidentemente è tutta da inventare.

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