elezioni Roma: #fateveneunaragione

ponte della musica 17 giugno ore 19.58

ponte della musica 17 giugno ore 19.58 durante intervento Roberto Giachetti

(e rimbocchiamoci le maniche per la città)

Come  la fiaba di quel tale che parte per vendere la mucca al mercato e a forza di scambi al ribasso si ritrova con un uovo,  il Partito Democratico a Roma ha dissipato in poco tempo il suo consenso, passando dai  664.490 voti raccolti dal suo candidato Ignazio Marino al ballottaggio  del 2013, ai 376.935 del suo successore  Roberto Giachetti del 2016*. Tra le due date è successo di tutto, ma il Partito Democratico deve finalmente guardare in  faccia la realtà.

Basterebbe  guardare alcune  immagini dell’ultimo giorno di campagna elettorale per capire la profonda frattura tra il  Partito Democratico e la città. Una piazza strapiena a Ostia ad acclamare la candidata M5S Virginia Raggi, un gruppo di sostenitori di Roberto Giachetti che non riempiva neanche metà dello stretto Ponte della Musica.

Adesso nel Partito  cominceranno le rese dei conti, si spargeranno  veleni, voleranno stracci e coltelli, mentre si moltiplicano  le versioni consolatorie sui social: un voto contro Renzi, contro il PD, la gente si è fatta abbindolare dal populismo etc etc etc. Ma è un esercizio inutile cercare  colpevoli, o ventilare  complotti e ripicche. Forse qualcuno effettivamente  avrà votato Raggi per farla pagare a Renzi, o per punire il PD, ma la stragrande maggioranza ha scelto il  Movimento 5 Stelle perchè è stato l’unico a presentarsi  come partito del cambiamento, perchè da sempre promette onestà e legalità, e perchè lavora da tempo su quei territori di cui il Partito Democratico si ricorda solo all’avvicinarsi delle elezioni.  Già nel 2008,  la vittoria di Alemanno aveva dimostrato il fallimento del Modello Roma del quindicennio Rutelli/Veltroni e il grave malessere delle periferie. Anzichè fermarsi allora a fare autocritica, si è sprofondati in uno dei periodi più oscuri della città, non solo per l’amministrazione di uno dei peggiori centrodestra, ma per il consociativismo di un’opposizione che si opponeva ben poco, a quel centrodestra. Mafia capitale ha poi svelato un po’ di fuoriscena, nelle risultanze giudiziarie, ma soprattutto in quelle migliaia di pagine di intercettazioni, da cui emerge l’immagine di un Partito Democratico deteriorato,  preoccupato di voti, correnti e consensi, e ben poco  del bene della città e delle persone.

Fatevene una ragione, non sono i radical chic con la puzza sotto il naso che hanno girato le spalle al vostro partito, ma la gente normale, che si è sentita sempre più povera, senza dignità e senza speranza. Abbandonata da una classe politica che anche a sinistra non difendeva più diritti per elargire favori, ben più remunerativi. Classe politica rimasta la stessa anche durante il breve mandato di Ignazio Marino, e che a Marino ha fatto la guerra fin dall’inizio,  soprattutto a quelli della sua squadra che non volevano continuare il tran tran precedente. Con una conclusione cruenta – quelle firme dal notaio dei consiglieri PD – che forse ha segnato  anche la vera  fine  del Partito. Ma  il suicidio collettivo del PD romano   va avanti da tanto, anche se “al ralenti”, con una inesorabile selezione alla rovescia che ha allontanato i militanti più volenterosi e intraprendenti, lasciando il campo ai comitati elettorali. Quante tessere – vere –  sono state perse in questi anni? L’indagine di Barca è stata acqua fresca. Che ha indicato il partito cattivo dei valvassini dei circoli e non quello dei vassalli e dei principi e delle relative correnti – tutte ben vive e vegete – in Campidoglio, in Regione, in Parlamento. E se non sappiamo quale dibattito si sia svolto  nel partito dopo Mafia Capitale, di certo i candidati del PD  hanno  parlato ben poco,  in campagna elettorale,  di mafia e corruzione. Sembrava che le elezioni si tenessero a Oslo, non nella Roma dei “mondi di mezzo”. Mobilità sostenibile. Piste ciclabili. Programmi fotocopiati dal passato, candidati anche. Invito quelli che pontificano sulle presunte incompetenze dei futuri consiglieri Cinque Stelle, a scorrere i curricula dei candidati PD, e approfondire meriti e competenze di quelli in cima alla graduatoria delle preferenze che finiranno in Assemblea o in lista di attesa (naturalmente quelli prestigiosi delle liste civiche hanno preso un pugno di voti perchè non sorretti dall’organizzazione del partito, che in questo  è ancora efficiente).

Fatevene una ragione, non bastano più i richiami alla grandeur di RomatornaRoma, gli echi di Festival del Cinema e Notti bianche, per far credere che Roma sia una capitale europea. La gente vive nel terzo mondo ogni giorno, il centrosinistra raccoglie ancora il voto delle enclave dei municipi dove vivono i privilegiati, ma sempre meno, perché anche lì l’abbandono e il degrado proliferano come una malattia contagiosa.

Fa impressione che un partito che per tanto tempo ha messo al centro del suo progetto per un mondo migliore le persone, e valori come l’uguaglianza, la solidarietà, la difesa del bene comune, si sia ridotto a usare come principale argomento elettorale l’ennesima candidatura Olimpica, in una città stremata dai grandi eventi precedenti, giocando sulla retorica sportiva e su quella degli  eventi-che-creano-posti-di-lavoro. Oltretutto con un paradossale scambio di ruoli che vede il candidato PD Sindaco della Capitale dare per scontata  la sua subalternità a un comitato sportivo, anche  per quelle decisioni che riguardano i progetti urbanistici e l’eredità che dovrebbero lasciare le Olimpiadi alla città.

E altrettanto tristi sono i messaggi scelti dalla  campagna elettorale del PD e del suo candidato per parlare alla città, evidentemente frutto di una comunicazione maldestra e povera di idee –  anche perché costretta ad attingere a un repertorio  povero di contenuti orignali e convincenti –  che ha ripiegato su temi segnalati dai sondaggi come le buche – non per niente in comune con gli altri contendenti – messe in pole position   insieme alla riduzione delle tasse, o su formule stantie come il tormentone romanesco  (con tanto di “Società dei magnaccioni”),  come se la strizzata d’occhio pseudopopolaresca potesse cancellare il profondo fossato che divide da tempo la politica dai cittadini.

E soprattutto nel Partito Democratico, nato dalle ceneri del Partito Democratico della Sinistra, manca appunto la sinistra. Mancano i valori di sinistra. Molti  sostenitori  del Partito Democratico rinfacciano ai Cinque Stelle di non avere un sistema di valori condivisi, cioè quei fondamenti  indiscutibili, come la tutela dei deboli e la giustizia sociale. E  agitano il rischio – reale – di derive demagogiche che oscillano tra mondi di destra e di sinistra in base alla pancia e agli umori dei sostenitori o degli attivisti in rete. Però  dovrebbero a questo punto interrogarsi su cosa è rimasto oggi dei valori che hanno condiviso e difeso quando il PD si chiamava PCI, poi PDS, poi DS. Valori che non basta scrivere nei codici etici, nella carta dei valori o nei programmi elettorali,  devono essere messi in pratica  ogni giorno, da tutti.

Ed è devastante sapere che quei valori per cui si sono battuti e sacrificati i nostri padri e nonni oggi non hanno più significato per la maggior parte della gente, che sostiene”che destra e sinistra sono uguali”.  Se sono tanti a pensarla così, è perchè molto spesso sono uguali i partiti, i comportamenti, gli interessi.  I valori sono ancora diversi, anche se bisogna trovare nuove forme, linguaggi e canali per farli vivere di nuovo.

Mafia Capitale ha segnato una ferita e un solco, tra chi continua a perseguire le vecchie logiche politiche  spartitorie  e chi invece si batte per l’interesse pubblico e la partecipazione dei cittadini. Il monocolore M5S non può funzionare da solo, ha bisogno di sostegno, competenze e anche confronti critici con le realtà più diverse, anche della politica.  Penso che un percorso possibile  sia quello che sta cercando di  costruire il nostro Laboratorio per una Politica trasparente e democratica, che  vuole tenere aperto  uno spazio di confronto  tra realtà della società civile e quei  pezzi di partiti e movimenti –  compresi i simpatizzanti di quei partiti che oggi sembrano antagonisti inconciliabili come PD e M5S – che vogliono davvero costruire il cambiamento. Questa campagna elettorale è stata devastante, ha portato  il conflitto tra le due principali forze politiche fino a livelli inaccettabili**, spaccando la città e esasperando pregiudizi e sospetti anche tra persone che potrebbero avere molto in  comune. Bisogna ricucire il dialogo e il confronto.

Coraggiosi, M5S e non, cercansi.

Anna Maria Bianchi Missaglia

*al primo turno:   Marino 512.720 voti, Giachetti 320.170 voti

** La campagna contro Virginia Raggi per i due incarichi  alla ASL di Civitavecchia da 13000 euro segnalati tardivamente al Comune, al di là del giudizio sul fatto in sè, è stata davvero indegna. L’invio di SMS  anonimi agli elettori  che definivano la candidata Raggi una bugiarda è un episodio inaccettabile, su cui spero che il Partito Democratico vorrà  fare  chiarezza prendendo le distanze  dai suoi autori.  E voglio ricordare che una simile e virulenta campagna denigratoria – sostenuta sfacciatamente  da testate giornalistiche un tempo autorevoli – non ricorda  neanche lontanamente quella condotta verso avversari del centro destra come Alemanno. Questi  sistemi non sono accettabili da  nessun sincero democratico.

 

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5 thoughts on “elezioni Roma: #fateveneunaragione

  1. L’ha ribloggato su un filo rossoe ha commentato:
    Leggo su massimocomunemultiplo, il blog di Anna Maria Bianchi, un bellissimo commento dsulle elezioni. Mi piacerebbe averlo scritto: non avendolo fatto, lo metto a vostra disposizione. So che lo apprezzerete.

  2. Pingback: elezioni Roma: #fateveneunaragione | un filo rosso

  3. Pingback: Adesso rimbocchiamoci le maniche per la città |

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