Voterò no con tristezza. Voterò NO con convinzione.

ANPI folla cantare ballareNon dovevamo arrivare a questo. A buttare all’aria la Costituzione che ci hanno lasciato le donne  e gli uomini che ci hanno liberato dal fascismo, come presidio di libertà, democrazia  e uguaglianza a difesa delle future generazioni,  per dare più potere a cerchie sempre più ristrette, per adeguarsi ai diktat della finanza internazionale, per calcoli elettorali di respiro corto.

Ma comunque vada, la situazione sarà  assai triste.  Triste il misero spettacolo andato in scena su ogni media possibile del nostro Presidente del Consiglio che perorava il sì al referendum come un imbonitore di piazza. Triste la sequenza di regali promessi in cambio della vittoria:  bonus, sollievi per malati, fritto di pesce. Triste che le ragioni del sì e del no non siano divise da ragionamenti, ma troppo spesso da paura, insofferenza per le regole, odio per un leader o una parte, scaltri opportunismi.   Ma soprattutto triste vedere spaccato  il popolo della sinistra, quello  che  una volta stava insieme per  difendere diritti, e che oggi  è impegnato in una guerra fratricida. Non è di sinistra restringere il diritto dei cittadini di eleggere i propri rappresentanti, non è di sinistra regalare l’immunità parlamentare a politici che non ne avrebbero diritto, non è di sinistra ridurre le prerogative del Presidente della Repubblica. E tanto altro.

E chiunque vinca,  sarà comunque una sconfitta. Almeno per chi come me pensava che fossimo una moltitudine  a voler realizzare  la nostra Costituzione fino in fondo, sconfiggendo le ineguaglianze, riducendo le oligarchie, abolendo immunità e privilegi. Per chi  sperava che,  prima o poi,  noi di sinistra ci saremmo scrollati di dosso la rassegnazione – o la resa – a questa modernità iniqua e autoritaria e avremmo riprovato a costruire un mondo migliore. Quello della nostra Costituzione.

Non ho affrontato discussioni con amici che si sono rivelati per  il sì, non ho aggiunto battute alle escalation di astiosi commenti sui social network, non penso che tutti quelli che appoggeranno la riforma non meritino più la mia stima.

Ma penso che dire chiaramente quale sia la mia posizione sia un mio dovere. Lo devo a mio nonno Alberto, che ha dato la vita perchè potessimo avere questa  Costituzione, lo devo a mia figlia Elisa, a cui vorrei lasciare un mondo giusto.

I nostri padri costituenti, che venivano da storie e appartenenze assai diverse, hanno saputo costruire  insieme  una macchina forse imperfetta ma  assai efficace nel dosare funzioni  e contrappesi per assicurarsi che il potere non finisse con il concentrarsi in poche mani, con tutti i rischi che questo comporta.

Pensiamoci bene.

E pensiamoci pensando a un futuro migliore, perchè questo presente è veramente triste.

Annna Maria Bianchi Missaglia

(in calce articoli e pensieri sul referendum che penso debbano essere letti)

NOTA: quanto scritto è un pensiero personale che non rappresenta la posizione dell’Associazione di cui sono presidente, che ha deciso di non schierarsi

 

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