Quello che conta adesso

papaveriMentre riprende  il  chiacchericcio dei commentatori  sulle alchimie politiche aperte dal risultato del referendum, e sui social rimbalzano astiosi oracoli da fine del mondo,   io penso a tutta la moltitudine che è accorsa alle urne ancora una volta per difendere la nostra Costituzione. Che è un buon punto di partenza.

Perchè per quanto si cerchi di  ridurre la vittoria del NO a voto partitico  e sommatoria di accozzaglie, io credo che sia stata invece il frutto di una generosa mobilitazione di quella società civile che già si era battuta vittoriosamente nel 2006, quando a insidiare la Carta era Berlusconi.  Custodi del patto democratico nato dopo il fascismo, che evidentemente riescono a superare il tempo e le generazioni.

Adesso per un po’ nessuno dovrebbe  riprovarci, ma dovremo  continuare a vigilare sempre. E  più che difendere la Costituzione, il nostro sforzo dovrà  essere quello di attuarla. Questo referendum è stata un’arma di distrazione di massa, che ha fatto perdere tempo e energie che potevano servire a  risolvere i veri problemi del Paese. “… Un lavoro dignitoso per quanti sono esclusi dal mercato del lavoro; terra per i contadini e le popolazioni indigene; abitazioni per le famiglie senza tetto; integrazione urbana per i quartieri popolari; eliminazione della discriminazione, della violenza contro le donne e delle nuove forme di schiavitù; la fine di tutte le guerre, del crimine organizzato e della repressione; libertà di espressione e di comunicazione democratica; scienza e tecnologia al servizio dei popoli“. Questi sono i dieci punti di Santa Cruz de la Sierra ricordati da Papa Francesco nel suo discorso ai movimenti qualche settimana fa. Un manifesto delle cose più importanti che dovrebbe essere il nostro,  per realizzare quello che che gli uomini e le donne che hanno scritto la  Costituzione avevano immaginato e che non è mai stato realizzato.  La lotta alle ineguaglianze e alle ingiustizie  che dovrebbe essere la stella polare di  ogni partito che volesse  seguire il solco scavato dall’impegno di chi ci ha preceduto.Il solco  del popolo della sinistra.

Sinistra tradita 100 volte dagli slogan inneggianti a una modernità prona al mercato e al profitto, dall’arroganza di chi si prende tutto, dalla minaccia del “non c’è alternativa”.

Lo spauracchio  del diluvio universale, oggi il mantra dei fautori del Sì,  è un tema ricorrente. Votare per loro, magari come minore dei mali, per non fare il gioco degli avversari.

Ma chi è che fa il gioco degli avversari se non chi tradisce le promesse fatte ai cittadini? Chi non caccia dalle sue fila i protagonisti di episodi imbarazzanti? Chi lascia marcire la riforma della prescrizione permettendo ai delinquenti e ai corrotti di farla franca? Chi continua a inventarsi grandi opere  che dissanguano il Paese e non si preoccupa di mettere in sicurezza il territorio? Chi elargisce elemosine pensando di comprarsi il consenso un tanto al chilo anziché pensare seriamente al futuro dei giovani? Chi mette mano alla nostra Carta costituzionale per cambiare gli equilibri a proprio favore comprimendo la volontà degli elettori e il ruolo del parlamento?

Sasrebbe  molto più proficuo, oltre che più giusto, che, anzichè continaure a  dare la  colpa alla deriva  populistica  degli elettori,   il Partito Democratico si prendesse le sue  responsabilità.  Un partito che non ha più niente in comune con la gloriosa storia della sinistra, che ha perso ogni contatto con la realtà drammatica in cui vivono le persone, che non ha più coltivato alcuna visione di futuro che non fosse la gestione oligarchica dell’esistente. Oggi, le  ragioni che volevano farci credere  più nobili, si rivelano per quello che sono:   la paura  di un  governo Cinquestelle. Ma i  Cinquestelle non sarebbero neanche nati  se non fosse stato praticato per anni l’annientamento, prima ancora che della Costituzione, dei nostri valori condivisi. E se non ripartiamo dai nostri valori, nessun cambio delle regole del gioco, nessun calcolo furbastro potrà impedire che la protesta  prenda  altre direzioni, anche  non democratiche.

Gli spauracchi si usano per spaventare i sudditi. Noi siamo cittadini e vogliamo rispetto.  Quello che conta davvero, è mettere da parte le polemiche e i veleni, e  ricominciare a costruire la  sinistra con quelli che non si arrendono. Un compito difficile, ma adesso un po’ meno impossibile.

Anna Maria Bianchi Missaglia

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...