Diario: Martina, il freezer e le primarie del III Municipio

Mentre sulla ribalta nazionale il reggente Martina se la deve vedere con le divisioni del PD sulle opzioni “dialogo con M5S/ restare nel freezer”, trova però il tempo di recarsi a chiudere la campagna della candidata alle primarie del III Municipio di Roma: caso, a quanto pare, più unico che raro. Il segretario nazionale si spende a favore della segretaria del PD municipale di area renziana/orfiniana, che corre in competizione con Giovanni Caudo, professore universitario, ma soprattutto ex assessore all’urbanistica di Ignazio Marino, alla guida di un movimento civico approggiato da pezzi di PD e altre formazioni di sinistra, ma soprattutto da cittadini e realtà della società civile del territorio e non solo. Un segnale, quello di Martina, allo stesso tempo preoccupante e rassicurante. Preoccupante perchè indica che la frattura imposta dai vertici del Partito Democratico con le firme dal notaio è tutt’altro che superata. Anche a distanza di due anni e mezzo. Anche dopo aver constatato che quella mossa ha portato assai sfortuna ed è stata, se non l’inizio, uno dei segni del clamoroso declino del PD. Rassicurante perchè vuol dire che a quel pezzo di Partito la candidatura di Caudo fa piuttosto paura, forse perchè rappresenta una possibile rinascita di una sinistra di popolo da troppo tempo archiviata dalla nomenklatura. Ma ancora preoccupante, perchè dimostra che, anche dopo la serie di terrificanti autogoal, il vertice del PD si impegna di più per soffocare i tentativi di rinnovamento che per ricostruire un dialogo con il suo popolo. E che il freezer in cui si è rinchiuso rischia di diventare quello di un obitorio.

Giovanni Caudo a piazza Conca d’oro 15 aprile 2018 – lancio candidatura

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Diario: si dimette il capogabinetto M5S di Torino

28 ottobre 2017 Si può vedere in due modi. Bravi a mandare via un capo di gabinetto che ha fatto una telefonata che non doveva fare, soprattutto come esponente di un moVimento che ha chiesto il voto dei cittadini promettendo che i suoi “portavoce” non si sarebbero comportanti come i disprezzati politici navigati e spregiudicati. Ma è inquietante pensare alla disinvoltura con cui un capo di gabinetto targato M5S abbia alzato la cornetta per far risparmiare 90 euro di multa a un amico. Certo fosse stato un appartenente a qualsiasi altro partito sarebbe ancora al suo posto, all’insegna dell'”embè?” del centro destra o del “linciaggio mediatico” del centro sinistra. Ma questo non toglie nulla alla naturalezza incosciente, immune alla furbizia di chi da sempre si approfitta del potere ma assicurandosi minime coperture e complicità, che dimostra ancora una volta, che, alla fine, è facile inneggiare all’onestà quando non si è (ancora) esposti alla famosa occasione che potrebbe fare l’uomo ladro. Il vero rispetto delle regole e dell’interesse pubblico, il senso dell’onore, si dimostrano quando ci si scopre capaci di resistere alle tentazioni. Anche quando si presentano sotto forma di un amico che ti chiede di fargli levare una multa. http://torino.repubblica.it/cronaca/2017/10/28/news/il_capo_di_gabinetto_di_appendino_paolo_giordana_si_e_dimesso-179570879/

Diario: Sinistra e dignità

Da cosa ripartire per ricostruire la sinistra. Dalla dignità. Viene prima di tutto il resto. Perchè tutte le battaglie giuste, anche quelle per il diritto di avere da mangiare, i diritti dei lavoratori, il diritto alla parità delle donne, il diritto di essere curati, cominciano e si riassumono in una battaglia per la dignità. Perchè nessuno possa umiliare, sfruttare, ricattare chi ha bisogno o chi è più debole. Perchè nessuno debba subire, accettare, avere paura.

Dignità anche non tradire se stessi, la propria storia, quello che si sente giusto. La Resistenza ci ha insegnato la dignità.

E solo se riusciamo a ricostruire la nostra dignità collettiva possiamo ricominciare a guardare un orizzonte che meriti di essere guardato. Stefano Rodotà l’aveva messa al primo posto del suo elenco:”al centro della politica ci sono la dignità, l’uguaglianza, i diritti, la ridistribuzione delle risorse. Non è sinistra, questa?»

Diario: Quelli che su Facebook…

Ogni volta che pubblico su fb cose dette o scritte da qualcuno che mi hanno particolarmente convinto, specialmente se riguardano la situazione politica, si scatena un inferno di commenti di quelli a cui evidentemente il dottore ha prescritto di far sapere la propria  opinione contraria ogni volta che incappano in qualcosa che non condividono. Anche quando si tratta di temi che forse richiederebbero un confronto un po’ più degno di qualche ping pong di frasi fatte su Facebook. Invece no. E devo prendere atto che i toni di quelli che si definiscono renziani sono ahimè sempre più uguali (arroganti, beffardi e aggressivi) ai toni di quelli che si definiscono cinque stelle. E oltre ad essere gente che evidentemente ha un sacco di tempo da perdere a rispondere ai post dell’universo mondo, sono anche persone che pretendono di giudicare gli altri con un misero metro binario: critichi Renzi ? Allora sei un grillino. Critichi Grillo (o Di Maio o la Raggi)? Allora sei un renziano o quantomeno un piddino. Fortunatamente le cose non stanno così, ci sono persone che riflettono sulle proposte valutando le proposte, e non la (presunta) targhetta di chi le lancia. E vedo che c’è grande difficoltà a rispondere ai discorsi di tanti uomini e donne di buona volontà che non appartengono a nessun partito ma che non si arrendono a questo mondo sempre più di merda e all’inquietante balletto di morti viventi della politica che continua ad andare in scena sui media ufficiali. Noi siamo quelli che volevano e ancora vogliono un mondo migliore. Un mondo di uguaglianza, libertà, dignità e solidarietà. Di Renzi, D’Alema, Grillo, Pisapia, Vendola e compagnia cantando non ce ne importa nulla. Questo piccolo mondo antico è finito. Davanti a noi praterie di ingiustizie su cui cominciare a lavorare, in tanti.
Ottusa e spaventata claque del “non c’è alternativa al l’esistente”, astenersi dalle nostre bacheche, please.

Diario: Rifugiati

Meno male che gli abitanti della Florida che scappano verso nord da un’emergenza climatica fanno parte della stessa federazione di Stati. Perché se avessero dovuto cercare rifugio in un paese di nazionalità diversa, capace che mettevano dei check point sul confine per verificare chi effettivamente avesse diritto di essere accolto perché viveva nelle strade a rischio e chi invece un po’ più in là e quindi un irregolare da respingere. O magari schieravano direttamente l’esercito per impedire “l’invasione”…o forse no, perché gli abitanti della Florida sono comunque persone come noi, mediamente benestanti (rispetto al resto del mondo). Gli “invasori” sono sempre i poveri…

Diario: Salvineide

Questa è solo una carrellata di post dalla pagina Facebook di Matteo Salvini in questi giorni di agosto. Sono più significativi di tanti discorsi. A partire dall’orribile paragone tra il piccolo Aylan, il bimbo curdo morto sulla spiaggia e Julian, il bimbo inglese ucciso dai terroristi a Barcellona, che Salvini ha  rilanciato da un  articolo  di Il Giornale.it. Il post   è stato condiviso 14.366 volte. Quattordicimilatrecentosessantasei persone  che  hanno pensato che fosse normale, di fronte a una tragedia del genere, non provare compassione per i due bambini, ma prendersela con i “buonisti” che non applicano lo stesso trattamento mediatico  a due piccoli morti di nazionalità diversa.  Come se fossero vittime di due fronti opposti  del conflitto. Ma come osserva  Simona Moscarelli dell’OIM, si tratta di due vittime della stessa guerra, bimbi uccisi dalla stessa mano. Anche Aylan era in fuga dall’ISIS. Non facciamoci convincere che esista un NOI e un LORO. Potrei inondare le bacheche degli amici con foto di bimbi affogati, lasciati a morire nel deserto o vittime di attentati terroristici non coperti da nessuna testata. Siamo arrabbiati, siamo spaventati ma dobbiamo restare lucidi. Il sonno della ragione genera mostri e il passo da qui a Charlottesville è molto più breve di quello che si pensi”.

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