1 maggio con le parole di Eddy

Muro di Berlino (foto ambm)

Il lavoro oggi, 1° maggio 2017 di Edoardo Salzano   (da Eddyburg)

Molte volte su questo sito,  abbiamo ricordato  la festa del lavoro con lo sguardo volto al passato. Oggi non ce la sentiamo più.

Nel ricordare il 1° maggio nel 2017 ci sentiamo fortemente spiazzati, e non riusciamo a sentire questa data come una festa che ricorda momenti drammatici ma forieri di lotte, di riscatto e di progresso. Basta guardarci intorno per comprende quanto il mondo è cambiato, e in peggio, proprio sul tema fondativo dell’umanità che è il lavoro.

Per noi, che abbiamo letto e meditato su testi di autori lontani nel tempo (ma vicini alla verità) il lavoro è un valore, una dimensione essenziale dell’uomo, maschio o femmina che sia. È lo strumento che consente all’uomo, collaborante con i sui simili vicini o lontani nel tempo e nello spazio, di conoscere l’universo (quello della materialità come quello dello spirito e dei sentimenti) e a governarlo.

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Voterò no con tristezza. Voterò NO con convinzione.

ANPI folla cantare ballareNon dovevamo arrivare a questo. A buttare all’aria la Costituzione che ci hanno lasciato le donne  e gli uomini che ci hanno liberato dal fascismo, come presidio di libertà, democrazia  e uguaglianza a difesa delle future generazioni,  per dare più potere a cerchie sempre più ristrette, per adeguarsi ai diktat della finanza internazionale, per calcoli elettorali di respiro corto.

Ma comunque vada, la situazione sarà  assai triste.  Triste il misero spettacolo andato in scena su ogni media possibile del nostro Presidente del Consiglio che perorava il sì al referendum come un imbonitore di piazza. Triste la sequenza di regali promessi in cambio della vittoria:  bonus, sollievi per malati, fritto di pesce. Triste che le ragioni del sì e del no non siano divise da ragionamenti, ma troppo spesso da paura, insofferenza per le regole, odio per un leader o una parte, scaltri opportunismi.   Ma soprattutto triste vedere spaccato  il popolo della sinistra, quello  che  una volta stava insieme per  difendere diritti, e che oggi  è impegnato in una guerra fratricida. Non è di sinistra restringere il diritto dei cittadini di eleggere i propri rappresentanti, non è di sinistra regalare l’immunità parlamentare a politici che non ne avrebbero diritto, non è di sinistra ridurre le prerogative del Presidente della Repubblica. E tanto altro.

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Adesso basta. Anche le parole sono stanche.

Lampedusa, le bare nell'hangar

Basta morti nel Mediterraneo e basta indifferenza. Proponiamo varie riflessioni, a partire dalla lettera di Don Luigi Ciotti,  pubblicata da Libera per la tragedia di Lampedusa del 3 ottobre 2013, quando il mare ingoiò quasi 400 migranti. Un anno e mezzo fa, e niente è cambiato, siamo di nuovo qui a parlare di una nuova tragedia. Ma come dice Don Luigi, “anche le parole sono stanche”…

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Noi siamo CHARLIE HEBDO

#JesuisCharlie  #IamCharlie #iosonoCharlie

REDAZIONE DI @AFP  asostegno di Charlie Hebdo.jpg_large

Abbiamo dato la libertà d’espressione come diritto scontato, ottenuto una volta per sempre. Non è così. Da questa mattina seguo con angoscia le notizie che arrivano da Parigi: 12 morti e 8 feriti per ora il bilancio delle vittime nell’attentato al settimanale satirico Charlie Hebdo. Una carneficina durante una riunione di redazione. Hanno ucciso coloro che ogni fondamentalismo e ogni radicalismo temono di più: gli artisti liberi. Hanno ucciso: Charb, Cabu, Tignous e Wolinski.
Charlie Hebdo raccontava il nostro tempo con la satira, ironizzava sulle religioni, giocava con la sua vitalissima forza sui doppi sensi, sul sesso, sul desiderio. E provava a smontare la triste, seriosa e violenta propaganda del radicalismo religioso. Ma l’Islam fondamentalista per questo li ha condannati a morte. Charlie Hebdo metteva paura al fondamentalismo. L’ironia smonta il proselitismo islamista più d’ogni artiglieria.

Roberto Saviano

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