L’ultimo treno per il PD

dal sito del PD

Il PD continua a non fare alcuna autocritica sulle ragioni della sconfitta, ma per molti dem la colpa è degli elettori che hanno fatto la scelta sbagliata. Continuiamo a farci del male, direbbe Nanni Moretti…

Mentre la situazione politica degenera ogni giorno di più, tra le sparate razziste del Ministro dell’interno,  i cinegiornali in stile Istituto Luce che esaltano presunti  provvedimenti  anticasta, e il  back stage delle spartizioni da ancien régime (con personaggi dell’ancien régime che potrebbero finire in ruoli chiave),  il Partito Democratico non riesce a uscire dal suo torpore di lotte intestine, grida manzoniane e passerelle random nelle periferie.

Il circolo vizioso  in cui il PD si è imprigionato da solo è soprattutto la mentalità che vede nelle conte e nel “do ut des” l’unica forma di iniziativa politica, tutta interna al partito.  Come una disputa per la proprietà di una domus a Pompei il giorno prima dell’eruzione del Vesuvio.

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Miseria e nobiltà (a proposito di Veltroni)

Rilancio questa riflessione di Aldo Pirone, aggiungendo un “da che pulpito”, visto che anche Walter  Veltroni* ha collezionato un bel po’ di sconfitte, e ha persino regalato la Capitale ad Alemanno, senza per questo fare quello che adesso accusa il PD renziano  di non aver fatto: interrogarsi sul perché si siano persi tanti  voti e  sul perché la sinistra sia stata sradicata dai ceti popolari dalle periferie urbane e sociali. E senza spiegare perchè, anche lui come Renzi, aveva promesso di andarsene (in Africa) in caso di sconfitta e  invece è ancora lì a pontificare. Con il sottopancia gentilmente offerto dal deferente Giannini  di  “padre nobile” della sinistra.

IL PADRE NOBILE

di Aldo Pirone

L’altra sera da Lilli Gruber c’era Veltroni. A interloquire con lui anche Massimo Giannini, columnist di “la Repubblica”. I due giornalisti – per la verità Giannini più delle Gruber – hanno mostrato la solita deferenza poco professionale verso l’ex segretario del PD, definito da Giannini, sulla scia del suo mentore Eugenio Scalfari, padre nobile del partito di cui, ahimè, fu il fondatore. Veltroni ha subito fatto una critica al PD per la mancanza d’iniziativa politica dimostrata nel corso di questi due mesi post elettorali. Un deficit dimostrato soprattutto nei confronti del M5s che, secondo Walter, doveva essere incalzato per farne emergere le contraddizioni politiche e su quelle lavorare. A cominciare da quella sbandierata da Di Maio secondo cui un accordo con Lega o il PD era considerato equivalente. Anzi, a sentire il grillino, con il PD sarebbe stato fatto contro voglia mentre quello con Salvini era considerato più naturale e promettente di grandi cose. Si è sottolineato negativamente il fatto che il PD abbia preferito il cosiddetto Aventino.

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