Congiunzione astrale e stelle cadenti

Sull’arresto di Marcello De Vito c’è poco e tanto da dire. Poco, perchè, se alla fine dell’iter giuziario fosse accertata la sua colpevolezza per il reato di corruzione, si tratterebbe della solita parabola del politico che quando arriva nella stanza dei bottoni e la sua dichiarata irreprensibilità viene messa alla prova (prima, son buoni tutti), cede alle tentazioni. Ma ci sarebbe anche da dire tanto, su un MoVimento che giunto al governo della Capitale d’Italia, la prima responsabilità importante prima di approdare al Governo con la Lega, si rivela assai permeabile al fascino del potere. E questo non può essere – non più- un incidente di percorso, per un MoVImento che voleva mettere in campo cittadini comuni, lontano da esperienze politiche nella “casta” e che per questo avrebbero dovuto essere l’antidoto alle distorsioni strutturali del sistema politico. Come se il fatto di essere “cittadini” garantisse automaticamente l’integrità e l’onestà, secondo il mito del “buon selvaggio” di Rousseau, a cui la Casaleggio e il nuovo M5S hanno intitolato la loro piattaforma web per le consultazioni degli iscritti. La responsabilità e l’onestà dovrebbero essere garantite ben diversamente, con una democrazia interna reale, con un confronto orizzontale continuo e soprattutto con un dibattito trasparente. Invece il M5S fin dalla sua nascita ha scelto la linea della chiusura in sè stesso, del sospetto verso i dissensi interni, dell’attacco a qualunque voce critica esterna, vissuta come “nemico”. Se vuole sopravvivere, cosa di cui dubito, il M5S dovrebbe cambiare profondamente e rapidamente. E affrontare le sue contraddizioni, anzichè esibire una severità – Di Maio: butto fuori De Vito dal M5S senza aspettare i probiviri – che non fa impressione a nessuno. E intanto in Parlamento il M5S salva Salvini dal processo, facendo l’ennesimo hara kiri…

AMBM

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Il mondo di mezzo e il mondo nuovo

Pubblicato il di carteinregola

MAXXI spazio pubblico

Quello che è successo in questo finale d’anno ci ha fatto scoprire una città malata.
Malata di mafia, malata di corruzione, malata di mala amministrazione. Ma soprattutto malata di indifferenza.

Sapere che nella nostra città c’è la mafia che comanda, che corrompe e che ruba risorse collettive, poteva scatenare un’indignazione infinita, che con un po’ di buona volontà  poteva prendere la forma di un nuovo impegno.

Fino  a oggi non è successo. Più che per menefreghismo, per rassegnazione.

Ci siamo rassegnati   a non  contare nelle decisioni che riguardano i nostri territori e la qualità della nostra vita. Ci siamo rassegnati a dover chiedere come favore quello che sarebbe un nostro diritto. Ci siamo rassegnati a vedere passare  davanti agli altri quelli che non ne hanno diritto. Ci siamo rassegnati a votare per gente che fa promesse  che non vengono mai mantenute. Ci siamo rassegnati a non vedere trionfare quasi mai la  giustizia. Ci siamo rassegnati alla legge del più forte. E ci siamo rassegnati a non avere fiducia in noi  stessi, nella nostra possibilità di cambiare qualcosa, e a non avere fiducia negli altri, quelli con cui potremmo  condividere  un’altra idea di  mondo.

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Mafia Capitale: una questione di anticorpi

(da Carteinregola)

A Roma c’è la a mafia. Non di importazione, autoctona. Una “quinta mafia” con caratteristiche peculiari  descritte molto bene dal Procuratore Pignatone nella conferenza stampa del 2 dicembre.   Dopo  arresti e perquisizioni in Campidoglio e  alla Pisana, co  indagati di primo piano della politica cittadina,  dall’ex sindaco Alemanno  al presidente dell’Assemblea Capitolina Mirko Coratti (PD), dall’assessore Ozzimo, che si é dimesso, a Giovanni Quarzo, Capogruppo di Forza Italia e presidente della  Commissione Trasparenza, a Eugenio Patanè (PD)  e Luca Gramazio (PdL – Forza Italia)rispettivamente ex Presidente del PD romano e  ex consigliere di Roma Capitale,   attualmente consiglieri regionali  del Lazio. La prima ragione è il venir meno – da molti anni – degli anticorpi che avrebbero dovuto scattare, ben prima della magistratura, a difesa del bene pubblico, nelle istituzioni, nei partiti e anche nell’informazione
Il video di Repubblica della conferenza stampa di PignatoneConferenz astampa Pignatone 

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La parola agli esperti

A margine dell’operazione “mondo di mezzo”  Roma CapitaleLa pagina dle corriere Marino Frankenstein

Fa uno strano effetto rileggere le dichiarazioni e gli articoli anche solo di pochi giorni fa, del “pre operazione mondo di mezzo”. Il “senno di poi” in questo caso è spietato. Pensare che fino al 18 novembre scorso c’era chi chiedeva le dimissioni del Sindaco per 8 multe non pagate. O chi aveva commissionato e diffuso urbi et orbi un sondaggio che demoliva la popolarità di Marino mettendogli sulla schiena piaghe della città irrisolte da decenni. Ma soprattutto fa uno strano effetto rileggere le parole del capogruppo del senato Zanda*, che accusava Marino di non avere ” la conoscenza robusta di Roma che avevano Rutelli e Veltroni, o Petroselli e Argan” giungendo a queste profetiche conclusioni: “Marino non deve pensare che le indicazioni del Pd siano date per motivi diversi dal volerlo rafforzare. Ci mancherebbe altro che lui non si fidasse del suo partito” aggiungendo “il fatto che il sindaco e la sua maggioranza non vadano d’accordo è contro natura”.

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