Diario: Stop frame, Ostia, 8 novembre 2017

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Questo è il video con l’aggressione di Roberto Spada, esponente del clan Spada, all’inviato di Nemo (Rai 2) Daniele Piervincenzi durante un’intervista.

Pochi secondi che dicono molto di più di qualsiasi discorso, analisi, polemica sulla situazione di Ostia. E non solo di Ostia. Perchè si tratta del X Municipio, che fa parte del Comune di Roma, della Capitale d’Italia. Un territorio dove la gente è così rassegnata che, dopo l’arresto (e la condanna in primo grado) del suo Presidente PD coinvolto nel “Mondo di mezzo”, e un lungo periodo di commissariamento, ha deciso, per una schiacciante maggioranza (due terzi), di non andare più a votare.

Va guardato questo video, quella testata in faccia al giornalista, che anche se lo sai ti prende alla sprovvista, ma con quella consapevolezza sgradevole che non stai assistendo a una fiction. Ci facesse un po’ di effetto, a noi che continuiamo il nostro tran tran lamentandoci delle buche e dell’immondizia, che ci scandalizziamo e pontifichiamo, ma in cuor nostro pensiamo che, alla fine, ce la caveremo sempre. Perchè si sopravvive sempre, a Roma, sfruttando i tanti interstizi lasciati da regole e legalità allentate, tolleranze e scorciatoie che fanno da camera di compensazione a una quotidianità intollerabile ma comunque sopportabile. Almeno per chi lavora – ha un lavoro – e vive in case – ha case – mediamente ospitali, in quartieri mediamente centrali e mediamente benestanti, con paure esagerate di cose in cui è difficile imbattersi.

Non è così per sempre più persone, che vivono esistenze in salita di cui è la paura a tracciare i perimetri. Donne e uomini che ogni giorno si avventurano nella vita cercando di stare alla larga dai prepotenti, perchè nessuno garantisce giustizia. E non c’è nessuna telecamera a registrare i soprusi e a restituire la dignità alle vittime.

Dimenticheremo anche questo episodio, come abbiamo già archiviato Mafia capitale nello sterile battibecco è-mafia-non-è-mafia. Lo metteremo nello scaffale dei mali senza rimedio o di quelli a cui non possiamo dare rimedio e di cui quindi ci disinteressiamo. Mentre sta già scivolando dalla memoria la faccia dell’aggressore prima di sferrare la testata.

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Diario: Salvineide

Questa è solo una carrellata di post dalla pagina Facebook di Matteo Salvini in questi giorni di agosto. Sono più significativi di tanti discorsi. A partire dall’orribile paragone tra il piccolo Aylan, il bimbo curdo morto sulla spiaggia e Julian, il bimbo inglese ucciso dai terroristi a Barcellona, che Salvini ha  rilanciato da un  articolo  di Il Giornale.it. Il post   è stato condiviso 14.366 volte. Quattordicimilatrecentosessantasei persone  che  hanno pensato che fosse normale, di fronte a una tragedia del genere, non provare compassione per i due bambini, ma prendersela con i “buonisti” che non applicano lo stesso trattamento mediatico  a due piccoli morti di nazionalità diversa.  Come se fossero vittime di due fronti opposti  del conflitto. Ma come osserva  Simona Moscarelli dell’OIM, si tratta di due vittime della stessa guerra, bimbi uccisi dalla stessa mano. Anche Aylan era in fuga dall’ISIS. Non facciamoci convincere che esista un NOI e un LORO. Potrei inondare le bacheche degli amici con foto di bimbi affogati, lasciati a morire nel deserto o vittime di attentati terroristici non coperti da nessuna testata. Siamo arrabbiati, siamo spaventati ma dobbiamo restare lucidi. Il sonno della ragione genera mostri e il passo da qui a Charlottesville è molto più breve di quello che si pensi”.

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Codice Minniti. L’emergenza umanitaria non sono i migranti. Siamo noi.

“Immigrants” by Alireza Pakdel, Iranian artist.

Voglio conservare queste risposte al Codice Minniti e ai  discorsi che siamo costretti a sentire. Sono scritte da persone diverse, persone che raccontano  quello che provo e che mi fanno sentire meno sola  di fronte a questo disastro. Un’emergenza umanitaria, non per i migranti in pericolo nel mare, ma per noi, massa  di sciagurati indifferenti. (interventi di Guido Viale, Roberto Saviano, Marco Revelli, Tomaso Montanari) (AMBM)

Ricorda, non sei straniero sei solo povero.
Se fossi ricco non saresti straniero in nessun luogo.(MamAfrica)

Guido Viale – da il Manifesto  6 agosto 2017

Ong, in difesa dei giusti

Migranti. A chi cerca di sottrarre i profughi a un destino di sofferenza e morte andrebbe riconosciuto il titolo di “Giusti”. Invece vengono trattati come criminali, sempre più spesso con un linguaggio che tratta le persone salvate e da salvare come ingombri, intrusi, parassiti e invasori da buttare a mare

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Voterò no con tristezza. Voterò NO con convinzione.

ANPI folla cantare ballareNon dovevamo arrivare a questo. A buttare all’aria la Costituzione che ci hanno lasciato le donne  e gli uomini che ci hanno liberato dal fascismo, come presidio di libertà, democrazia  e uguaglianza a difesa delle future generazioni,  per dare più potere a cerchie sempre più ristrette, per adeguarsi ai diktat della finanza internazionale, per calcoli elettorali di respiro corto.

Ma comunque vada, la situazione sarà  assai triste.  Triste il misero spettacolo andato in scena su ogni media possibile del nostro Presidente del Consiglio che perorava il sì al referendum come un imbonitore di piazza. Triste la sequenza di regali promessi in cambio della vittoria:  bonus, sollievi per malati, fritto di pesce. Triste che le ragioni del sì e del no non siano divise da ragionamenti, ma troppo spesso da paura, insofferenza per le regole, odio per un leader o una parte, scaltri opportunismi.   Ma soprattutto triste vedere spaccato  il popolo della sinistra, quello  che  una volta stava insieme per  difendere diritti, e che oggi  è impegnato in una guerra fratricida. Non è di sinistra restringere il diritto dei cittadini di eleggere i propri rappresentanti, non è di sinistra regalare l’immunità parlamentare a politici che non ne avrebbero diritto, non è di sinistra ridurre le prerogative del Presidente della Repubblica. E tanto altro.

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Perchè la vita sia degna

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Un lavoro dignitoso per quanti sono esclusi dal mercato del lavoro; terra per i contadini e le popolazioni indigene; abitazioni per le famiglie senza tetto; integrazione urbana per i quartieri popolari; eliminazione della discriminazione, della violenza contro le donne e delle nuove forme di schiavitù; la fine di tutte le guerre, del crimine organizzato e della repressione; libertà di espressione e di comunicazione democratica; scienza e tecnologia al servizio dei popoli

I dieci punti di Santa Cruz de la Sierra ricordati da Papa Francesco

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Prima.

mare-e-cieloDa laica, spesso guardo con speranza a Papa Bergoglio. Perchè è quanto di più vicino al Vangelo da un bel pezzo a questa parte. Ma di fronte a chi si scaglia contro la scelta – immagino dolorosissima – di due genitori di porre fine alle sofferenze di un figlio malato terminale, criticando la legge di uno stato che la consente, provo di nuovo una grande paura per la Chiesa – le chiese – che vogliono impedire alle persone, credenti e non, di decidere per la propria vita e per quella delle persone che amano.

Oggi Papa Francesco ha ricordato tutti i migranti morti nel tentativo di raggiungere luoghi sicuri per se stessi e per i propri familiari. Persone che hanno rischiato e perso la vita per sfuggire a destini ancora peggiori. Persone. Anche bambini piccolissimi.
E vorrei che tutti quei sepolcri imbiancati che oggi alzano il dito contro quei genitori che hanno scelto di lasciar  morire il proprio figlio e contro un paese civile che gliel’ha consentito, prima avessero il coraggio di alzare lo sguardo verso quei paesi dove ragazzi e bambini muoiono ogni giorno. Vorrei che parlassero della fame, della guerra, che non sono ineluttabili come la malattia. Che gridassero e si scandalizzassero per i nostri paesi che prosperano sulla vendita delle armi che ogni giorno ammazzano bambini, donne, uomini.

Prima di dire una sola parola a proposito di quel ragazzo malato.

Prima.

Se fossimo ancora quelli di una volta

e pensare che solo l'11 settembre scorso abbiamo fatto marce a piedi scalzi in tutta Italia

e pensare che solo l’11 settembre scorso abbiamo fatto marce a piedi scalzi in tutta Italia

Se fossimo ancora quelli di una volta, non avremmo sopportato neanche un momento la notizia che in Danimarca il  parlamento aveva deciso di prendere  ai profughi quel poco di valore  che erano riusciti a portare con sè.

Non avremmo sopportato che qualcuno volesse portare via a uomini donne bambini che avevano ancora addosso la paura e la guerra, quei pochi pezzi di sè,  come ai condannati  che entrano in prigione.  Qualcuno  voleva prendere  anche le loro  fedi nuziali.

Se fossimo ancora quelli di una volta, avremmo gridato, protestato. Saremmo andati in tanti sotto le ambasciate di quel paese che dicono il più felice del mondo. A dire che solo un paese di gente infelice può pensare una cosa simile. L’ infelicità di chi non sa più vedersi negli altri, capire il dolore e la  paura,  e aprire le braccia  per curare le ferite.

Se fossimo ancora quelli di una volta avremmo pensato di fare qualcosa, perchè questa notizia non scivolasse via nel mare delle cose fastidiose in cui navigano ogni giorno le nostre esistenze. L’avremmo tirata fuori, mostrata a tutti, perchè tutti capissero che quella non era una notizia come le altre.

Era l’inizio di qualcosa di molto brutto. Un segnale che la storia ci ha insegnato che troppo spesso viene ritrovato  solo con il senno di poi. Quando qualcuno si chiede, ma perchè nessuno ha detto, perchè nessuno si è ribellato, perchè nessuno ha gridato?

Se fossimo ancora quelli di una volta l’avremmo fatto.

Anna Maria Bianchi Missaglia

 

Adesso basta. Anche le parole sono stanche.

Lampedusa, le bare nell'hangar

Basta morti nel Mediterraneo e basta indifferenza. Proponiamo varie riflessioni, a partire dalla lettera di Don Luigi Ciotti,  pubblicata da Libera per la tragedia di Lampedusa del 3 ottobre 2013, quando il mare ingoiò quasi 400 migranti. Un anno e mezzo fa, e niente è cambiato, siamo di nuovo qui a parlare di una nuova tragedia. Ma come dice Don Luigi, “anche le parole sono stanche”…

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