Diario: foglioline di fico

Quelle tre foglioline aggiunte al simbolo della nuova formazione della sinistra  che ha incoronato leader l’attuale Presidente del Senato Pietro Grasso, potrebbero dimostrare una certa dose di creatività nel rimediare agli errori (un nome che vira evidentemente al maschile, come maschi sono il leader unitario e i singoli leader dei sotto partiti) ma anche una notevole dimestichezza con il consumato marketing. L’aggiunta di un contentino grafico per dissimulare che la nuova formazione, almeno del punto di vista dei generi, è decisamente poco nuova (che poi la “E” simil Emergency potrebbe essere “liberi/E, ma anche liberi E uguali, che è poi il nome del movimento, ripreso dall’art.1 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo – che negli articoli parla di “esseri umani” e di “individui”)

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Il Brancaccio si ferma. Per ripartire.

Il problema é che il Paese sta affondando tra squilli di trombe di di destra, a destra come altrove, e la sinistra è scomparsa. Scomparsa dalla realtà, dai territori, dall’incontro con la gente vera, a parte quelle sparute occasioni di dibattiti sempre tra gli stessi, sempre un po’ meno e sempre più canuti. E se ancora si riesce a vedere qualcosa, a sinistra, è solo per la proiezione virtuale del suo sparuto drappello di litigiosi rappresentanti, visibili sui media solo in quanto litigiosi, e come tali utilizzabili per sbeffeggiare la sinistra. Quello che hanno messo in moto Falcone e Montanari era un ultimo, nobile – e a questo punto ingenuo – tentativo di uscire da un angusto luogo di meste contrattazioni e aprire a logiche e ragionamenti diversi. I fatti dimostrano che l’utopia, prima di cambiare il Paese, è cambiare la cosiddetta sinistra.(AMBM)

dal sito di Alleanza popolare per l’uguaglianza e la giustizia

Il Brancaccio si ferma. Per ripartire.

L’assemblea generale del percorso del Brancaccio convocata a Roma per sabato prossimo, 18 novembre, è annullata. Mi scuso personalmente con tutti coloro che, non di rado con sacrificio, hanno già acquistato il biglietto del treno o dell’aereo.

E mi scuso con tutti i cittadini che sarebbero venuti a discutere la redazione finale del progetto di Paese che è uscito dalle Cento Piazze per il Programma.

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Diario: C’e’ qualcosa di peggiore della sconfitta, la sconfitta disonorevole

(a proposito delle elezioni siciliane) Bisogna sempre metterla in conto, la sconfitta, e accettarla come polo negativo ineludibile con cui dobbiamo confrontarci quando ci battiamo per il cambiamento. La possibilità della sconfitta è quello che ci spinge a impegnarci al massimo, a riflettere, a migliorare.
E quando si combatte per qualcosa in cui si crede profondamente, non si può avere paura della sconfitta. Se tante donne e tanti uomini si fossero battuti solo per cause vincenti, oggi non avremmo i diritti che ci hanno regalato. Non si sono fatti intimidire le donne e uomini che hanno rischiato la vita quando non c’era certezza di sconfiggere il fascismo. Non si sono tirati indietro le donne e gli uomini che si sono battuti e si battono contro le mafie.
Oggi un partito con una storia gloriosa ha mostrato all’Italia e al mondo di avere una paura della sconfitta tale da rinunciare a lottare in una terra di mafie e ingiustizia. E il suo leader ha dimostrato che le maldestre ragioni del marketing politico sono più importanti del dovere della dignità di un capo di partito. Come il capitano di una nave che affonda che pensa solo a procurarsi una scialuppa.
Ma la sconfitta di chi perde battendosi coraggiosamente, ha in sè i semi di una rinascita contagiosa.
La sconfitta di chi evita la battaglia, o cerca di salvare il salvabile venendo a patti con chi calpesta ogni giorno i suoi valori, è una sconfitta per sempre.
Perchè perde la propria identità e il proprio onore.
(Post scriptum: neanche il candidato premier M5S  sembra un cuor di leone, se ha trovato la prima – ridicola-  scusa per non affrontare l’annunciato confronto televisivo con il leader PD)

Elezioni Ostia: siamo alla frutta, compagni e portavoce (e cittadini attivi). Che vogliamo fare?

ELEZIONI OSTIA: SIAMO ALLA FRUTTA, COMPAGNI E PORTAVOCE (E CITTADINI ATTIVI). CHE VOGLIAMO FARE? Un incredibile comunicato del consigliere capitolino PD Pelonzi, rivendica il risultato di “PD secondo partito” al Municipio X. Ci vuole un po’ a capire a cosa si riferisce, visto che il ballottaggio si terrà tra la candidata M5S e la candidata del centrodestra. Ma con un po’ di sforzo ci si arriva: siccome il centro destra è una coalizione, ciascun partito che ne fa parte ha preso meno del PD, e quindi il Partito Democratico, inteso come partito, è arrivato secondo. Aspettiamo il prossimo comunicato in cui magari, valutata la stautura media dei candidati del suo partito, potrà consolarsi con un “il partito più alto” (si potrebbe forse tentare anche con”il partito di maggior peso”). Ma hanno poco da festeggiare pure in casa Cinquestelle: al primo turno delle elezioni comunali del 2016 nella circoscrizione dove si è rivotato ieri, avevano preso il 46%, adesso 30,21, una performance M5S assai inferiore nonostante la raffica di iniziative istituzionali che è piovuta sul territorio nelle scorse settimane (riparazione strade, inaugurazione asili, ricognizioni nei mercati rionali ecc). E l’esito del ballottaggio è tutt’altro che scontato. Ma c’è poco da stare allegri pure per noi cittadini attivi: un simile astensionismo significa il crollo delle speranze, che sono il sale dell’impegno civico. Il non voto è sempre un voto per i tanti manovratori che vogliono comandare indisturbati. E la deriva autoritaria e intollerante della crescita di Casa Pound ci dice molto bene dove si sta incanalando tutto il malessere che, accumulato da anni, negli ultimi tempi ha raggiunto il livello di guardia. Non c’è più molto tempo per correre ai ripari. L’unica speranza è che quelle donne e quegli uomini di buona volontà di schieramenti diversi, trovino un modo per andare al di là delle contrapposizioni, e costruiscano un fronte di liberazione, locale e nazionale. Donne e uomini che sanno fare autocritica e rovesciare le meschine scacchiere su cui da troppo tempo è impegnato il proprio partito, donne e uomini che hanno valori di solidarietà e giustizia, che contano ben di più dei tanti vaffanculo del loro MoVimento. E potrebbero contare sull’aiuto di tante cittadine e cittadini che, nella loro autonomia, si battono per una città migliore. E’ un’utopia, lo so. Ma mi sembra l’unica via di uscita da questo inferno alle porte.

> Vai a Elezioni Ostia, quello che resta
Al ballottaggio si sfideranno due donne, la candidata M5S Giuliana Di Pillo e la candidata del centrodestra Monica Picca. Pubblichiamo  le informazioni sulle due aspiranti Presidenti del Municipio e i risultati elettorali. Ma due sono i dati che balzano agli occhi: l’astensionismo record (ha votato un avente diritto su tre) e il risultato dell’estrema destra, con Casa Pound a più del 9%. Dati molto significativi anche della direzione in cui sta andando la Capitale: nel quadro dipinto dal Procuratore Pignatone (pochi giorni fa in una lettera al Messaggero)  di un territorio dove lo scioglimento del Municipio è stato portato anche dalla “presenza mafiosa e i suoi legami con imprenditoria e pubblica amministrazione” si legge  un profondo smarrimento. E la definitiva sconfitta di quel centro sinistra che ha fatto hara kiri mandando a casa il suo sindaco e che non ha saputo ricucire il  dialogo con i territori. E molto altro ancora su cui bisogna urgentemente riflettere (LEGGI TUTTO) 

Walter Tocci: il senso del pudore

foto ambm

L’intervento al Senato di Walter Tocci, che non ha votato  la fiducia alla legge elettorale. “Se manca il senso del pudore, si rischia di perdere anche il dovere della responsabilità. Il limite della politica è l’essenza di ogni Costituzione…”.

(dal sito di Walter Tocci, senatore PD, pubblicato il 24 ottobre 2017)

Signor Presidente,
il disegno di legge elettorale mi scaraventa in un paradosso. Da un lato condivido tutto e dall’altro non condivido niente.
Siamo alla fine della legislatura e c’è in aula una proposta per superare il Consultellum, che è la soluzione peggiore non solo per le sue gravi anomalie ma per la definitiva delegittimazione del Parlamento. Se lo scenario fosse solo questo non potrei che votare a favore.
Ma non riesco a non domandarmi: come siamo arrivati fin qui? E soprattutto con quali forzature istituzionali? E quali inganni contengono queste norme?

Diario: Quelli che su Facebook…

Ogni volta che pubblico su fb cose dette o scritte da qualcuno che mi hanno particolarmente convinto, specialmente se riguardano la situazione politica, si scatena un inferno di commenti di quelli a cui evidentemente il dottore ha prescritto di far sapere la propria  opinione contraria ogni volta che incappano in qualcosa che non condividono. Anche quando si tratta di temi che forse richiederebbero un confronto un po’ più degno di qualche ping pong di frasi fatte su Facebook. Invece no. E devo prendere atto che i toni di quelli che si definiscono renziani sono ahimè sempre più uguali (arroganti, beffardi e aggressivi) ai toni di quelli che si definiscono cinque stelle. E oltre ad essere gente che evidentemente ha un sacco di tempo da perdere a rispondere ai post dell’universo mondo, sono anche persone che pretendono di giudicare gli altri con un misero metro binario: critichi Renzi ? Allora sei un grillino. Critichi Grillo (o Di Maio o la Raggi)? Allora sei un renziano o quantomeno un piddino. Fortunatamente le cose non stanno così, ci sono persone che riflettono sulle proposte valutando le proposte, e non la (presunta) targhetta di chi le lancia. E vedo che c’è grande difficoltà a rispondere ai discorsi di tanti uomini e donne di buona volontà che non appartengono a nessun partito ma che non si arrendono a questo mondo sempre più di merda e all’inquietante balletto di morti viventi della politica che continua ad andare in scena sui media ufficiali. Noi siamo quelli che volevano e ancora vogliono un mondo migliore. Un mondo di uguaglianza, libertà, dignità e solidarietà. Di Renzi, D’Alema, Grillo, Pisapia, Vendola e compagnia cantando non ce ne importa nulla. Questo piccolo mondo antico è finito. Davanti a noi praterie di ingiustizie su cui cominciare a lavorare, in tanti.
Ottusa e spaventata claque del “non c’è alternativa al l’esistente”, astenersi dalle nostre bacheche, please.

Gilioli: Meditiamo che questo è

 Meditiamo che questo è (dal Blog di Alessandro Gilioli Piovono Rane – L’Espresso 7 settembre 2017)

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Possiamo tranquillamente infischiarcene di quello che ci dice Medici Senza Frontiere sulle condizioni dei campi di prigionia in cui sono detenuti i migranti che cercavano di raggiungere l’Europa: «Ammassati in stanze buie e sudicie, prive di ventilazione, costretti a vivere una sopra l’altro. Gli uomini costretti a correre nudi nel cortile finché collassano esausti. Le donne violentate e poi obbligate a chiamare le proprie famiglie e chiedere soldi per essere liberate. Tutte le persone che abbiamo incontrato avevano le lacrime agli occhi».

 

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Un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza – L’appello di Anna Falcone e Tomaso Montanari

> Vai al sito con i video degli interventi dell’assemblea del 18 giugno e i contributi al dibattito. In calce una riflessione  di Edoardo Salzano da Eddyburg

L’APPELLO di Anna Falcone e Tomaso Montanari

Siamo di fronte ad una decisione urgente. Che non è decidere quale combinazione di sigle potrà sostenere il prossimo governo fotocopia, ma come far sì che nel prossimo Parlamento sia rappresentata la parte più fragile di questo Paese e quanti, giovani e meno giovani, in seguito alla crisi, sono scivolati nella fascia del bisogno, della precarietà, della mancanza di futuro e di prospettive.

La parte di tutti coloro che da anni non votano perché non credono che la politica possa avere risposte per la loro vita quotidiana: coloro che non sono garantiti perché senza lavoro, o con lavoro precario; coloro che non arrivano alla fine del mese, per stipendi insufficienti o pensioni da fame

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13 anni senza Tom

(di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci)

Il 20 giugno rappresenta una data che nei nostri cuori produce un’ombra: è il giorno della morte di una persona importante, speciale, determinante per la storia dell’Arci. È  il giorno in cui ci ha lasciato Tom Benetollo.

Ognuno di noi, tra coloro che hanno vita più antica da dirigente dell’associazione, associa a questa data ricordi personali,  incontri, parole, riunioni, conversazioni  con questo grande Presidente.

Tom è stata una delle personalità politiche nella storia della sinistra italiana che ha saputo trasmettere stimoli culturali, suggestioni, intuizioni che ancora non sono state colte fino in fondo.

Ma, oggi più che mai, occorre ricordare il segno e il protagonismo politico che alla nostra associazione venne dato dalla dirigenza di Tom. Con determinazione e con coraggio (e un po’ di solitudine) Tom impresse una svolta. L’Arci, associazione nata per occupare il tempo libero e far crescere la consapevolezza dei cittadini, fondata sulla partecipazione e su un rapporto diretto e coinvolgente coi cittadini stessi, avrebbe potuto svolgere la sua ‘missione’ originaria solo se non avesse rinunciato a far conoscere la propria opinione sulle ingiustizie del mondo, contro la guerra e l’ordine sbagliato e violento che in quegli anni si andava affermando. E per dare seguito a quella convinzione si adoperò per costruire reti internazionali, organizzando manifestazioni, diventando, e con lui l’Arci, catalizzatore e promotore di movimenti che riempirono le piazze italiane ed europee.

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