Robert Kennedy: il PIL misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Discorso sul PIL di Robert Kennedy del 18 Marzo 1968

Il 18 Marzo del 1968 Robert Kennedy pronunciava, presso l’università del Kansas, un discorso nel quale evidenziava, tra l’altro, l’inadeguatezza del PIL come indicatore del benessere delle nazioni economicamente sviluppate.

Tre mesi dopo veniva ucciso durante la sua campagna elettorale che lo avrebbe probabilmente portato a divenire Presidente degli Stati Uniti d’America.

Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jpnes, nè i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.

Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

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da leggere e ascoltare: Emma Gonzalez contro le armi

Screenshot via Youtube.

(da lunanuvola.worpress.com) Se il Presidente vuol venire da me – ha detto Emma – e dirmi in faccia che è stata una terribile tragedia e che non dovrebbe mai più accadere, nel mentre continua a sostenere che nulla può essere fatto al proposito, io gli chiederò chiaramente quanto ha ricevuto dalla NRA.” Naturalmente Emma la cifra la conosce e divisa per le vittime di stragi del solo 2018 fa 5.800 dollari a persona: “Questo è quanto valgono le persone per lei, Trump? A ogni politico che prende soldi dalla NRA io dico VERGOGNATEVI!” (La folla ha ripreso più volte il suo grido.)

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Gli uomini deboli hanno bisogno di leader forti

thevision.com

dal sito Thevision 24 luglio 2018

Arrivati alla gara di bottoni nucleari, anche i più ottimisti hanno dovuto ammettere che abbiamo un problema. Come hanno scritto Michele Masneri e Andrea Minuz sul Foglio, il populismo è maschio – e non dei più evoluti. Siamo arrivati a una gigantesca resa dei conti tra generi, l’ultimo disperato e  sconfortante tentativo di salvare il soffitto di vetro che ci proteggeva dall’assalto delle donne. Lo stiamo sostituendo con mattoni di una virilità stereotipata ed esibita fino al ridicolo: ruspe, missili nucleari, soldati ai confini. Lo stesso arsenale di parole dei leader populisti è preso pari pari dalla cesta dei giochi per bambini degli anni Settanta, rigorosamente divisi tra quelli per maschi e quelli per femmine. Facciamo scontrare i nostri giocattoli l’uno contro l’altro, perché il conflitto è ciò che ci caratterizza in quanto veri uomini. Solo che questa volta non c’è un genitore a dividerci.

L’Italia fascista è stata il modello di un potere che ha provato a ricacciare le donne dentro casa, dopo che queste avevano retto il Paese lavorando negli uffici e nelle fabbriche durante la Prima guerra mondiale, mentre i mariti erano al fronte. Da quel tunnel non siamo mai completamente usciti e in certi momenti, come quello attuale, sembra che tutto lo sforzo fatto per allontanarci da quegli anni stia per essere cancellato. Mussolini a torso nudo che falcia il grano, il regime che nega l’omosessualità perché “in Italia sono tutti maschi”, il culto del corpo maschile e la riduzione della donna ad angelo del focolare. Sono stati tutti strumenti del modello ideologico al testosterone di un regime che ha provato, e in parte è riuscito, a frenare l’emancipazione femminile che tanto spaventava i reduci, tornati in un Paese che spesso dava segno di non avere più bisogno di loro. Quando Steve Bannon dice di essere“affascinato” da Mussolini non ne decanta l’astuzia politica, o la capacità retorica e propagandistica. Altri sono i suoi meriti, secondo l’ideologo rinnegato da Trump: “Mussolini era chiaramente amato dalle donne, era apprezzato dagli uomini. Era così virile. Aveva persino un buon gusto nel vestire, basta pensare a quelle uniformi.”

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Stanno testando il fascismo e non ce ne rendiamo conto

Per capire cosa sta succedendo nel mondo in questo momento, dobbiamo riflettere su due cose. Una è che siamo in una fase di test. L’altra è che ciò che viene testato è il fascismo – una parola che dovrebbe essere usata con attenzione, ma dalla quale non bisogna sfuggire quando è così chiaramente all’orizzonte. Dimenticate il “post-fascismo” – quello che stiamo vivendo è il proto-fascismo.

di Fintan O’Toole* – The Irish Times 26 giugno 2018

È facile liquidare Donald Trump come un ignorante, non da ultimo perché lo è. Ma di una cosa ha una comprensione acuta: i test di marketing. Si è creato nelle pagine dei pettegolezzi dei tabloid di New York, dove la celebrità viene prodotta con storie oltraggiose che in seguito puoi confermare o negare, a seconda di come reagisce la gente. E si è ricreato nella realtà TV, in cui le trame possono essere regolate in base alle valutazioni. Dì qualcosa sui media, nega di averlo detto, aggiustalo, ripeti.

Il fascismo non risorge improvvisamente, in una democrazia. Non è facile convincere la gente a rinunciare alle proprie idee di libertà e civiltà. Bisogna fare delle prove che, se ben fatte, servono a due scopi. Fanno abituare la gente a qualcosa da cui potrebbe inizialmente rifuggire; e permettono di perfezionare e calibrare. Questo è ciò che sta accadendo ora e saremmo dei pazzi a non volerlo vedere.
Uno degli strumenti fondamentali del fascismo sono i brogli elettorali – li abbiamo visti all’opera nelle elezioni di Trump, nel referendum sulla Brexit e (con meno successo) nelle elezioni presidenziali francesi. Un altro è la costruzione di identità tribali, la divisione della società in polarità reciprocamente esclusive.

Il fascismo non ha bisogno di una maggioranza – di solito arriva al potere con circa il 40% di supporto e poi usa il controllo e l’intimidazione per consolidare quel potere. Quindi non importa se la maggior parte della gente ti odia, a patto che il 40% ti supporti in modo fanatico. Anche questo è già stato sperimentato.

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Giovanni Caudo, civico e di sinistra, è già oggetto di attacchi del PD

Solo pochi giorni fa si è festeggiata la riconquista del III Municipio da parte della coalizione di centrosinistra guidata da Giovanni Caudo, professore ed ex assessore all’urbanistica di Ignazio Marino,  ed è  già riapparso il Moloch cinico e spartitorio che da tempo regna sulle scelte politiche del Partito Democratico.

Con un paio di comunicati  ben assestati alcuni esponenti del  PD hanno salutato l’insediamento del Presidente Caudo e della nuova Giunta del  12 luglio, diffondendo urbi et orbi  lamentele e precisazioni minacciose che hanno il  retrogusto del dejavu.

Il primo comunicato, a  firma di una “dirigente romana” e di una “dirigente regionale” del Partito Democratico (1), è una imbarazzante rivendicazione delle pratiche spartitorie che hanno caratterizzato il peggiore PD e contribuito non poco a far scappare buona parte dei suoi  elettori. Il secondo, a firma del Deputato del Partito Democratico Claudio Mancini (2),  se la prende addirittura col fatto che  Caudo abbia  voluto definire  “giunta di sinistra” la sua squadra, mentre a suo dire ” vista la presenza autorevole di esponenti del Partito Democratico di tradizione moderata” avrebbe dovuto utilizzare l’espressione “centrosinistra”. E se mi sembra sinceramente un po’ eccessivo farne addirittura l’oggetto di un comunicato,  verrebbe anche in questo caso da far presente che se il PD avesse fatto meno “politiche moderate” e un po’ più “politiche di sinistra” forse l’emorragia di elettori di sinistra e centrosinistra verso altre forze politiche sarebbe stata meno drammatica.

I due  comunicati meriterebbero – a scelta – una risata  o un moto di indignazione. Ma  penso invece che sia utile entrare nel merito, e fino in fondo,  perchè si tratta di messaggi  e sottotesti molto più pericolosi di quello che sembrano, che rischiano di  inoculare un  contenuto tossico in un organismo appena nato.

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Montanari: Preghiera per rimanere umani

Preghiera per rimanere umani

da https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2018/07/01/preghiera-per-rimanere-umani/

La Porta d’Oro di Gerusalemme era quella attraverso cui si manifestava la presenza di Dio: le porte d’oro di Giovanni de Gara invocano la nostra umanità, la interpellano senza sosta perché torni a manifestarsi.
Questa venerabile Basilica, vecchia di mille anni, è la “porta del Cielo”: così dice una iscrizione che accompagna la sua porta santa.
Se questa iscrizione oggi torna a parlarci è perché Giovanni ha rivestito quella porta con il calore che gli straordinari volontari delle ONG offrono ai corpi di chi non ha più che il proprio corpo.

Ebbene, di fronte a queste porte d’oro – di fronte a quei corpi – io non vorrei fare lo storico dell’arte.
Non voglio avere alcun distacco, alcun giudizio critico.
Voglio prenderla sul serio, questa arte.

Perché quando vengono scosse le fondamenta stesse della nostra umanità, è allora che l’arte ci viene in soccorso.
Perché l’arte dice cose e, apre porte, che nessuna parola, nessun concetto, nessuna idea astratta è capace di aprire.

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Padre Zanotelli: rompiamo il silenzio sull’Africa

Appello di padre Alex Zanotelli* ai giornalisti italiani:

«Rompiamo il silenzio sull’Africa.
Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli africani stanno vivendo

Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo, come missionario e giornalista, uso la penna per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani, come in quelli di tutto il modo del resto.

Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale.

So che i mass-media , purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che veramente sta accadendo in Africa.

Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa.

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E’ ancora peggio. Bisogna tornare

Dal film “I figli degli uomini”

Un film del 2006, I figli degli uomini, racconta un futuro prossimo venturo in cui l’umanità si avvia all’estinzione perchè le donne non rimangono più incinte. Un mondo fosco e dolente, dove le disuguaglianze sono ormai talmente estreme, che le strade attraversate dai protagonisti sono punteggiate di gabbie in cui sono rinchiusi i migranti irregolari.

La fantascienza è diventata realtà. Anzi, è ancora peggio. Nelle gabbie il  presidente degli Stati Uniti ha chiuso dei bambini, togliendoli ai loro genitori.

E in Italia il suo emulo Salvini è riuscito ad arrivare in cima ai posti di comando per  piantare la bandiera dell’intolleranza, della paura, dell’odio, del razzismo. Moltiplicati  ogni giorno su centinaia di telegiornali, social, giornali, fino a diventare normali.

Normale  promettere  un censimento  per individuare gli italiani di origine rom,  in un terrificante remake delle leggi razziali. Normale dire “purtroppo sono italiani e dobbiamo tenerceli”. Normale dire prima gli italiani.

Normale parlare di  pacchia che deve finire, per le migliaia di persone disperate che arrivano nei nostri paesi con i segni degli strupri e delle torture,  che rischiano di morire annegate o di veder morire annegati i propri figli, che fanno lavori pesanti per pochi euro, che  vivono in condizioni disumane.

Bisogna dire basta. Prima che sia troppo tardi.

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Le 5 stelle che si sono spente (anche se ancora brillano nel cielo)

Ci sono stelle che ancora vediamo luccicare perchè sono lontane anni luce dalla Terra, anche se sono diventate buchi neri da un pezzo. Così accade a tanti partiti, che continuano ad affollare talk show e inaugurazioni, ma che sono già stati abbandonati da buona parte del loro elettorato. Così il MoVimento Cinque Stelle, che in poche settimane potrebbe aver dilapidato i suoi consensi, anche se ancora non si vede.
Con la mossa di fare il Governo con Salvini, è riuscito in un colpo solo a perdere i suoi elettori di sinistra e a regalare alla Lega quelli di destra.
E appena insediato, Salvini è diventato il protagonista assoluto di questa sciagurata stagione, con una terrificante escalation che fa leva  sulla parte peggiore di tanti sciagurati italiani. Mentre l’inesperto Di Maio, leader costruito in laboratorio dalla Casaleggio associati, appare ogni giorno più scolorito, anche perchè non può tenergli testa.

Montanari: Tre destre, senza opposizione. Rassegnarsi non è possibile

Tre destre, senza opposizione. Rassegnarsi non è possibile

(da Huffington post)

Tomaso Montanari

Il discorso pubblico di queste ultime ore – almeno quello mainstream: in televisione, sui giornali, sulla rete ­– restituisce con impietosa fedeltà l’immagine di un’Italia con tre destre.

Quella della Lega: la destra xenofoba, razzista, con importanti venature fasciste che ha in pugno il governo del Paese.

La destra di fatto: il Movimento 5 Stelle, che ha deciso di rinnegare il mantra per cui non era “né di destra né di sinistra” portando al governo la Lega, e qui praticando la genuflessione invece dell’attrito. Perché la chiusura dei porti disposta dal ministro Danilo Toninelli, nel silenzio vergognoso della cosiddetta sinistra interna, non lascia spazi di manovra retorica: di destra è chi la destra fa. Punto.

Infine, la destra per convenienza: il Partito Democratico. Che prima ha aumentato a dismisura diseguaglianza e ingiustizia sociale, poi si è identificato come il partito della “ristretta cerchia dei salvati” (Franco Marcoaldi) e ha praticato schiette misure da destra securitaria.

La prima conseguenza è che non c’è, oggi, una opposizione moralmente, culturalmente e politicamente credibile.

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