il PD, Ignazio Marino e il Sindaco Marino (e la sua Giunta)

L’ultima Giunta Marino

“Il fatto non sussiste”: i giudici della Cassazione hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna di secondo grado di Ignazio Marino, per la famosa vicenda “degli scontrini”*, quella che aveva innescato la catena di eventi che si era conclusa con le firme dal notaio di 19 consiglieri del PD/Lista civica e altri 7 di altre liste di opposizione e la fine della consiliatura di centro sinistra.

Oggi chi, da dentro il PD, fu il motore dell’operazione, Matteo Orfini, anzichè scegliere un dignitoso e raffinato silenzio, si sente in dovere di rivendicare quella scelta. Come anche l’ex senatore PD Stefano Esposito (allora da poco anche assessore ai Trasporti della Capitale), che sulla Stampa tira perfidamente in ballo, nei “noi” che non hanno “avuto abbastanza pelo sullo stomaco” davanti a quanto emergeva dall’inchiesta sugli scontrini, e che hanno determinato la prematura fine della Giunta Marino, oltre ad Orfini, anche Alfonso Sabella, che a sua volta risponde su Repubblica appellandosi al suo ruolo di assessore alla legalità, incompatibile con quanto emergeva dall’inchiesta.

Ma è soprattutto l’ex Presidente del PD Orfini, nonchè commissario del PD romano dopo lo scoppio dell’indagine “Mondo di mezzo” – che aveva lasciato sul campo vari esponenti di spicco del PD – “regista” (o “aiutoregista”) dell’operazione, a rivendicarla con orgoglio, ribadebdo ogni due per tre che la decisione di far cadere il Sindaco non era legata alla vicenda scontrini, ma era una “decisione politica”(1) perchè “Marino aveva perso il rapporto con la città” . Dello stesso tenore le dichiarazioni dell’allora segretario del PD e Presidente del Consiglio Matteo Renzi (2).

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Chi dovrebbe chiedere scusa a Ignazio Marino

L’articolo pubblicato su Repubblica nazionale il 26 agosto 2015

In primis Matteo Orfini, che continua ad affermare che il PD mandò a casa un Sindaco  democraticamente eletto dai cittadini perchè “si era interrotto il rapporto di fiducia con la città”. E poi  Stefano Esposito, che  oggi* rimpiange  perfidamente  “di non aver avuto abbastanza pelo sullo stomaco” davanti a quanto emergeva  dall’inchiesta sugli scontrini.

E soprattuttto  Francesco Merlo,  che nel’estate del 2015, pochi mesi prima della cacciata di Marino, dalle pagine di  Repubblica aveva lanciato un durissimo attacco, non al Sindaco, ma all’uomo Ignazio Marino, sbeffeggiato con toni raramente riservati  a tanti impresentabili  figuri che scorrazzano impunemente nella politica italiana.

Riporto in calce un’analisi dell’articolo di Merlo che scrissi allora, senza immaginare cosa sarebbe successo poche settimane dopo.

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Diario: IL “CASO FRONGIA” LA DICE LUNGA SUI GIORNALI E SUL M5S

 (22 marzo 2019) Io non so se Frongia abbia commesso dei reati o no, ce lo dirà la magistratura, archiviando o mandando avanti l’iter giudiziario (fino all’esito dell’eventuale percorso processuale) . Ma una cosa posso dire: questa notizia dell’indagine su Frongia è vecchia di mesi, era già apparsa sui giornali da mesi e non era successo nulla. Adesso che hanno arrestato De Vito, i giornali l’hanno ritirata fuori come nuova di zecca e tutti pensano che sia addirittura collegata a quella recentissima vicenda. E’ talmente forte il polverone che lo stesso Frongia, dopo aver detto per un po’ come stanno veramente le cose, ha finito col rimettere le deleghe e autosospendersi dal MoVimento. Perchè non l’ha fatto qualche mese fa, quando la cosa è venuta fuori, e lo fa adesso che la stampa lo sbatte in prima pagina insieme a De Vito? Perchè ormai contano più le apparenze della sostanza. E perchè ormai il Movimento Cinque Stelle è nel panico. Di Maio, come un piccolo duce, butta fuori De Vito d’ufficio senza aspettare che siano i probiviri a farlo (se si decidono democraticamente delle regole poi si rispettano, o Di Maio ha il potere assoluto?). Viene ripescata dai giornali una vecchia notizia e – non so se spontaneamente o spintaneamente – un assessore capitolino si dimette dall’incarico e dal M5S. O i vertici sanno cose che noi non sappiamo, o conviene fermarsi un attimo, respirare, smettere di esternare ogni due per tre, riflettere. Magari ascoltare più i propri sostenitori che i professionisti degli uffici comunicazione. E interrogarsi sugli errori fatti, per rimettersi rapidamente sulla carreggiata della democrazia, della trasparenza, dei valori della Costituzione italiana. E organizzarsi da subito per costruire una nuova fase, senza Salvini, che ha vampirizzato il MoVimento e che quando gli avrà succhiato anche l’ultimo elettore scaricherà dal treno la sua carcassa.
E anche a Roma, la Sindaca, anzichè aqquartierarsi nel fortino lanciando comunicati retorici da Minculpop, dovrebbe finalmente aprirsi alla città, alla società civile, senza aver paura di ammettere gli errori, le inadeguatezze, le arroganze, e avviare una nuova stagione. Ma questa purtroppo è fantascienza. Vedo un lento stillicidio che spalancherà le porte alla peggiore destra.

AMBM

Lettera del Coordinamento democrazia costituzionale a Zingaretti: delusi dalle parole sul referendum costituzionale

Abbiamo guardato con interesse al cambiamento di Zingaretti, soprattutto di fronte alla forte partecipazione alle primarie. Purtroppo domenica siamo rimasti delusi dalle parole di Zingaretti sul referendum costituzionale.

Non solo ha ignorato che se si è arrivati al referendum lo si deve a Renzi, che prima ha imposto la sua modifica della Costituzione e poi ha chiesto la firma ai suoi parlamentari cercando un plebiscito sulla sua persona, infine sconfitto dalla vittoria del No.

E’ inaccettabile l’affermazione che se l’Italia non funziona la colpa sarebbe dei No al referendum: questa affermazione ricorda quelli che quando hanno la febbre rompono l’incolpevole termometro.

L’Italia ha seri problemi di funzionamento, basta guardare alle Provincie. Il governo Renzi ha dato per scontata l’approvazione della modifica costituzionale che cancellava le Provincie. Modifica che invece è stata bocciata e quindi le Provincie hanno perso ruolo, identità e le risorse necessarie per i loro compiti istituzionali: un pasticcio.

Ma soprattutto Zingaretti non ci spiega come gli può piacere il paese che avrebbe voluto Renzi: in cui la sola Camera elettiva (essendo previsto un Senato composto solo da nominati) sarebbe stata consegnata ai voleri del capo di un solo partito attraverso una maggioranza parlamentare artificialmente costruita da un sistema elettorale come l’Italicum, cui la riforma costituzionale strettamente si legava.

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Diario: i naufraghi di Taranto

16 marzo 2019. Dopo il servizio di #PropagandaLive sull’Ilva di Taranto del 15 marzo (in calce), sono davvero disgustata da tutti. Non solo da Di Maio che ha voltato le spalle a quella gente che si era fidata del M5S, ma di tutti i governi precedenti che hanno tollerato e consentito che continuassero a ammalarsi e morire uomini, donne, bambini. Nei giorni scorsi hanno chiuso una scuola adiacente a due collinette che separano un quartiere dall’impianto. Un quartiere dove la gente – uomini, donne, bambini- continua a vivere, anche se ogni giorno c’è qualcuno in meno. Qualche giorno fa alla manifestazione in ricordo delle vittime dell’inquinamento dell’ILVA, ogni volto di chi se n’era andato prima del tempo era accompagnato dalla scritta: io dovevo vivere. Come i tanti naufraghi scomparsi nel mediterraneo, i naufraghi di Taranto continuano ad annegare nel mare della nostra indifferenza.

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Diario: In difesa della dignità della nostra città

15 marzo. La sindaca della Capitale d’Italia posta sulla sua pagina FB – con crescendo musicale decisamente vintage – un filmato in cui si vedono gli autobus comprati da Atac in Israele che si imbarcano su una nave, con la scritta in sovrimpressione STANNO ARRIVANDO. Ecco, basterebbe questo a rappresentare la miseria in cui versa la nostra città: e non tanto perché si tratta di autobus USATI (i giornali riportano di 8 anni) – se è una soluzione tampone ci può stare – ma per il fatto che, per un evento che sarebbe insignificante non solo nelle sorelle capitali europee ma pure in quelle dei cosiddetti ” paesi in via di sviluppo”, si usi questo rilievo e questa retorica un tanto al chilo, neanche si annunciasse l’arrivo degli extraterrestri. Chissà se gli autori sono gli stessi di quello sciagurato video con il ministro Bonafede in occasione dell’arrivo di Battisti a Ciampino (lo stile kitsch è assai affine). C’è da chiedersi come possa non rendersi conto la Sindaca Raggi che ognuna di queste trovate regala spunti succosi ai comici e ai detrattori. E mortifica la dignità della nostra città.

Nuovo regolamento accesso agli atti di Roma Capitale: un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

sala giulio cesare marzo 2017“…Se si supera pertanto l’idea che il lobbista sia solo quello al servizio dei “poteri forti”, potremmo dire che più aperta, plurale e trasparente è l’attività di rappresentanza di interessi, più democratico è un Paese, soprattutto nell’epoca della polverizzazione degli interessi. Per avere decisioni pubbliche autenticamente democratiche, democratiche nella misura in cui nate dall’ascolto delle richieste e delle posizioni di una molteplicità di soggetti, i lobbisti dovrebbero essere molti di più e non molti di meno e dovrebbero rappresentare tutte le istanze in campo. Questo non permetterebbe soltanto, sul piano procedurale, di dare voce a tutti i soggetti interessati a uno specifico tema. Ma, soprattutto, aiuterebbe ad avere decisioni pubbliche più informate, scaturite da una pluralità di competenze e di punti di vista.

da NEXT LOBBING La tecnologia per decisioni più aperte, democratiche e trasparenti – Riparte il Futuro*

Il 12 febbraio 2019 è stato approvato dall’Assemblea capitolina il nuovo Regolamento di accesso agli atti (1). Un tema rilevantissimo per il “Campidoglio – casa – di – vetro” promesso dalla Giunta Raggi, e anche uno dei principali indicatori della trasparenza di un’Amministrazione che ne ha fatto la sua principale bandiera elettorale.

Anche Carteinregola ha fatto della trasparenza la sua principale battaglia, e il 4 ottobre 2017 aveva consegnato le sue osservazioni (2) alla bozza di Regolamento al Presidente della Commissione Roma Capitale, Angelo Sturni, che andavano a sommarsi alle rivendicazioni che fin dalla sua nascita l’associazione civica aveva avanzato , inserite nel documento “Quello che vogliamo per Roma” , che si apriva proprio sulla trasparenza (3).

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Piano casa regionale e rischio demolizione villini, quello che si continua a non raccontare

Via Pompeo Magno, intervento Piano Casa nel cortile dell'ex convitto

Via Pompeo Magno, intervento Piano Casa nel cortile dell’ex convitto

del gruppo urbanistica dell’Associazione Carteinregola

(da Carteinregola) Poco più di un anno fa ha fatto scalpore la demolizione, grazie al cosiddetto “Piano casa” regionale, di una palazzina nel prestigioso quartiere Coppedè nel II Municipio di Roma, per far posto a un edificio moderno con un bel po’ di cubature in più.

L’allarme è scattato perchè quello di Via Ticino è il primo di una lunga serie di interventi edilizi che rischiano di abbattersi su molte zone di pregio della città che non sono state escluse a suo tempo dall’applicazione del Piano casa, come numerosi quartieri novecenteschi del II Municipio ma anche Prati, Città Giardino a Montesacro, Garbatella, San Giovanni, e tanti altri.

E sono maggiormente esposti proprio i tessuti storici e le tipologie edilizie che andrebbero più preservati: “villini” uni o bifamiliari, o scuole e strutture religiose d’epoca, con un solo o pochi proprietari – che possono quindi essere facilmente acquisiti da una società immobiliare – situati in zone centrali e semicentrali molto appetibili, che rendono quindi economicamente vantaggiosi la demolizione e ricostruzione,o l’ampliamento – anche non in aderenza -, il cambio di destinazione etc. previsti dal Piano casa.

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Diario: Il tweet del cigno

Ma voi ve lo sareste visto Enrico Berlinguer fare una cosa simile? O  Bersani? Cofferati? Il fatto che Calenda sia un aspirante leader assai modesto si vede anche da uno dei tanti tweet che riversa quotidianamente nel web. In quel mettere in mostra se stesso, il suo corpo, la sua vita privata, la sua “tempra” per aver fatto il bagno nell’acqua ghiacciata, mascherati da – un tentativo di – ironia, per strappare qualche attenzione sui social, come un Salvini qualunque. Interessato a costruire consenso solo sulla sua persona. Mi spiace, ma chi vuole costruire qualcosa politicamente degno di rispetto deve trovare anche le forme giuste. E questa bulimica rincorsa ai like non ha nulla a che fare con sinistra, centrosinistra con o senza trattino o riformismo:  è solo patetica.

M5S su caso Salvini: forse non perderete voti, ma perderete l’anima

(e la consultazione degli iscritti sulla piattaforma Rousseau su un valore fondativo  del M5S che dovrebbe essere indiscutibile è un punto di non ritorno)

Sarà martedì 19 febbraio  il giorno fatidico in cui la commissione parlamentare dovrà esprimersi sulla richiesta della magistratura di processare il ministro e vicepremier leghista Matteo Salvini per i fatti della nave Diciotti. Quelli dell’agosto scorso che gli sono valsi un’ipotesi di reato di sequestro di persona per i 137  migranti trattenuti per giorni a bordo dell’incrociatore  italiano nel porto di Catania (1). Essendo Salvini un ministro, la richiesta proviene da un tribunale dei ministri e i parlamentari della Giunta delle elezioni e delle immunità del Senato guidata da Maurizio Gasparri dovranno decidere, si badi, non se Salvini sia colpevole o innocente, nè, tantomeno, se la sua scelta sia politicamente corretta e condivisibile (e l’eventuale collegialità della decisione da parte del governo non cambia nulla, visto che la responsabilità dei reati è personale, e tra l’altro non esiste alcun pronunciamento ufficiale del governo nei giorni della vicenda). La commissione dovrà solo  decidere se concedere ai magistrati il permesso di giudicare il Ministro. E un diniego  corrisponderebbe alla  certificazione  che Salvini ha agito sì in contrasto con  leggi nazionali e internazionali, e con  la stessa Costituzione italiana, ma « per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante o per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della forma di Governo».

Ma al di là del merito della questione (2), si tratta di un voto di principio,  un voto che per i  componenti pentastellati sarà un irreversibile spartiacque sul futuro del MoVimento. Non tanto sull’eventuale  perdita di consenso elettorale – che spesso segue disegni imperscrutabili – quanto per la perdita della propria anima, ceduta al diavolo della convenienza politica che è poi, da sempre la causa della progressiva degenerazione di chi gestisce il potere. E delle caste, dei privilegi, dell'”oggi salvo te domani salvi me” dalla magistratura che fino a poco tempo fa rappresentava un andazzo insopportabile per qualsiasi pentastellato.

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