Gilioli: Quel che resta delle stelle

Da Piovonorane Blog dell’Espresso 01 giugno2018
Quel che resta delle stelle
di Alessandro Gilioli

C’è stato un momento, tra domenica e lunedì, in cui la situazione qui a Roma era pesantissima.

Ce lo dicevamo un po’ tra noi, giornalisti e circo vario attorno alla politica, ma lo si scriveva moderatamente per non aggravare il senso di inquietudine.

Il niet a Savona, il video digrignante e minaccioso di Di Maio, la richiesta di impeachment, la chiamata alla piazza, il delirio di qualcuno che incitava alla guerra civile. È stato allora che ho giudicato un errore politico (non costituzionale, sia chiaro) la decisione di Mattarella su Savona: perché aveva spaccato malamente il Paese e rischiava di provocare reazioni incontrollate.

Invece – per fortuna – alla fine una mediazione si è trovata, il governo si è fatto, gli spadoni sono stati riposti nelle fodere, il Presidente ha riaccolto i dioscuri al Colle. Ah: chi ha già comprato il biglietto per manifestare a Roma pro o contro di lui, ormai che c’è può venire al baretto sotto casa mia che ci si fa una birra insieme.

Questo per dire che si è rivelato sbagliato il mio giudizio sull’«errore politico» compiuto da Mattarella domenica sera. Ha rischiato molto e forse esagerato un po’ (ad esempio, incaricando un uomo della Troika privo di ogni consenso cinque minuti dopo lo scontro su Savona) ma con il suo bluff ha vinto. Non interesserà a molti, ma interessa a me correggermi quando a correggermi sono i fatti.

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Liliana Segre: ho conosciuto la condizione di clandestina

Signor presidente del Consiglio, colleghi senatori.
Prendendo la parola per la prima volta in quest’Aula, non posso fare a meno di rivolgere innanzitutto un ringraziamento al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il quale ha deciso di ricordare l’ottantesimo anniversario dell’emanazione delle leggi razziali, razziste, del 1938, facendo una scelta sorprendente, nominando quale senatrice a vita una vecchia signora, una persona fra le pochissime ancora viventi in Italia che porta sul braccio il numero di Auschwitz e ha il compito non solo di ricordare ma anche di dare in qualche modo la parola a coloro che ottant’anni or sono non la ebbero. A quelle migliaia di italiani, 40 mila circa, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che subirono l’umiliazione di essere espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società, quella persecuzione che preparò la shoah italiana del 1943-45 e che purtroppo fu un crimine anche italiano, del fascismo italiano. Soprattutto, si dovrebbe dare idealmente la parola a quei tanti, che a differenza di me non son tornati dai campi di sterminio, che sono stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che sono cenere nel vento. Salvarli dall’oblio non significa soltanto onorare un debito storico verso quei nostri concittadini di allora ma anche aiutare gli italiani di oggi a respingere la tentazione dell’indifferenza, verso le ingiustizie e le sofferenze che ci circondano. A non anestetizzare le coscienze, a essere più vigili, più avvertiti della responsabilità che ciascuno ha verso gli altri.

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Diario: Salvini e Di Maio, le parole sono pietre

Sarà anche vero che bisogna giudicare i fatti e non i discorsi, ma questo vale per quelli che promettono, non per quelli che esternano compulsivamente o parlano senza pensare. Perchè in questo caso le parole descrivono le persone più delle azioni.

Due figure istituzionali, due ministri, due vicepremier che riversano nei microfoni nazionali,  neanche discorsi da comizio, ma tutto quello che gli passa per la testa, senza nemmeno porsi il problema delle conseguenze, della mancanza di rispetto (Salvini sui galeotti della Tunisia), dell’enormità di affermazioni dovranno essere rimangiate (Di Maio sull’impeachment), dell’istigazione all’intolleranza e all’odio razziale, del pessimo esempio… I due sembrano usciti dai programmi televisivi della De Filippi,  dove si può dire in pubblico qualsiasi nefandezza, che diventa motivo di apprezzamento in nome di una presunta sincerità.

Ecco, io non sono una cultrice dell’ipocrisia, ma penso che chi ricopre ruoli istituzionali abbia il dovere di pesare le parole che dice ed essere all’altezza della dignità del popolo che rappresenta.

Il popolo migliore, non quello che vomita imprecazioni e luoghi comuni nei bar.

(e sono pietre anche i silenzi, come quello del Presdiente del Consiglio, del Ministro dell’interno e del Ministro del lavoro sulla morte di Soumaila Sacko)

AMBM

Non abbiamo visto nostro fratello nel luogo in cui è morto

Soumaila Sacko è stato assassinato nelle campagne di San Calogero, in provincia di Vibo Valentia. Era un migrante regolare del Mali, bracciante sfruttato nei campi agricoli di Reggio Calabria, padre di una figlia di 5 anni. Era un attivista dell’Unione sindacale di base,lavorava per un salario di tre euro l’ora al giorno, aiutava i suoi compagni ad avere più diritti. Gli inquirenti  seguono la pista della criminalità organizzata.

A Soumaila Sacko dedico questa canzone che Johnny Clegg ha scritto per  Nelson Mandela, ma che è dedicata a tutti quelli che non si sono tirati indietro  per difendere quello che è giusto, per difendere i propri compagni, per difendere  i diritti di quelli che verranno dopo.

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Diario: PD, FAI QUALCOSA DI SINISTRA- FAI AUTOCRITICA

o sport preferito di molti sostenitori del PD, sui social e altrove, è accusare di incoerenza chi come me in passato è stato critico verso il Partito Democratico (o anche LeU) e oggi manifesta un forte allarme per il Governo Lega/M5S e i molti sciagurati contenuti del contratto (flat tax, armi, migranti e altro) per non parlare di un Salvini Ministro dell’Interno, cioè un lepeniano a sovrintendere la Polizia.Come un disco rotto ripetono tutti lo stesso mantra: pentitevi, chiedete scusa, colpa vostra. Lo dirò chiaramente: per quanto mi riguarda se siamo ridotti così è soprattutto responsabilità del PD, non solo per aver chiuso la porta in faccia al M5S, augurandosi che andasse tutto a ramengo (il Paese), così da dimostrare l’incapacità dei Cinquestelle e riconquistare i voti dei pentiti, ma per aver preso – da anni e anni – a calci i poveri e gli sfigati e fatto politiche di destra, regalando al M5S un 40% (lo dicono le analisi) di elettorato di sinistra. Senza ascoltare gli avvertimenti di tante autorevoli cassandre fuori e dentro il partito. E oggi, dopo il disastro, invece di mettere se stessi e il proprio partito dietro l’interesse del Paese (e della democrazia) e cominciare con umiltà e determinazione a ricostruire una sinistra decente, partendo da una sana autocritica, a quanto pare molti rappresentanti e sostenitori del PD sanno solo attaccare con arroganza quelli che non li hanno votati.

Bravi, continuate così, l’8% è dietro l’angolo. E i pop corn vi andranno di traverso. Peccato che nel frattempo ne faranno drammaticamente le spese il nostro Paese e soprattutto le classi e le persone più deboli.

PS: noi a Roma questa storia l’abbiamo già vista, con il PD che ha cacciato Ignazio Marino e consegnato la città al M5S. Per poi fare una opposizione al minimo sindacale

Anna Maria Bianchi Missaglia

Tomaso Montanari: il MoVimento firmando il contratto col diavolo si è venduto l’anima

Nel Paese della commedia dell’arte il governo Conte nasce come una farsa, una pochade.

Un governo che nasce mentre il presidente del consiglio incaricato viene nascosto in tutta fretta in un armadio del Quirinale, in tasca la lista dei ministri: mentre torna al talamo nuziale l’altro, il marito scacciato, e ora benevolmente riammesso.

Un governo del paradosso: con i due vicecapi che comandano il capo. Anzi: con un vicecapo che è il vero capo, e tiene gli altri due al guinzaglio.

Un governo il cui vicepresidente tre giorni fa ha annunciato in diretta la messa in stato d’accusa del Capo dello Stato che oggi lo ha nominato.

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Partito Democratico: le parole e i fatti

Minimo sindacale: i post dal 29 aprile al 31 maggio che il PD Roma 3 Municipio   ha dedicato alle elezioni del 10 giugno sulla sua  pagina  Fb (6 + 2 sulla raccolta firme per la lista PD)

Gentile Segretario PdRoma AndreaCasu,

mi spiega perché mentre chiamate a raccolta il popolo della sinistra per manifestare contro la Giunta Raggi*, non c’è traccia delle prossime elezioni municipali sul sito del PdRoma? Nulla sulla scadenza elettorale, nulla sui candidati presidenti, nulla sulle liste Pd che corrono con loro! Se non si guarda agli slogan, ma ai fatti, mi sembra evidente che il Pd non stia sostenendo affatto le coalizioni di centrosinistra candidate ai Municipi 3 e 8.

Si è scomodato il segretario nazionale Martina – cosa mai vista – per la candidata della maggioranza PD alle primarie al III Municipio contro l’ex assessore Giovanni Caudo; ma ora che hanno vinto i candidati “civici”, per la competizione con M5S e centrodestra in due Municipi grandi come cittadine della Capitale d’Italia non avete messo neanche un trafiletto sui siti, a 10 giorni dal voto.

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Il film (catastrofista) che non vorrei vedere

 Tutti si stanno posizionando sulla questione Mattarella/Savona. Appelli su social e cellulari. Il Presidente ha fatto valere le sue prerogative istituzionali e costituzionali o ha forzato le possibilità esercitabili dal suo ruolo? Chi ha polverizzato l’ìipotesi di Governo, il veto del Capo dello Stato o il rifiuto di  Lega e Cinquestelle di indicare  ill nome di un altro candidato all’economia di loro gradimento? Qui sotto alcuni contributi per riflettere.
Tuttavia,  consapevole della montagna di critiche che mi aspetta, devo dire che  credo che una forzatura ci sia stata. E che anche se ritengo  Salvini, e  l’accordo Salvini/Di Maio,   una sciagura per il Paese, con il “prima gli italiani”, il vincolo di mandato, la flat tax per alleggerire i doveri fiscali dei ricchi e il welfare dei poveri, penso che  il fine non giustifichi i mezzi.  E che in democrazia l’unica eccezione sia quella per preservarla dall’autoritarismo e dal fascismo. E non era – per ora – questo il caso.
Avrei compreso un richiamo – anche un diktat –  di Mattarella rispetto ai tanti punti nel contratto Lega/M5S con profili di incostituzionalità (a partire, per restare in campo economico, dall’ articolo 81 della Costituzione che impone il principio di equilibrio nei conti dello Stato e limiti rigorosi all’ indebitamento (1). Invece il Presidente ha dichiarato di aver messo il veto su una persona – un candidato Ministro –  per le  idee  -politiche – espresse in passato.  Un pericoloso precedente, che ha assai poco in comune con i casi passati di esclusioni dalla lista dei Ministri che molti hanno ricordato  (2),  motivati da incompatibilità vere o presunte, tuttavia sempre  accettate senza fiatare dagli incaricati Presidenti del Consiglio.
Ma voglio soprattutto dire che la situazione mi sembra assai grave e triste. E che sempre di più si sta profilando una prossima schiacciante vittoria elettorale di Salvini, anche a spese del M5S, con un ritorno del centrodestra più cattivo.
E a mio avviso i  Cinquestelle non hanno ancora capito di essere stati i principali supporter di questi due mesi di campagna elettorale della Lega, con un Salvini che ha dominato su Di Maio, mediaticamente e politicamente. Perchè l’alleanza è sempre stata asimmetrica, visto che Salvini non aveva e non ha niente da perdere, qualunque cosa faccia – anche alleanze con B. – il suo elettorato lo seguirà, purchè continui a promettere la cacciata degli stranieri e più pistole e meno tasse per tutti. Invece i pentastellati camminano sulle uova di un consenso guadagnato con gli appelli anti casta e anti sistema, con più di metà di elettorato di sinistra che vede Salvini come un pericolo per la democrazia. E l’intero suo elettorato allergico agli inevitabili  compromessi che calano sugli amministratori – quelli   responsabili –  nel passaggio dall’opposizione al Governo.

Montanari: il M5S e la critica del potere

Il Movimento 5 Stelle e la critica del potere

(da Huffington Post 24 maggio 2018)

In un passo memorabile dell’Amleto, il principe chiede al suo Polonio di alloggiare i commedianti appena arrivati a corte. “Signore, li tratterò secondo il loro merito”, risponde quello. E Amleto, bonariamente rimproverandolo: “Meglio, amico, meglio. Se trattate ognuno secondo il proprio merito, chi si sottrarrà alle busse? Trattateli secondo il vostro onore e la vostra dignità.”

Ecco, mi piacerebbe che un Amleto fosse capace di dire oggi la stessa cosa ai vertici e agli attivisti del Movimento 5 stelle. È infatti un grave errore respingere con sdegno aggressivo ogni critica (anche quelle amichevoli o comunque fondate) invocando sempre un solo argomento: che il Pd ha fatto peggio. Come se il metro del giudizio e delle scelte fosse appunto da cercarsi nel merito degli “altri” e non nella propria dignità.

Gilioli: Governo Playlist

Il governo playlist

«Che tu possa vivere tempi interessanti!» è un’antica maledizione cinese – o almeno così si dice – già usata da Slavoj Zizek come titolo di un suo vecchio libro. Tempi turbolenti, caotici, difficili da capire e quindi da gestire.

Sono così i tempi che viviamo: ed è assai interessante – ma anche divertente – la complessità e la contraddittorietà dei dati che provengono dal reale, e che stanno facendo impazzire le opposte tifoserie. Del resto queste hanno bisogno di semplicità, linearità e manicheismo – i buoni da una parte (la mia) e i cattivi dall’altra – mentre il presente ci propone difformità e mescolanze imprevedibili.

Pensiamo ad esempio a questo nascente governo.

Nel suo programma ci sono cose inguardabili, alcune vergognose.

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