Appello Gramsci: rassegna stampa

L Appello di massimocomunemultiplo e eddyburg: Gramsci non può essere un Hotel a 5 stelle

La petizione di Qualcosa di sinistra : Giù le mani da Gramsci (10 aprile)

gramsci

Lettera al Manifesto di Luciana Castellina

Ho letto l’appello che alcuni compagni hanno rivolto al sindaco di Torino per protestare contro l’iniziativa dell’Immobiliare Carlina di intitolare ad Antonio Gramsci l’ hotel che la società intende aprire  nel vecchio edificio ristrutturato di sua proprietà dove, ai tempi dell’Ordine Nuovo, egli aveva, per breve periodo, abitato. E, nei giorni scorsi,sulle pagine del Manifesto, un violento articolo  di Angelo d’Orsi in cui attacca  l’Istituto Gramsci Torinese per aver deciso di fornire  volumi di Gramsci, in italiano e in lingue estere, che andranno collocati in una sala di lettura del nuovo albergo.

Confesso di non capire il senso della polemica. Certo, anche io, al primo momento, quando ho saputo la cosa, mi sono sentita colpita. Subito dopo ho però pensato che se c’erano tanti alberghi intitolati a Mazzini, Massimo d’Azeglio, Cavour, Garibaldi, non si capisce perché non dovrebbe essercene uno intitolato a Gramsci. Perché Gramsci è comunista e gli altri no? Ma non è forse che è proprio perché Gramsci è comunista che fino ad oggi non c’è stato nessun albergo a lui intitolato? Non è forse bene che anche Gramsci sia ricordato come un protagonista della storia d’Italia, sia pure per via del nome di un albergo? Vi dirò che l’idea che un turista straniero in visita a Torino arrivi in quel luogo e domandi chi mai era questo Gramsci e ci sia qualcuno che gli risponda che si tratta del più grande leader comunista a me fa piacere. Parere analogo a quello, mi pare, espresso del resto dal nipote, Antonio Gramsci jr,  in una recente intervista.

Il I guaio sarebbe che l’albergo è di lusso? Andiamo! Andrebbe invece meglio se si trattasse di una brutta gargotta?

Che poi ci vorrebbe ben altro per ricordare la figura e l’opera di Gramsci, che nè le istituzioni pubbliche e nemmeno quelle politiche di sinistra fanno quanto è necessario, questo è un altro discorso. E forse la storia dell’albergo potrebbe essere una buona occasione per una campagna seria intesa a insistere perchè Antonio Gramsci venga ricordato in Italia come si dovrebbe  Questo sarebbe utile, assai più di questa un po’ ridicola crociata.

Luciana Castellina

15 aprile 2014 Il Manifesto ANGELO D’ORSI – “Hotel Gramsci”, un brand per straricchi

adorsiStrano destino, quello di Anto­nio Gramsci.Negletto in patria, osan­nato all’estero, vili­peso nella città che più di ogni altra sentì sua, la Pie­tro­grado d’Italia, la città seria, che non ama i “can­tam­ban­chi”, cuore della “civiltà dei pro­dut­tori”, là dove la lotta di classe è ridotta alla sua essenza: bor­ghesi con­tro pro­le­tari. Torino, naturalmente.

A Torino esi­ste sì, un Isti­tuto inti­to­lato a Gram­sci (deno­mi­na­zione che a un certo momento, nei primi anni ’90, si pro­pose di can­cel­lare, nel furore auto­di­strut­tivo del post­co­mu­ni­smo). Un isti­tuto, che pro­prio in quei fran­genti si affrettò a togliere, nel pro­prio Sta­tuto, ogni rife­ri­mento al mar­xi­smo. Un isti­tuto, che come tutti gli altri inti­to­lati al “fon­da­tore del PCdI”, è sotto stretto con­trollo del par­tito, con le con­se­guenze che si pos­sono imma­gi­nare a livello degli organi scien­ti­fici e delle atti­vità cul­tu­rali: certo a Torino si tocca il colmo: nep­pure uno stu­dioso di Gram­sci vi figura… Del resto, il nesso tra il pen­siero e opera dell’intestatario e le atti­vità dell’istituto è assai fle­bile. E in fondo il suo diret­tore può essere sod­di­sfatto del Can­can su quella che era impro­pria­mente chia­mata “Casa Gram­sci”, stia per diven­tare “l’Hotel Gramsci”.

Improv­vi­sa­mente una esi­stenza umbra­tile come quella della isti­tu­zione da lui diretta, è stata viva­ciz­zata da qual­che riflet­tore gior­na­li­stico. E ne abbiamo lette di tutti i colori. Pur­troppo egli stesso, il diret­tore non gram­sciano dell’Istituto Gram­sci, è tra coloro che le ha spa­rate più grosse, sia a livello di ine­sat­tezze sulla bio­gra­fia di Anto­nio Gram­sci, sia per pero­rare la secondo lui ottima causa della inti­to­la­zione di un albergo di lusso al rivo­lu­zio­na­rio e pen­sa­tore sardo.

Vale la pena di ricor­dare, a mo’ di difesa con­tro le tante scioc­chezze che stanno cir­co­lando, che quella fu la terza ed ultima dimora di Gram­sci sotto la Mole, e che di fatto, era tal­mente preso dal lavoro gior­na­li­stico, che spesso gli capi­tava di dor­mire in reda­zione, oppure a casa di com­pa­gni. Non era nep­pure un appar­ta­mento, il suo, ma un bugi­gat­tolo subaf­fit­tato dalla mamma di un suo com­pa­gno di corso all’Università. E che comun­que non v’è stata mai la sede dell’Ordine Nuovo, come si sta ripe­tendo. E che tutt’al più i quat­tro fon­da­tori (oltre lui, Ter­ra­cini Togliatti e Tasca, che abi­tava pra­ti­ca­mente dall’altra parte della piazza, in via San Mas­simo) si sono riu­niti tal­volta, prima di fon­dare il gior­nale, a casa di Tasca. In ogni caso l’edificio fu bom­bar­dato e anche se i locali ori­gi­nali non esi­stono più, quel luogo è “gramsciano”.

La mobi­li­ta­zione dei “soliti” pro­fes­sori (che oggi godono di pes­sima nomea, nella nuova ondata anti­cul­tu­rale gui­data dal neo­fu­tu­ri­sta Mat­teo Renzi) ha messo in guar­dia sull’operazione, ossia di tra­sfor­mare il nome dell’autore ita­liano più tra­dotto e stu­diato nel mondo in un brand turistico-commerciale: un autore che fece della rivo­lu­zione dei subal­terni con­tro l’oppressione del capi­tale la sua fede. Ma natu­ral­mente i “pro­fes­so­roni” sono subito incap­pati nella cen­sura del pen­siero domi­nante. Cito per tutti Fabri­zio Ron­do­lino (sul quo­ti­diano fan­ta­sma, eppure organo uffi­ciale del Pd, Europa), il quale non ha esi­tato a irri­dere oltre che bia­si­mare i fir­ma­tari di un appello al sin­daco Piero Fas­sino per chie­der­gli di scon­giu­rare l’operazione. E li ha trat­tati in pra­tica non solo da vete­ro­co­mu­ni­sti, ma più spe­ci­fi­ca­mente da stalinisti.

In vero, que­sto appare l’ennesimo oltrag­gio postumo, di una lunga serie, dal Gram­sci con­ver­tito in punto di morte, al Gram­sci demo­li­be­rale, fino al Gram­sci che rin­nega il comu­ni­smo in un qua­derno finale, oppor­tu­na­mente sot­tratto dalle adun­che mani di Piero Sraffa, per conto del solito cat­tivo Togliatti.

A suo tempo (una decina di anni fa, sin­daco Ser­gio Chiam­pa­rino, ora can­di­dato alla pre­si­denza della Regione), la ven­dita di quel grosso immo­bile, di pro­prietà comu­nale, a una ditta di “impren­di­tori illu­mi­nati”, vicini al Pd, suscitò qual­che voce con­tra­ria, imme­dia­ta­mente zit­tita in malo modo. Per­so­nal­mente facevo notare, agli eco­no­mi­ci­sti rea­li­sti gui­dati da Chiam­pa­rino (fra gli altri Luciano Vio­lante e Furio Colombo, all’epoca diret­tore del gior­nale fon­dato da Gram­sci, l’Unità!), che in poli­tica e nella sto­ria i sim­boli con­tano. Un edi­fi­cio pub­blico diven­tava pri­vato, là dove vive­vano i poveri (la casa era abi­tata da fami­glie disa­giate) veni­vano por­tati i ric­chi, là dove coman­dava il Comune, arri­vava il capi­tale finan­zia­rio; là dove visse un nemico del lusso bor­ghese, arri­vava il lusso borghese.

Ora la cilie­gia sulla torta. La deno­mi­na­zione Hotel Gram­sci: si era par­lato di Hotel Cavour e Hotel Car­lina, dal nome della piazza, ma Gram­sci, come brand inter­na­zio­nale, per la clien­tela stra­niera d’élite attesa in que­gli ambienti raf­fi­nati, con tanto di cen­tro salute e piscina sul tetto, sarebbe stato più oppor­tuno. I fau­tori dell’operazione hanno avuto l’insperato soste­gno del nipote di Gram­sci, Anto­nio jr. Inso­spet­ti­tomi, cono­scen­dolo, l’ho cer­cato: ed ecco che mi risponde: «Mi ha chia­mato un gior­na­li­sta da Torino chie­den­domi un mio parere su que­sto hotel. Mi ha spie­gato che si trat­tava non solo di un hotel ma anche di un cen­tro studi che sta­rebbe nello stesso palazzo e anche di una biblio­teca. Ho avuto poco tempo per par­lare con lui, per­ciò non avevo abba­stanza tempo per pen­sarci bene. Non sapevo che fosse l’hotel 5 stelle lusso».

In realtà l’albergo avrà uno spa­zio con­fe­renze, come tanti alber­ghi, con espo­si­zione di edi­zioni gram­sciane. Come in tanti hotel, che mostrano in vetrina libri, cera­mi­che, fou­lards. Aveva detto a suo tempo Luciano Vio­lante che esi­ste un modo laico di con­ser­vare la memo­ria, e che l’hotel rien­trava nella cate­go­ria. Non la pen­savo così allora, non la penso così adesso, per­ché al di là del discorso sui sim­boli, non si può dimen­ti­care che Anto­nio Gram­sci è stato una vit­tima illu­stre di un regime tota­li­ta­rio, che era un mar­xi­sta rivo­lu­zio­na­rio, e che il suo nome ha una ogget­tiva sacra­lità, e certo non può esser speso come decoro per il lusso “dei signori”. Pos­siamo tol­le­rare certo l’Hotel Cavour, o Carlo Alberto, ma rispar­mia­teci l‘Hotel Gramsci.

Angelo d’Orsi, da il manifesto

11 aprile 2014 L’Unità  Che offesa alla memoria il Grand Hotel Gramsci di Vittorio Emiliani

Il nome di Antonio Gramsci evoca sentimenti di ammirazione, di affetto riconoscente per quanto ha fatto e scritto per noi, e di dolore acuto per quel decennio di carcerazione che dovette patire per mano fascista. Detenuto, di fatto, sino alla morte, avvenuta il 21 aprile 1937, nonostante la prima emottisi risalisse al 1931 e al 1933 il primo attacco di arteriosclerosi. E con tutto ciò capace di scrivere libri  tuttora fondamentali di riflessione storica e politica.

Ora, la notizia che a questo martire dell’antifascismo verrà intitolato un Grand Hotel a Torino non può non suscitare contrarietà, insofferenza, opposizione senza equivoci. Proprio nel palazzo dove il giovane leader socialista e poi comunista abitò e dove creò nel dopoguerra “L’Ordine Nuovo” il giornale del “biennio rosso”, la fucina giornalistica della occupazione delle fabbriche. Sarò anche influenzato dalla lunga consuetudine avuta con Alfonso Leonetti che a più di ottant’anni mi parlava ancora con entusiasmo del periodo trascorso con Gramsci quale redattore capo de “L’Ordine Nuovo”. E tuttavia a me sembra uno sfregio alla memoria gramsciana l’insegna luminosa di un Grand Hotel Gramsci pluristellato con area fitness, piscina, suites lussuose.

Riferisce “Repubblica” che l’impresa la quale sta ristrutturando il vastissimo palazzo (10mila metri quadrati) nato come Albergo “di virtù per il ricovero e l’istruzione dei poveri” preserverà restaurandoli i locali dove ebbe sede la mitica redazione ordinovista, e per questo va elogiata, come per lo spazio riservato alla biblioteca dell’Istituto Gramsci del Piemonte e alla sala convegni. Pare tuttavia che gli stessi vertici della catena spagnola NH Hoteles avessero manifestato serie perplessità sul nome Gramsci così legato ad una tragedia personale, famigliare e politica sanguinante. Poi si sono convinti che fosse comunque un nome di richiamo turistico internazionale.

Vorremmo far risorgere in loro – sulla scorta anche di un appello indignato sottoscritto da numerosi intellettuali dopo le prime obiezioni dello storico Nicola Tranfaglia – i fondati dubbi originari. Antonio Gramsci è stato uno dei primi antifascisti arrestati e condotti davanti al Tribunale Speciale mussoliniano. Al processo venne condannato a vent’anni di galera, col pubblico accusatore Michele Isgrò che, ben interpretando il pensiero del duce, affermò: “Per vent’anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare”. Scontò fra carcere e ospedali (guardato a vista) un decennio senza mai rassegnarsi a non pensare, a non predicare fra i compagni – come ben scrisse  Giuseppe Fiori nella prima completa biografia gramsciana – il dialogo coi socialisti, per esempio con Sandro Pertini recluso anch’egli a Turi. Mentre la linea staliniana della “svolta” aveva imposto nel 1930 la disastrosa teoria del socialfascismo facilitando la vittoria di Hitler in Germania e portando all’espulsione di numerosi compagni, fra i quali Leonetti, Tresso, Ravazzoli, Camilla Ravera, Silone, lo stesso Terracini. Per quella sua posizione dialogante, subito definita “socialdemocratica”, il pur infermo Gramsci subì intimidazioni e aggressioni. Che c’entra questa vicenda terribile, di lacrime, dolore e sangue, con un Grand Hotel? Nulla, davvero nulla. L’accostamento è offensivo quanto un Grand Hotel Matteotti, Gobetti, o fratelli Rosselli. La memoria storica non va offesa. Tanto più per ragioni turistico-commerciali.

Vittorio Emiliani   

11 aprile Europa  Hotel Gramsci? Il fondatore del Pci apprezzerebbe

Ecco perché gli intellettuali contrari alla realizzazione di un hotel di lusso sbagliano

Un analogo, surreale dibattito attraversa la sinistra torinese a proposito dell’albergo che a maggio verrà inaugurato nel palazzo dove Antonio Gramsci visse e fondò l’Ordine nuovo. La “cosa” – l’albergo – è ormai un fatto, ma guai a chiamarlo Hotel Gramsci: sul “nome” si deve resistere a oltranza.

I fatti: fra il 1914 e il 1921, in un palazzo cinquecentesco di Torino già adibito a Regio Albergo di Virtù (un’istituzione sabauda che insegnava un mestiere ai ragazzi poveri) e ristrutturato a fine Settecento, Gramsci occupò un appartamento di tre stanze al piano ammezzato, facendone anche la redazione dell’Ordine nuovo. Negli anni Settanta il palazzo fu acquistato dal Comune che lo convertì in case popolari. Vent’anni dopo lo stabile fu sgomberato a causa dello stato fatiscente in cui si trovava, e nel 2011, quando fu comprato dall’Immobiliare Carlina per farne un albergo, era poco più di un rudere.

A vendere fu l’allora sindaco Sergio Chiamparino, a comprare i due fratelli De Giuli, architetti molto noti nella sinistra torinese e artefici, negli anni ruggenti delle giunte rosse, della ristrutturazione e del rilancio del Quadrilatero, il cuore medievale della città. Grazie a loro il rudere è diventato un albergo di lusso (partner della catena spagnola Nh Hoteles): diecimila metri quadrati di superficie, cinque piani, 160 stanze, due negozi, un ristorante e un’area fitness con piscina sul tetto.

E al piano ammezzato, per la prima volta da allora, potremo visitare le stanze di Gramsci così com’erano: perfettamente restaurate, ospiteranno una sala conferenze e un piccolo museo curato dall’Istituto Gramsci piemontese. Qui Beppe Vacca, presidente della Fondazione Gramsci, presenterà a maggio il suo nuovo libro – su Gramsci, naturalmente. Da Mosca ha fatto sapere di apprezzare molto l’iniziativa anche Antonio Gramsci junior, il nipote del fondatore del Pci.
Tutto bene dunque? Niente affatto. Un nutrito gruppo di intellettuali torinesi, guidati da Nicola Tranfaglia, Marco Revelli e Guido Viale, non ha sopportato l’affronto e ha lanciato un appello al sindaco Fassino perché il nome di Gramsci non sia «gettato nella banalità del marketing e condannato a perdere ogni significato, come il Napoleone del Cognac». Fra i firmatari, anche Vittorio Emiliani e Salvatore Settis, Pancho Pardi e tre parlamentari del Pd (Gianna Malisani, ex assessore ai Lavori pubblici a Udine, Erica D’Adda, funzionaria di partito di Busto Arsizio, e Paolo Cova, veterinario di Varese).

L’appello impiega il kerosene dello sdegno democratico per prendere subito il volo: «Non sopporteremo che i suoi occhi intensi da ragazzo e la sua capigliatura generosa diventino i tratti stilizzati di un logo da dépliant».

E subito dopo: «Non permetteremo che il suo nome scivoli dai discorsi orgogliosi del popolo della sinistra al chiacchiericcio sull’idromassaggio e il minibar di chi frequenta alberghi di lusso» (mi chiedo in quali topaie alloggino i professori di sinistra quando sono in viaggio). E infine: «Nulla può giustificare un simile mercato, tantomeno una “biblioteca con tutte le opere” e qualche cocktail culturale».

Già, perché ai professori non è andato giù che un altro professore – Sergio Scamuzzi, direttore dell’Istituto Gramsci – abbia giustamente benedetto l’impresa, aggiungendo che «l’albergo offrirà lavoro, reddito e dignità: Gramsci lo apprezzerebbe». Eh no, tuonano i professori che aborrono l’idromassaggio e il minibar: «Nessuno può decidere cosa si può fare con il suo nome: Antonio Gramsci non è un’eredità di pochi, è ancora un compagno di strada di una moltitudine». Compagnons de route erano gli intellettuali stalinisti legati al Partito comunista francese: e forse è in questo lapsus l’unico insulto ricevuto da Gramsci nell’incredibile storia del suo albergo.
@frondolino

10 aprile La Repubblica “Non intitolate a Gramsci quell’albergo di lusso a Torino

 «Antonio Gramsci non può essere un hotel a cinque stelle». Il mondo della cultura si mobilita contro il progetto di intitolare a uno dei fondatori del Partito comunista italiano l’albergo di lusso che aprirà a Torino, in un antico palazzo del centro dove Gramsci abitò dal 1914 al 1922. Nello stabile visse anche Angelo Tasca. L’appello, promosso dai siti eddyburg e massimocomunemultiplo, è rivolto al sindaco Piero Fassino ed è sottoscritto, tra gli altri, da Piero Bevilacqua, Anna Maria Bianchi, Vezio De Lucia, Vittorio Emiliani, Maria Pia Guermandi, Paolo Maddalena, Tomaso Montanari, Maria Paola Morittu, Giorgio Nebbia, Tonino Perna, Sandro Roggio, Edoardo Salzano, Chiara Sebastiani, Salvatore Settis, Nicola Tranfaglia, Marco Revelli e Guido Viale. Si chiede di impedire che il nome di Gramsci «scivoli dai discorsi orgogliosi del popolo della sinistra al chiacchiericcio sull’idromassaggio e il minibar di chi frequenta alberghi di lusso». Si conclude affermando che «Gramsci non è un’eredità di pochi, è ancora un compagno di strada di una moltitudine». ( massimo novelli) © RIPRODUZIONE RISERVATA

10 aprile Il corriere.it  PISCINA, SALA FITNESS E QUANT’ALTRO SU 10000 MQ PER CINQUE PIANI Torino, la casa di Gramsci diventa un albergo. E i militanti insorgono L’abitazione in cui soggiornò il padre del comunismo italiano si trasforma in un hotel extralusso che porterà il suo nome. In rete, sdegno e due petizioni contro l’iniziativa di Matteo Cruccu

Luogo sacro della sinistra italiana

 Sì, avete sentito bene, Antonio Gramsci, padre del comunismo italiano, primo segretario del Pci, morto di malanni in un hotel di tutt’altra natura, il carcere di Turi. Quella di Nh non è una curiosa stravaganza: il fatto è che l’albergo sorgerà proprio sulle ceneri della casa dove il pensatore sardo soggiornò dal 1914 al 1922, dove fondò l’Ordine Nuovo, primo nucleo di quel che sarà l’Unità e gettò le basi della nascita del partito, prima di trasferirsi a Roma. Un luogo sacro insomma per la storia della sinistra nostrana.

 La benedizione di Fassino

Un passaggio in realtà benedetto dal sindaco Fassino che ha avallato l’operazione e dalla stesso Istituto Piemontese Antonio Gramsci che ha dato il suo benestare in cambio dell’ospitalità, per mostre e convegni, all’interno della stessa struttura. Ma non tutti apprezzano «l’imborghesimento» dell’uomo di Ales: il primo ad esprimere contrarietà lo storico Nicola Tranfaglia, una vita dedicata alle opere di Gramsci, che ha parlato di «svendita». Ed è diventato uno dei firmatari di un appello di intellettuali a vario titolo ( da Pancho Pardi a Guido Viale) che chiedono al primo cittadino di impedire questa operazione: è come se qualcuno volesse «proporre, a Reggio Emilia, di costruire un centro commerciale intitolandolo ai Fratelli Cervi, o ad Amsterdam, dove potrebbero inaugurare una casa di moda dedicandola ad Anna Frank».

La petizione «Giù le mani da Gramsci

Lo sdegno si è poi diffuso in rete, alimentato dagli sbeffeggi dei battutisti professionisti di Spinoza (“La casa di Gramsci diventa un hotel di lusso. Sapreste riassumere meglio la storia del partito?”). E infine è arrivata anche un’altra petizione, «Giù le mani da Antonio Gramsci» del blog Qualcosa di sinistra in cui si chiede anche qui a Nh di recedere immediatamente dall’iniziativa. Ora, sarebbe davvero curioso sapere come, fine analista dei cambiamenti sociali, avrebbe analizzato lui, Antonio Gramsci, una paradossale vicenda come questa. ilcruccu@twitter.com 

10 aprile Il secolo d’Italia   «La casa di Antonio Gramsci diventa un hotel di lusso. Sapreste riassumere meglio la storia del partito?». In un tweet al veleno la sintesi di un vicenda che sta imbarazzando Torino e la sinistra italiana. Sul palazzo di Piazza Carlina, dove Gramsci visse due anni nel periodo in cui fondò il Partito comunista, è affissa ancora la targa che recita: «Qui Antonio Gramsci abitò negli anni 1919-1921», firmata dai comunisti torinesi il 27 aprile 1957. Proprio in quel palazzo si stanno terminando i lavori di un albergo di lusso. Un hotel cinque stelle con piscina, un paradosso che ha indignato una serie di personalità di sinistra che hanno firmato un appello al sindaco di Torino Piero Fassino, anch’egli erede ideale del Partito comunista e di quel che ne rimane. «Il palazzo dove era in affitto il fondatore del Pci si chiamava albergo di virtù per l’accoglienza e l’istruzione dei poveri e di ragazze in difficoltà. Farne un tempio del lusso è una profanazione», attacca la sinistra torinese che sta raccogliendo firme a tutto spiano. E poco importa che il passaggio si arrivato con la collaborazione dell’Istituto Piemontese Antonio Gramsci, che ha dato il suo consenso ottenendo in cambio alcune stanze dove poter organizare convegni. «Né gli eredi – si legge in uno dei due appelli presentati in Rete – né tantomeno il professore Sergio Scamuzzi, direttore dell’Istituto Piemontese Antonio Gramsci, hanno il diritto di stabilire se intitolare un albergo con piscina a Antonio Gramsci sia un’occasione da non perdere. Gramsci non è loro. Gramsci è di una moltitudine di persone, a partire da quelli che hanno dato la vita per permettere a noi di vivere liberi. Anche se forse non ce lo meritiamo». A questo punto, ironizzano i firmatari a «Reggio Emilia, qualcuno potrebbe proporre di costruire un centro commerciale intitolandolo ai Fratelli Cervi, o ad Amsterdam potrebbero inaugurare una casa di moda dedicandola ad Anna Frank». Al di là delle proteste il piano è a buon punto. Cinque piani, piscina, sala fitness, servizi extralusso. Anche con la benedizione del sindaco Fassino.«La casa di Antonio Gramsci diventa un hotel di lusso. Sapreste riassumere meglio la storia del partito?». In un tweet al veleno la sintesi di un vicenda che sta imbarazzando Torino e la sinistra italiana. Sul palazzo di Piazza Carlina, dove Gramsci visse due anni nel periodo in cui fondò il Partito comunista, è affissa ancora la targa che recita: «Qui Antonio Gramsci abitò negli anni 1919-1921», firmata dai comunisti torinesi il 27 aprile 1957. Proprio in quel palazzo si stanno terminando i lavori di un albergo di lusso. Un hotel cinque stelle con piscina, un paradosso che ha indignato una serie di personalità di sinistra che hanno firmato un appello al sindaco di Torino Piero Fassino, anch’egli erede ideale del Partito comunista e di quel che ne rimane. «Il palazzo dove era in affitto il fondatore del Pci si chiamava albergo di virtù per l’accoglienza e l’istruzione dei poveri e di ragazze in difficoltà. Farne un tempio del lusso è una profanazione», attacca la sinistra torinese che sta raccogliendo firme a tutto spiano. E poco importa che il passaggio si arrivato con la collaborazione dell’Istituto Piemontese Antonio Gramsci, che ha dato il suo consenso ottenendo in cambio alcune stanze dove poter organizare convegni. «Né gli eredi – si legge in uno dei due appelli presentati in Rete – né tantomeno il professore Sergio Scamuzzi, direttore dell’Istituto Piemontese Antonio Gramsci, hanno il diritto di stabilire se intitolare un albergo con piscina a Antonio Gramsci sia un’occasione da non perdere. Gramsci non è loro. Gramsci è di una moltitudine di persone, a partire da quelli che hanno dato la vita per permettere a noi di vivere liberi. Anche se forse non ce lo meritiamo». A questo punto, ironizzano i firmatari a «Reggio Emilia, qualcuno potrebbe proporre di costruire un centro commerciale intitolandolo ai Fratelli Cervi, o ad Amsterdam potrebbero inaugurare una casa di moda dedicandola ad Anna Frank». Al di là delle proteste il piano è a buon punto. Cinque piani, piscina, sala fitness, servizi extralusso. Anche con la benedizione del sindaco Fassino.

9 aprile  IL fatto Quotidiano Quel che resta di Gramsci di Tomaso Montanari   09 Aprile 2014 L’autore è tra i firmatari dell’appello che eddyburg e massimocomunemultiplo hanno promosso. Leggi l’appello cliccando sul link in calce e aderisci all’appello. Ovviamente, se sei d’accordo

 «Qui Antonio Gramsci abitò negli anni 1919-21 nelle lotte operaie contro l’incombente reazione forgiando il partito comunista, guida decisiva per la libertà e il socialismo». La lapide posta nel 1957 sul muro del palazzo torinese che ospitò le riunioni di redazione dell’Ordine Nuovo sarà presto oscurata da un’insegna ben altrimenti visibile, in cui si leggerà: Hotel Gramsci.
In un paese in cui i teatri greci vedono rombare le macchine di lusso, le librerie si convertono in supermercati di lusso, i ponti vengono affittati a club di super-ricchi, le biblioteche ospitano partite di golf e i musei si riducono a location per sfilate di moda, non stupisce che quell’edificio di Torino vada incontro a una sorte simile. Quel che pare allucinante è che la catena NH Hotels e i suoi partner italiani (tra cui Intesa San Paolo) abbiano deciso di usare il nome di Antonio Gramsci per battezzare un albergo a cinque stelle, con area fitness e piscina sul tetto. Associando così ad un potente simbolo di lusso e diseguaglianza il nome di chi ha scritto che «non può esistere eguaglianza politica completa e perfetta senza eguaglianza economica». Chi chiamerebbe «Gesù spa» una banca d’affari con sede a Betlemme, chi intitolerebbe a Gandhi un poligono di tiro a Nuova Delhi?Eppure, il direttore dell’Istituto Piemontese Antonio Gramsci, Sergio Scamuzzi, ha dichiarato: «non ci vedo niente di male, nessun elemento fuorviante o che va a collidere con la storia di Gramsci. Credo anzi che lui sarebbe molto contento di sapere che un albergo con il suo nome produrrà occupazione». È stupefacente come sia saltata ogni idea di decoro, che vuol dire saper mettere le cose al loro posto. Qui non si tratta di decidere se Gramsci avrebbe approvato l’esistenza di un albergo di lusso, si tratta di usare il suo nome per vendere quel prodotto: contribuendo alla marmellata generale che ci opprime, e che trova l’unico valore di riferimento nel denaro. Come ha detto Nicola Tranfaglia, «il carcere duro e la terribile morte che sono toccati in sorte a Gramsci hanno poco a che fare con l’immagine di un hotel di lusso». Punto.
9 aprile 2014 La Repubblica cultura  Gramsci  separati in casa La polemica La sua abitazione divide gli studiosi Vivaci controversie sugli “indirizzi” dell’intellettuale “La redazione di Ordine Nuovo? Mai in piazza Carlina” scarica l’articolo TO_09042014_E_11_0
6 aprile 2014 Repubblica Torino  Più lusso che storia, ecco l’hotel Gramsci che imbarazza Torino Il palazzo dove soggiornò il fondatore del Pci  diventa un albergo. Piscina, sala fitness e comfort a cinque stelle: si apre a giugno. I contrasti tra i proprietari sul nome e i dubbi dello storico Tranfaglia: “Scelta opinabile” di GUIDO ANDRUETTO
 TORINO – Si chiamerà Hotel Gramsci il nuovo albergo di lusso e design che tra maggio e giugno sarà inaugurato nel palazzo dove Antonio Gramsci abitò a Torino tra il maggio del 1914 e il 1921. Entrando oggi dall’ingresso di piazza Carlina 5, pieno centro città, ci si affaccia su un cantiere che procede a ritmi serratissimi. Dal piano terra si devono salire soltanto quattro scalini per tornare indietro di un secolo. Portano direttamente al piano ammezzato dove Gramsci, da studente, si riuniva, tra l’altro,  con gli altri compagni della redazione del giornale “L’Ordine Nuovo”, che fu l’organo ufficiale del movimento dei Consigli di fabbrica nella città operaia di allora. Tre stanze con soffitti bassi e pochissima luce che sono in questo momento l’unica zona vincolata e intoccabile del maxicantiere che ha trasformato l’intero edificio in un albergo quattro stelle superiore.
Diecimila metri quadrati di superficie, cinque piani, centosessanta stanze, due negozi, un ristorante e un’area fitness con piscina sul tetto. Un cambio di pelle radicale rispetto all’antica “Casa Gramsci”. Per volere della società Immobilare Carlina l’hotel sarà intitolato non senza polemiche al fondatore del Partito comunista, ed è questa la novità che alla “vigilia” dell’apertura sta creando maggiori discussioni fra i promotori di un’operazione immobiliare e commerciale stimata intorno ai trenta milioni di euro.I primi a esprimere perplessità sulla scelta sono stati in questi giorni innanzitutto i vertici della catena spagnola Nh Hoteles, partner dell’iniziativa cofinanziata da Intesa Sanpaolo e Credito Valtellinese, che gradirebbero un nome storico più “neutro”, ad esempio quello del Conte Cavour in relazione alla statua dello statista collocata proprio al centro di piazza Carlina. La rilevanza della figura di Gramsci anche fuori dai confini europei, però, ha convinto in via definitiva la società partner torinese a dedicargli la nuova struttura. “Parliamo di un hotel con uno standard internazionale – spiega Federico De Giuli, architetto e socio dell’Immobiliare Carlina, mentre mostra le nuove stanze e gli altri spazi comuni – che abbiamo progettato non solo per ospitare una clientela di fascia alta ma anche per valorizzare nei modi migliori possibili le memorie gramsciane legate al luogo”.Ex albergo di virtù per il ricovero e l’istruzione dei poveri, “Casa Gramsci” negli anni Trenta passò di proprietà alla comunità israelitica continuando ad ospitare alloggi e botteghe, ma è alla fine degli anni Settanta che il Comune la acquista per convertirla in case popolari. Una parentesi che si chiuderà una ventina d’anni dopo con lo sgombero degli occupanti a causa dello stato fatiscente dell’immobile. Seguiranno anni di abbandono e l’avvio di un discusso cantiere ormai al traguardo. Entro giugno l’Hotel Gramsci aprirà i battenti ma avrà una specie di zona franca al suo interno, proprio nelle stanze dell’Ordine Nuovo, che ospiteranno iniziative divulgative di carattere esclusivamente storico-politico e culturale.

Tutto sta nascendo con la collaborazione dell’Istituto Piemontese Antonio Gramsci, che all’interno dello spazio organizzerà delle piccole riunioni ed allestirà una biblioteca con tutte le opere del filosofo. “È una possibilità importante quella che ci viene data dall’hotel – commenta il professore Sergio Scamuzzi, direttore dell’Istituto – non potevamo certamente rifiutarci di supportare un’iniziativa che mira a salvaguardare la memoria di Gramsci e anche la storia del suo rapporto con la città. Con la prossima apertura, oltre alla biblioteca, nel centro convegni che sarà presente all’interno daremo il via ad una serie di conferenze, la prima delle quali sarà una maratona di letture di favole di Gramsci, che è stato anche scrittore e pedagogista”.

E se gli eredi di Gramsci, in testa il nipote Antonio Gramsci Jr, che oggi vive a Mosca, hanno espresso più volte apprezzamento per la riconversione della Casa in queste forme, a storcere il naso, sia sull’intitolazione che sul progetto stesso, è il professore Nicola Tranfaglia, che per anni ha insegnato storia contemporanea all’Università di Torino. “Credo sia quanto meno opinabile intitolarlo a Gramsci – dice piccato – Il carcere duro e la terribile morte che gli sono toccati in sorte hanno poco a che fare con l’immagine di un hotel di lusso”.

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