Diario: Salvini e Di Maio, le parole sono pietre

Sarà anche vero che bisogna giudicare i fatti e non i discorsi, ma questo vale per quelli che promettono, non per quelli che esternano compulsivamente o parlano senza pensare. Perchè in questo caso le parole descrivono le persone più delle azioni.

Due figure istituzionali, due ministri, due vicepremier che riversano nei microfoni nazionali,  neanche discorsi da comizio, ma tutto quello che gli passa per la testa, senza nemmeno porsi il problema delle conseguenze, della mancanza di rispetto (Salvini sui galeotti della Tunisia), dell’enormità di affermazioni dovranno essere rimangiate (Di Maio sull’impeachment), dell’istigazione all’intolleranza e all’odio razziale, del pessimo esempio… I due sembrano usciti dai programmi televisivi della De Filippi,  dove si può dire in pubblico qualsiasi nefandezza, che diventa motivo di apprezzamento in nome di una presunta sincerità.

Ecco, io non sono una cultrice dell’ipocrisia, ma penso che chi ricopre ruoli istituzionali abbia il dovere di pesare le parole che dice ed essere all’altezza della dignità del popolo che rappresenta.

Il popolo migliore, non quello che vomita imprecazioni e luoghi comuni nei bar.

(e sono pietre anche i silenzi, come quello del Presdiente del Consiglio, del Ministro dell’interno e del Ministro del lavoro sulla morte di Soumaila Sacko)

AMBM

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Diario: PD, FAI QUALCOSA DI SINISTRA- FAI AUTOCRITICA

o sport preferito di molti sostenitori del PD, sui social e altrove, è accusare di incoerenza chi come me in passato è stato critico verso il Partito Democratico (o anche LeU) e oggi manifesta un forte allarme per il Governo Lega/M5S e i molti sciagurati contenuti del contratto (flat tax, armi, migranti e altro) per non parlare di un Salvini Ministro dell’Interno, cioè un lepeniano a sovrintendere la Polizia.Come un disco rotto ripetono tutti lo stesso mantra: pentitevi, chiedete scusa, colpa vostra. Lo dirò chiaramente: per quanto mi riguarda se siamo ridotti così è soprattutto responsabilità del PD, non solo per aver chiuso la porta in faccia al M5S, augurandosi che andasse tutto a ramengo (il Paese), così da dimostrare l’incapacità dei Cinquestelle e riconquistare i voti dei pentiti, ma per aver preso – da anni e anni – a calci i poveri e gli sfigati e fatto politiche di destra, regalando al M5S un 40% (lo dicono le analisi) di elettorato di sinistra. Senza ascoltare gli avvertimenti di tante autorevoli cassandre fuori e dentro il partito. E oggi, dopo il disastro, invece di mettere se stessi e il proprio partito dietro l’interesse del Paese (e della democrazia) e cominciare con umiltà e determinazione a ricostruire una sinistra decente, partendo da una sana autocritica, a quanto pare molti rappresentanti e sostenitori del PD sanno solo attaccare con arroganza quelli che non li hanno votati.

Bravi, continuate così, l’8% è dietro l’angolo. E i pop corn vi andranno di traverso. Peccato che nel frattempo ne faranno drammaticamente le spese il nostro Paese e soprattutto le classi e le persone più deboli.

PS: noi a Roma questa storia l’abbiamo già vista, con il PD che ha cacciato Ignazio Marino e consegnato la città al M5S. Per poi fare una opposizione al minimo sindacale

Anna Maria Bianchi Missaglia

Il film (catastrofista) che non vorrei vedere

 Tutti si stanno posizionando sulla questione Mattarella/Savona. Appelli su social e cellulari. Il Presidente ha fatto valere le sue prerogative istituzionali e costituzionali o ha forzato le possibilità esercitabili dal suo ruolo? Chi ha polverizzato l’ìipotesi di Governo, il veto del Capo dello Stato o il rifiuto di  Lega e Cinquestelle di indicare  ill nome di un altro candidato all’economia di loro gradimento? Qui sotto alcuni contributi per riflettere.
Tuttavia,  consapevole della montagna di critiche che mi aspetta, devo dire che  credo che una forzatura ci sia stata. E che anche se ritengo  Salvini, e  l’accordo Salvini/Di Maio,   una sciagura per il Paese, con il “prima gli italiani”, il vincolo di mandato, la flat tax per alleggerire i doveri fiscali dei ricchi e il welfare dei poveri, penso che  il fine non giustifichi i mezzi.  E che in democrazia l’unica eccezione sia quella per preservarla dall’autoritarismo e dal fascismo. E non era – per ora – questo il caso.
Avrei compreso un richiamo – anche un diktat –  di Mattarella rispetto ai tanti punti nel contratto Lega/M5S con profili di incostituzionalità (a partire, per restare in campo economico, dall’ articolo 81 della Costituzione che impone il principio di equilibrio nei conti dello Stato e limiti rigorosi all’ indebitamento (1). Invece il Presidente ha dichiarato di aver messo il veto su una persona – un candidato Ministro –  per le  idee  -politiche – espresse in passato.  Un pericoloso precedente, che ha assai poco in comune con i casi passati di esclusioni dalla lista dei Ministri che molti hanno ricordato  (2),  motivati da incompatibilità vere o presunte, tuttavia sempre  accettate senza fiatare dagli incaricati Presidenti del Consiglio.
Ma voglio soprattutto dire che la situazione mi sembra assai grave e triste. E che sempre di più si sta profilando una prossima schiacciante vittoria elettorale di Salvini, anche a spese del M5S, con un ritorno del centrodestra più cattivo.
E a mio avviso i  Cinquestelle non hanno ancora capito di essere stati i principali supporter di questi due mesi di campagna elettorale della Lega, con un Salvini che ha dominato su Di Maio, mediaticamente e politicamente. Perchè l’alleanza è sempre stata asimmetrica, visto che Salvini non aveva e non ha niente da perdere, qualunque cosa faccia – anche alleanze con B. – il suo elettorato lo seguirà, purchè continui a promettere la cacciata degli stranieri e più pistole e meno tasse per tutti. Invece i pentastellati camminano sulle uova di un consenso guadagnato con gli appelli anti casta e anti sistema, con più di metà di elettorato di sinistra che vede Salvini come un pericolo per la democrazia. E l’intero suo elettorato allergico agli inevitabili  compromessi che calano sugli amministratori – quelli   responsabili –  nel passaggio dall’opposizione al Governo.

Montanari: il M5S e la critica del potere

Il Movimento 5 Stelle e la critica del potere

(da Huffington Post 24 maggio 2018)

In un passo memorabile dell’Amleto, il principe chiede al suo Polonio di alloggiare i commedianti appena arrivati a corte. “Signore, li tratterò secondo il loro merito”, risponde quello. E Amleto, bonariamente rimproverandolo: “Meglio, amico, meglio. Se trattate ognuno secondo il proprio merito, chi si sottrarrà alle busse? Trattateli secondo il vostro onore e la vostra dignità.”

Ecco, mi piacerebbe che un Amleto fosse capace di dire oggi la stessa cosa ai vertici e agli attivisti del Movimento 5 stelle. È infatti un grave errore respingere con sdegno aggressivo ogni critica (anche quelle amichevoli o comunque fondate) invocando sempre un solo argomento: che il Pd ha fatto peggio. Come se il metro del giudizio e delle scelte fosse appunto da cercarsi nel merito degli “altri” e non nella propria dignità.

Ecco il contratto Lega/M5S che sarà votato oggi

Dal Blogdellestelle del 18 maggio 2018,  il contratto che sarà sottoposto alla votazione on line degli iscritti dalle 10 alel 20. Sul Fatto Quotidiano odierno i commenti di vari esperti come Milena Gabanelli, Roberto Zaccaria, Edoardo Zanchini, Tomaso Montanari e altri, sui rispettivi punti di competenza. In buona  parte assai critici, soprattutto per la genericità delle formulazioni, ce si prestano a mille aggiramenti e dilazioni.

Del resto la genericità delle proposte di governo mi sembra  una caratteristica dei programmi elettorali M5S.  Ne  è l’emblema il programma della Sindaca Raggi del 2016. In realtà la Raggi un programma articolato ce l’aveva, elaborato dai tavoli degli attivisti, ma è stato tenuto nel cassetto, mentre è stata diffusa una sintesi in punti, dove si auspicava ad esempio il ritorno ai pannolini riutilizzabili per i bambini al posto di quelli  usa e getta, mentre non c’era un rigo sul progetto dello Stadio della Roma nè sulle Olimpiadi Roma 2024. IIn calce la presentazione del contratto firmata Luigi Di Maio

scarica contratto_governo Lega Cinquestelle

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Futuro nero – la lettera di Tomaso Montanari al Fatto

Su il Fatto quotidiano 16 maggio 2018

Caro direttore,

se davvero finirà con il Movimento 5 Stelle che porta al governo un partito lepenista, allora sarà finita nel peggiore dei modi.

Anche ammesso che la Lega si pieghi ad accettare alcuni punti sacrosanti del contratto di governo proposti dal Movimento (chiusura del folle Tav in Val di Susa; attuazione del referendum sull’acqua pubblica; accoglimento di una significativa parte dei 10 punti fissati dal “Fatto Quotidiano”), questo non cancellerebbe la sua identità. Che è quella di un partito guidato da un leader che, parlando di migranti, ha dichiarato (febbraio 2017): «Ci vuole una pulizia di massa anche in Italia … via per via, quartiere per quartiere e con le maniere forti se serve». Che pensa che «il fascismo ha fatto tante cose buone» (gennaio 2018). Che vuole «un cittadino su due armato» (febbraio 2018). Che si è fatto fotografare mentre dà la mano ad un candidato della Lega con una croce celtica tatuata sul braccio: un candidato che poi tutta Italia conoscerà come il terrorista fascista di Macerata.

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(da Il Manifesto 11 maggio 2018)

Il sociologo De Masi intervistato da Il manifesto parla della base sociale dell’elettorato M5S, che dalle analisi risulta per il 45% di sinistra ( 25 % di destra, il 30 % fluttuante). MI chiedo se questa percentuale abbia la stessa corrispondenza anche tra attivisti ed eletti. E personalmente spero che siano tanti gli attivisti e gli eletti che non accetterranno l’alleanza con il razzista e estremista Salvini (e con un partito La lega, che dopo gli esordi ha sempre retto il gioco – e il sacco – a Berlusconi). Se invece si adegueranno agli accordi dei vertici (non mi risulta che siano in corso consultazioni della base M5S), non sarà il giorno più nero della sinistra, ma di tutta l’Italia.

 

De Masi: «È il giorno più nero per la sinistra. Dal ’46 Italia mai così a destra»

La Lega si mangerà i 5 stelle. Serve un’opposizione militante, Pd ed ex la smettano di litigare. I soldi per le promesse non ci sono. Faranno scelte simboliche a costo zero: liberalizzazione delle armi, stretta su immigrati e richiedenti asilo. Cambieranno la nostra antropologia»

La peste e il colera

Aldo Pirone

Nelle more di un blog personale del mio stimato amico Aldo Pirone, continuo a ospitare i suoi post pubblicati  su Fb

LA PESTE E IL COLERA

di Aldo Pirone

Luigi Di Maio ha una voglia matta di fare il Presidente del Consiglio. Fin qui niente di male. Ce ne sono stati di peggio nella storia di questo Paese. Il problema è che pur di farlo pensa, come alcuni non illustri predecessori, che gli indirizzi, i programmi e le ispirazioni del governo che vorrebbe presiedere non contino granché. Sono giorni e settimane che gioca su più tavoli, a destra e a sinistra; che parla di forni, di contratti teutonici da fare con questo, la Lega, o con quello, il PD. Il bello è che un tale modo di procedere lo vorrebbe propinare all’opinione pubblica come un cambiamento, mentre è in piena continuità con le peggiori tradizioni del trasformismo domestico. Nei giorni passati era arrivato addirittura a prospettare l’accettazione di un eventuale “appoggio esterno” del signore di Arcore. Poi ha cambiato, o gli hanno fatto cambiare, idea. Non solo alcuni suoi colleghi, ricordando che Berlusconi è il “male assoluto”, ma anche l’impatto della sentenza di Palermo sulla trattativa mafia-Stato, o per meglio dire fra la mafia e alcuni settori dello Stato; anche qui secondo le migliori tradizioni delinquenziali attivate fin dai tempi delle trattative con il bandito Giuliano e la mafia a cavallo degli anni ’40 e ’50.

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