1 maggio con le parole di Eddy

Muro di Berlino (foto ambm)

Il lavoro oggi, 1° maggio 2017 di Edoardo Salzano   (da Eddyburg)

Molte volte su questo sito,  abbiamo ricordato  la festa del lavoro con lo sguardo volto al passato. Oggi non ce la sentiamo più.

Nel ricordare il 1° maggio nel 2017 ci sentiamo fortemente spiazzati, e non riusciamo a sentire questa data come una festa che ricorda momenti drammatici ma forieri di lotte, di riscatto e di progresso. Basta guardarci intorno per comprende quanto il mondo è cambiato, e in peggio, proprio sul tema fondativo dell’umanità che è il lavoro.

Per noi, che abbiamo letto e meditato su testi di autori lontani nel tempo (ma vicini alla verità) il lavoro è un valore, una dimensione essenziale dell’uomo, maschio o femmina che sia. È lo strumento che consente all’uomo, collaborante con i sui simili vicini o lontani nel tempo e nello spazio, di conoscere l’universo (quello della materialità come quello dello spirito e dei sentimenti) e a governarlo.

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Natale ai tempi dei centri commerciali

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Cartoline dalla realtà in cui vivono i lavoratori di oggi. Compensi risibili, diritti inesistenti, nessun futuro

(dal sito Possibile.it) Il Natale ai tempi dei centri commerciali

Lavoro in un centro commerciale della bergamasca e ne conosco sufficientemente bene la realtà. All’interno di questi “mostri” sono varie le  figure che vi prestano servizio: dipendenti dell’iper/supermercato, dipendenti delle attività commerciali presenti, dipendenti delle società che erogano i servizi in contratto di appalto.

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“Giustizia? Stanno rottamando pure i diritti”. Giancarlo De Cataldo contro le riforme

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Da L’espresso 12 marzo 2015

di Giancarlo De Cataldo, da L’Espresso

A un cittadino che è intervenuto sul blog di un noto quotidiano, la nuova legge sulla responsabilità civile dei magistrati sta bene perché «non voglio più vedere un processo come quello di Meredith». Il riferimento è all’omicidio di Meredith Kercher, vicenda per la quale gli imputati sono stati prima condannati, poi assolti, poi nuovamente condannati dopo annullamento della Cassazione. Il cittadino esprime il suo sdegno per decisioni contrastanti, ed è sicuro che con la nuova legge tutto questo non accadrà più.

A tanto sdegno si potrebbe ovviare, in chiave di stretta logica, con due soluzioni fra loro alternative:

a) vietare la custodia cautelare;
b) condannare sempre e comunque chiunque sia arrestato.

Conseguenze paradossali, e contrarie al più elementare buon senso: i delinquenti pericolosi vanno fermati e gli innocenti assolti. È ovvio che tutto questo non ha niente a che vedere con la responsabilità dei magistrati. La giustizia è fatta di ricorsi, appelli, corti supreme e decisioni fisiologicamente contrastanti fra loro. L’appello e la Cassazione servono proprio a questo: a rimediare a potenziali errori di giudizio. È chiaro, allora, che il cittadino di cui sopra non ha la benché minima idea di ciò di cui sta parlando.

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