Nessuno può dire di non sapere

“Immigrants” by Alireza Pakdel, Iranian artist.

Pubblico in questo spazio pensieri e materiali di riflessione sull’ “emergenza umanitaria” in atto nel nostro Paese, dove un bel po’ di gente, a partire dai nostri governanti, pensa che impedire a uomini, donne e bambini in fuga da guerre, torture e stenti, valga qualsiasi prezzo. Anche consegnarli a sicuri aguzzini. Anche condannarli a morire.  Anche  perdere quel poco che ci resta di umanità.

Meditiamo che questo è (dal Blog di Alessandro Gilioli Piovono Rane – L’Espresso 7 settembre 2017)

Possiamo tranquillamente infischiarcene di quello che ci dice Medici Senza Frontiere sulle condizioni dei campi di prigionia in cui sono detenuti i migranti che cercavano di raggiungere l’Europa: «Ammassati in stanze buie e sudicie, prive di ventilazione, costretti a vivere una sopra l’altro. Gli uomini costretti a correre nudi nel cortile finché collassano esausti. Le donne violentate e poi obbligate a chiamare le proprie famiglie e chiedere soldi per essere liberate. Tutte le persone che abbiamo incontrato avevano le lacrime agli occhi». (> leggi tutto)

Io temo la «democrazia» di Marco Minniti

di Guido Viale
«”Aiutiamoli (a crepare) a casa loro”: perfetta unità sulla questione profughi e migranti delle tre forze che si contendono il controllo politico del paese, Pd, destra e 5stelle». guidoviale.it blog, 5 settembre 2017

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Codice Minniti. L’emergenza umanitaria non sono i migranti. Siamo noi.

“Immigrants” by Alireza Pakdel, Iranian artist.

Voglio conservare queste risposte al Codice Minniti e ai  discorsi che siamo costretti a sentire. Sono scritte da persone diverse, persone che raccontano  quello che provo e che mi fanno sentire meno sola  di fronte a questo disastro. Un’emergenza umanitaria, non per i migranti in pericolo nel mare, ma per noi, massa  di sciagurati indifferenti. (interventi di Guido Viale, Roberto Saviano, Marco Revelli, Tomaso Montanari) (AMBM)

Ricorda, non sei straniero sei solo povero.
Se fossi ricco non saresti straniero in nessun luogo.(MamAfrica)

Guido Viale – da il Manifesto  6 agosto 2017

Ong, in difesa dei giusti

Migranti. A chi cerca di sottrarre i profughi a un destino di sofferenza e morte andrebbe riconosciuto il titolo di “Giusti”. Invece vengono trattati come criminali, sempre più spesso con un linguaggio che tratta le persone salvate e da salvare come ingombri, intrusi, parassiti e invasori da buttare a mare

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Prima.

mare-e-cieloDa laica, spesso guardo con speranza a Papa Bergoglio. Perchè è quanto di più vicino al Vangelo da un bel pezzo a questa parte. Ma di fronte a chi si scaglia contro la scelta – immagino dolorosissima – di due genitori di porre fine alle sofferenze di un figlio malato terminale, criticando la legge di uno stato che la consente, provo di nuovo una grande paura per la Chiesa – le chiese – che vogliono impedire alle persone, credenti e non, di decidere per la propria vita e per quella delle persone che amano.

Oggi Papa Francesco ha ricordato tutti i migranti morti nel tentativo di raggiungere luoghi sicuri per se stessi e per i propri familiari. Persone che hanno rischiato e perso la vita per sfuggire a destini ancora peggiori. Persone. Anche bambini piccolissimi.
E vorrei che tutti quei sepolcri imbiancati che oggi alzano il dito contro quei genitori che hanno scelto di lasciar  morire il proprio figlio e contro un paese civile che gliel’ha consentito, prima avessero il coraggio di alzare lo sguardo verso quei paesi dove ragazzi e bambini muoiono ogni giorno. Vorrei che parlassero della fame, della guerra, che non sono ineluttabili come la malattia. Che gridassero e si scandalizzassero per i nostri paesi che prosperano sulla vendita delle armi che ogni giorno ammazzano bambini, donne, uomini.

Prima di dire una sola parola a proposito di quel ragazzo malato.

Prima.

Se fossimo ancora quelli di una volta

e pensare che solo l'11 settembre scorso abbiamo fatto marce a piedi scalzi in tutta Italia

e pensare che solo l’11 settembre scorso abbiamo fatto marce a piedi scalzi in tutta Italia

Se fossimo ancora quelli di una volta, non avremmo sopportato neanche un momento la notizia che in Danimarca il  parlamento aveva deciso di prendere  ai profughi quel poco di valore  che erano riusciti a portare con sè.

Non avremmo sopportato che qualcuno volesse portare via a uomini donne bambini che avevano ancora addosso la paura e la guerra, quei pochi pezzi di sè,  come ai condannati  che entrano in prigione.  Qualcuno  voleva prendere  anche le loro  fedi nuziali.

Se fossimo ancora quelli di una volta, avremmo gridato, protestato. Saremmo andati in tanti sotto le ambasciate di quel paese che dicono il più felice del mondo. A dire che solo un paese di gente infelice può pensare una cosa simile. L’ infelicità di chi non sa più vedersi negli altri, capire il dolore e la  paura,  e aprire le braccia  per curare le ferite.

Se fossimo ancora quelli di una volta avremmo pensato di fare qualcosa, perchè questa notizia non scivolasse via nel mare delle cose fastidiose in cui navigano ogni giorno le nostre esistenze. L’avremmo tirata fuori, mostrata a tutti, perchè tutti capissero che quella non era una notizia come le altre.

Era l’inizio di qualcosa di molto brutto. Un segnale che la storia ci ha insegnato che troppo spesso viene ritrovato  solo con il senno di poi. Quando qualcuno si chiede, ma perchè nessuno ha detto, perchè nessuno si è ribellato, perchè nessuno ha gridato?

Se fossimo ancora quelli di una volta l’avremmo fatto.

Anna Maria Bianchi Missaglia

 

Adesso basta. Anche le parole sono stanche.

Lampedusa, le bare nell'hangar

Basta morti nel Mediterraneo e basta indifferenza. Proponiamo varie riflessioni, a partire dalla lettera di Don Luigi Ciotti,  pubblicata da Libera per la tragedia di Lampedusa del 3 ottobre 2013, quando il mare ingoiò quasi 400 migranti. Un anno e mezzo fa, e niente è cambiato, siamo di nuovo qui a parlare di una nuova tragedia. Ma come dice Don Luigi, “anche le parole sono stanche”…

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