Montanari: Preghiera per rimanere umani

Preghiera per rimanere umani

da https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2018/07/01/preghiera-per-rimanere-umani/

La Porta d’Oro di Gerusalemme era quella attraverso cui si manifestava la presenza di Dio: le porte d’oro di Giovanni de Gara invocano la nostra umanità, la interpellano senza sosta perché torni a manifestarsi.
Questa venerabile Basilica, vecchia di mille anni, è la “porta del Cielo”: così dice una iscrizione che accompagna la sua porta santa.
Se questa iscrizione oggi torna a parlarci è perché Giovanni ha rivestito quella porta con il calore che gli straordinari volontari delle ONG offrono ai corpi di chi non ha più che il proprio corpo.

Ebbene, di fronte a queste porte d’oro – di fronte a quei corpi – io non vorrei fare lo storico dell’arte.
Non voglio avere alcun distacco, alcun giudizio critico.
Voglio prenderla sul serio, questa arte.

Perché quando vengono scosse le fondamenta stesse della nostra umanità, è allora che l’arte ci viene in soccorso.
Perché l’arte dice cose e, apre porte, che nessuna parola, nessun concetto, nessuna idea astratta è capace di aprire.

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Padre Zanotelli: rompiamo il silenzio sull’Africa

Appello di padre Alex Zanotelli* ai giornalisti italiani:

«Rompiamo il silenzio sull’Africa.
Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli africani stanno vivendo

Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo, come missionario e giornalista, uso la penna per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani, come in quelli di tutto il modo del resto.

Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale.

So che i mass-media , purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che veramente sta accadendo in Africa.

Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa.

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Gilioli: l’Europa muore e se lo merita tutto

da Piovonorane 29 giugno 2018

L’Europa muore e se lo merita tutto

Orrendo, grottesco, cieco, irresponsabile, meschino: trovatelo voi l’aggettivo più adatto a definire il comportamento dell’Europa verso l’Africa, in questi giorni.

E parlo dell’Europa tutta, non solo del nostro ridicolo Conte (che peraltro segue la strada di Minniti): parlo dei supponenti Macron e Merkel, dei fascistoidi di Visegrad, degli eleganti nordici.

Parlo dell’Europa tutta che non si occupa di Africa ma di rifiutarne i migranti, che frigna per l’effetto fregandosene della causa, che si rimpalla al suo interno esseri umani – prendili tu, no prendili tu! – con lo stesso cinismo con cui cent’anni fa si spartiva la loro terra – la prendo io, no la prendo io! – e come ancora adesso se ne spartisce le risorse naturali, i contratti, le dighe, l’import di armi, i giacimenti, gli appalti – li prendo io, no li prendo io!

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E’ ancora peggio. Bisogna tornare

Dal film “I figli degli uomini”

Un film del 2006, I figli degli uomini, racconta un futuro prossimo venturo in cui l’umanità si avvia all’estinzione perchè le donne non rimangono più incinte. Un mondo fosco e dolente, dove le disuguaglianze sono ormai talmente estreme, che le strade attraversate dai protagonisti sono punteggiate di gabbie in cui sono rinchiusi i migranti irregolari.

La fantascienza è diventata realtà. Anzi, è ancora peggio. Nelle gabbie il  presidente degli Stati Uniti ha chiuso dei bambini, togliendoli ai loro genitori.

E in Italia il suo emulo Salvini è riuscito ad arrivare in cima ai posti di comando per  piantare la bandiera dell’intolleranza, della paura, dell’odio, del razzismo. Moltiplicati  ogni giorno su centinaia di telegiornali, social, giornali, fino a diventare normali.

Normale  promettere  un censimento  per individuare gli italiani di origine rom,  in un terrificante remake delle leggi razziali. Normale dire “purtroppo sono italiani e dobbiamo tenerceli”. Normale dire prima gli italiani.

Normale parlare di  pacchia che deve finire, per le migliaia di persone disperate che arrivano nei nostri paesi con i segni degli strupri e delle torture,  che rischiano di morire annegate o di veder morire annegati i propri figli, che fanno lavori pesanti per pochi euro, che  vivono in condizioni disumane.

Bisogna dire basta. Prima che sia troppo tardi.

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Nuova serie TV “Mollo tutto e cambio vita”. Migranti? No coppie italiane in lidi esotici

Sky manderà in onda la nuova serie “Mollo tutto e cambio vita”. No, non racconta le storie dei migranti che hanno lasciato i loro paesi per la guerra o la fame, in cerca di un futuro migliore per i propri figli, o  per aiutare gli affetti lasciati a casa, trovando un mondo diverso con tante difficoltà. No, racconta questo: “coraggiose scelte di coppie che hanno deciso di ripartire da capo e di rinascere. I lidi esotici, il clima favorevole, la natura, sono molto ispiranti e ti fanno sperare in una migliore qualità della vita. In ogni episodio seguiremo una storia di cambio vita seguendo il protagonista nel corso di alcune giornate con i ritmi del suo quotidiano. Il racconto del protagonista si incrocerà con storie di altri italiani“. Ecco, prima e sempre gli italiani,  anche quando si parla di cambiare drasticamente vita.

Ma esisterà un canale televisivo che avrà il coraggio di mandare in onda  le difficoltà quotidiane, le paure, la fatica degli stranieri che arrivano nel nostro Paese, in luoghi assai poco esotici, e non sotto forma del  reportage giornalistico, inchiesta su rpoblemi sociali,  ma come racconto  di persone di cui si possano condividere gioie e dolori, esattamente come per le “coppie” italiane protagoniste della nuova serie.

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Nessuno può dire di non sapere

“Immigrants” by Alireza Pakdel, Iranian artist.

Pubblico in questo spazio pensieri e materiali di riflessione sull’ “emergenza umanitaria” in atto nel nostro Paese, dove un bel po’ di gente, a partire dai nostri governanti, pensa che impedire a uomini, donne e bambini in fuga da guerre, torture e stenti, valga qualsiasi prezzo. Anche consegnarli a sicuri aguzzini. Anche condannarli a morire.  Anche  perdere quel poco che ci resta di umanità.

Meditiamo che questo è (dal Blog di Alessandro Gilioli Piovono Rane – L’Espresso 7 settembre 2017)

Possiamo tranquillamente infischiarcene di quello che ci dice Medici Senza Frontiere sulle condizioni dei campi di prigionia in cui sono detenuti i migranti che cercavano di raggiungere l’Europa: «Ammassati in stanze buie e sudicie, prive di ventilazione, costretti a vivere una sopra l’altro. Gli uomini costretti a correre nudi nel cortile finché collassano esausti. Le donne violentate e poi obbligate a chiamare le proprie famiglie e chiedere soldi per essere liberate. Tutte le persone che abbiamo incontrato avevano le lacrime agli occhi». (> leggi tutto)

Io temo la «democrazia» di Marco Minniti

di Guido Viale
«”Aiutiamoli (a crepare) a casa loro”: perfetta unità sulla questione profughi e migranti delle tre forze che si contendono il controllo politico del paese, Pd, destra e 5stelle». guidoviale.it blog, 5 settembre 2017

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Codice Minniti. L’emergenza umanitaria non sono i migranti. Siamo noi.

“Immigrants” by Alireza Pakdel, Iranian artist.

Voglio conservare queste risposte al Codice Minniti e ai  discorsi che siamo costretti a sentire. Sono scritte da persone diverse, persone che raccontano  quello che provo e che mi fanno sentire meno sola  di fronte a questo disastro. Un’emergenza umanitaria, non per i migranti in pericolo nel mare, ma per noi, massa  di sciagurati indifferenti. (interventi di Guido Viale, Roberto Saviano, Marco Revelli, Tomaso Montanari) (AMBM)

Ricorda, non sei straniero sei solo povero.
Se fossi ricco non saresti straniero in nessun luogo.(MamAfrica)

Guido Viale – da il Manifesto  6 agosto 2017

Ong, in difesa dei giusti

Migranti. A chi cerca di sottrarre i profughi a un destino di sofferenza e morte andrebbe riconosciuto il titolo di “Giusti”. Invece vengono trattati come criminali, sempre più spesso con un linguaggio che tratta le persone salvate e da salvare come ingombri, intrusi, parassiti e invasori da buttare a mare

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Prima.

mare-e-cieloDa laica, spesso guardo con speranza a Papa Bergoglio. Perchè è quanto di più vicino al Vangelo da un bel pezzo a questa parte. Ma di fronte a chi si scaglia contro la scelta – immagino dolorosissima – di due genitori di porre fine alle sofferenze di un figlio malato terminale, criticando la legge di uno stato che la consente, provo di nuovo una grande paura per la Chiesa – le chiese – che vogliono impedire alle persone, credenti e non, di decidere per la propria vita e per quella delle persone che amano.

Oggi Papa Francesco ha ricordato tutti i migranti morti nel tentativo di raggiungere luoghi sicuri per se stessi e per i propri familiari. Persone che hanno rischiato e perso la vita per sfuggire a destini ancora peggiori. Persone. Anche bambini piccolissimi.
E vorrei che tutti quei sepolcri imbiancati che oggi alzano il dito contro quei genitori che hanno scelto di lasciar  morire il proprio figlio e contro un paese civile che gliel’ha consentito, prima avessero il coraggio di alzare lo sguardo verso quei paesi dove ragazzi e bambini muoiono ogni giorno. Vorrei che parlassero della fame, della guerra, che non sono ineluttabili come la malattia. Che gridassero e si scandalizzassero per i nostri paesi che prosperano sulla vendita delle armi che ogni giorno ammazzano bambini, donne, uomini.

Prima di dire una sola parola a proposito di quel ragazzo malato.

Prima.

Se fossimo ancora quelli di una volta

e pensare che solo l'11 settembre scorso abbiamo fatto marce a piedi scalzi in tutta Italia

e pensare che solo l’11 settembre scorso abbiamo fatto marce a piedi scalzi in tutta Italia

Se fossimo ancora quelli di una volta, non avremmo sopportato neanche un momento la notizia che in Danimarca il  parlamento aveva deciso di prendere  ai profughi quel poco di valore  che erano riusciti a portare con sè.

Non avremmo sopportato che qualcuno volesse portare via a uomini donne bambini che avevano ancora addosso la paura e la guerra, quei pochi pezzi di sè,  come ai condannati  che entrano in prigione.  Qualcuno  voleva prendere  anche le loro  fedi nuziali.

Se fossimo ancora quelli di una volta, avremmo gridato, protestato. Saremmo andati in tanti sotto le ambasciate di quel paese che dicono il più felice del mondo. A dire che solo un paese di gente infelice può pensare una cosa simile. L’ infelicità di chi non sa più vedersi negli altri, capire il dolore e la  paura,  e aprire le braccia  per curare le ferite.

Se fossimo ancora quelli di una volta avremmo pensato di fare qualcosa, perchè questa notizia non scivolasse via nel mare delle cose fastidiose in cui navigano ogni giorno le nostre esistenze. L’avremmo tirata fuori, mostrata a tutti, perchè tutti capissero che quella non era una notizia come le altre.

Era l’inizio di qualcosa di molto brutto. Un segnale che la storia ci ha insegnato che troppo spesso viene ritrovato  solo con il senno di poi. Quando qualcuno si chiede, ma perchè nessuno ha detto, perchè nessuno si è ribellato, perchè nessuno ha gridato?

Se fossimo ancora quelli di una volta l’avremmo fatto.

Anna Maria Bianchi Missaglia

 

Adesso basta. Anche le parole sono stanche.

Lampedusa, le bare nell'hangar

Basta morti nel Mediterraneo e basta indifferenza. Proponiamo varie riflessioni, a partire dalla lettera di Don Luigi Ciotti,  pubblicata da Libera per la tragedia di Lampedusa del 3 ottobre 2013, quando il mare ingoiò quasi 400 migranti. Un anno e mezzo fa, e niente è cambiato, siamo di nuovo qui a parlare di una nuova tragedia. Ma come dice Don Luigi, “anche le parole sono stanche”…

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