Quello che conta adesso

papaveriMentre riprende  il  chiacchericcio dei commentatori  sulle alchimie politiche aperte dal risultato del referendum, e sui social rimbalzano astiosi oracoli da fine del mondo,   io penso a tutta la moltitudine che è accorsa alle urne ancora una volta per difendere la nostra Costituzione. Che è un buon punto di partenza.

Perchè per quanto si cerchi di  ridurre la vittoria del NO a voto partitico  e sommatoria di accozzaglie, io credo che sia stata invece il frutto di una generosa mobilitazione di quella società civile che già si era battuta vittoriosamente nel 2006, quando a insidiare la Carta era Berlusconi.  Custodi del patto democratico nato dopo il fascismo, che evidentemente riescono a superare il tempo e le generazioni.

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Voterò no con tristezza. Voterò NO con convinzione.

ANPI folla cantare ballareNon dovevamo arrivare a questo. A buttare all’aria la Costituzione che ci hanno lasciato le donne  e gli uomini che ci hanno liberato dal fascismo, come presidio di libertà, democrazia  e uguaglianza a difesa delle future generazioni,  per dare più potere a cerchie sempre più ristrette, per adeguarsi ai diktat della finanza internazionale, per calcoli elettorali di respiro corto.

Ma comunque vada, la situazione sarà  assai triste.  Triste il misero spettacolo andato in scena su ogni media possibile del nostro Presidente del Consiglio che perorava il sì al referendum come un imbonitore di piazza. Triste la sequenza di regali promessi in cambio della vittoria:  bonus, sollievi per malati, fritto di pesce. Triste che le ragioni del sì e del no non siano divise da ragionamenti, ma troppo spesso da paura, insofferenza per le regole, odio per un leader o una parte, scaltri opportunismi.   Ma soprattutto triste vedere spaccato  il popolo della sinistra, quello  che  una volta stava insieme per  difendere diritti, e che oggi  è impegnato in una guerra fratricida. Non è di sinistra restringere il diritto dei cittadini di eleggere i propri rappresentanti, non è di sinistra regalare l’immunità parlamentare a politici che non ne avrebbero diritto, non è di sinistra ridurre le prerogative del Presidente della Repubblica. E tanto altro.

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Le ragioni di Edoardo Salzano

referendum-noEddytoriale n.171

di Eddyburg   22 Novembre 2016
Alla vigilia del referendum sulla riforma della Costituzione è impossibile tacere di fronte alle evidenti lesioni dei diritti democratici degli italiani. Con la riforma Renzi-Boschi si vuol dare carattere definitivo e permanente alla trasformazione dell’ordinamento della Repubblica già avviato nei fatti dal governo Renzi dalla sua nascita

Le ragioni di Aldo Tortorella

referendum-anpi“…I guai dell’Italia non dipendono dalla Costituzione. Con questa Costituzione abbiamo ricostruito l’Italia garantendone, nel bene e nel male, lo sviluppo, abbiamo conquistato diritti sociali e civili. I guai dell’Italia dipendono piuttosto dal fatto che il programma costituzionale è stato sempre combattuto e in larga misura è rimasto inapplicato. Per cinquant’anni l’Italia è stata una democrazia dimezzata dalla convenzione imposta dall’estero per escludere il più forte partito d’opposizione dal governo, anche quando nessun governo si poteva fare senza i suoi voti. Ma l’obiettivo vero era un altro, era proprio quella Costituzione che fonda la Repubblica sul lavoro e va oltre la eguaglianza formale, pur indispensabile, impegnando lo Stato a rimuovere “gli ostacoli economici e sociali” che limitano di fatto libertà ed eguaglianza, e così statuendo il principio dell’uguaglianza sostanziale…”Leggi tutto l’intervento in calce  (da Eddyburg) inviato all’Anpi di Perugia da  Aldo Tortorella,  uno dei dirigenti del PCI più vicini a Enrico Berlinguer.

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Confronto Smuraglia (ANPI) e Renzi: le ragioni del no e del si

smuraglia-video-dibattito-15-settembre-2016(guarda il video su  Radio Radicale)
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Registrazione video del dibattito dal titolo “Fest’Unità Bologna 2016 – Confronto tra le ragioni del SI e del NO al referendum costituzionale.” con Carlo Smuraglia (presidente nazionale dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) e Matteo Renzi (presidente del Consiglio dei Ministri e segretario nazionale, Partito Democratico), registrato a Bologna giovedì 15 settembre 2016 alle 21:30 nell’ambito della Festa Provinciale de l’Unità di Bologna dal titolo “Il senso delle idee” . Modera Gad Lerner (giornalista, scrittore, conduttore televisivo). 

Ma gli elettori sono il bancomat dei partiti?

referendum voto euroDa tempo mi chiedevo perchè due comitati – per il no e per il sì – si fossero mobilitati nella raccolta firme per i referendum costituzionali, quando erano già sufficienti quelle dei  parlamentari. Ho trovato una possibile risposta su il Fatto quotidiano di qualche tempo fa*, che collega l’iniziativa al lauto rimborso elettorale previsto per i quesiti referendari che passano il vaglio della Consulta e raggiungono il numero di firme prescritte.
Come spiega Open Polis**,  per ogni firma i promotori ricevono 1 €, fino a un massimo di  euro 2.582.285 annui, a condizione che la consultazione referendaria abbia raggiunto il quorum di validita’ di partecipazione al voto.
Ma, come osserva sempre Open Polis, se  il rimborso può avere un senso  per quei comitati di cittadini che non hanno alle spalle finanziamenti e  strutture organizzate, è davvero paradossale  che venga riconosciuto   anche a partiti politici, soprattutto a quelli che possono ottenere lo stesso risultato con le semplici firme dei parlamentari o attraverso  l’iniziativa di alcune Regioni. In questo caso  Il comitato del No, che non ha raggiunto il numero di firme necessario, a quanto riferito da Il Fatto,  “aveva  già fatto una delibera dichiarando che i soldi non spesi per la campagna elettorale verranno restituiti”,  mentre “La stessa chiarezza non c’è stata nel fronte del Sì, che peraltro a differenza dei sostenitori del No, può contare sulle strutture (e i soldi) del Pd”.
E mi auguro che anche il comitato per il sì restituisca i soldi, altrimenti   più che uno strumento per garantire  la democrazia,  la raccolta firme referendaria potrebbe sembrare  un modo per drenare soldi pubblici (che, bisogna ricordarlo,  potrebbero essere assai meglio  impiegati per servizi ai cittadini, messa in sicurezza del territorio, reastauro del patrimonio archeologico e chi più ne ha più ne metta)

(AMBM)

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