Futuro nero – la lettera di Tomaso Montanari al Fatto

Su il Fatto quotidiano 16 maggio 2018

Caro direttore,

se davvero finirà con il Movimento 5 Stelle che porta al governo un partito lepenista, allora sarà finita nel peggiore dei modi.

Anche ammesso che la Lega si pieghi ad accettare alcuni punti sacrosanti del contratto di governo proposti dal Movimento (chiusura del folle Tav in Val di Susa; attuazione del referendum sull’acqua pubblica; accoglimento di una significativa parte dei 10 punti fissati dal “Fatto Quotidiano”), questo non cancellerebbe la sua identità. Che è quella di un partito guidato da un leader che, parlando di migranti, ha dichiarato (febbraio 2017): «Ci vuole una pulizia di massa anche in Italia … via per via, quartiere per quartiere e con le maniere forti se serve». Che pensa che «il fascismo ha fatto tante cose buone» (gennaio 2018). Che vuole «un cittadino su due armato» (febbraio 2018). Che si è fatto fotografare mentre dà la mano ad un candidato della Lega con una croce celtica tatuata sul braccio: un candidato che poi tutta Italia conoscerà come il terrorista fascista di Macerata.

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(da Il Manifesto 11 maggio 2018)

Il sociologo De Masi intervistato da Il manifesto parla della base sociale dell’elettorato M5S, che dalle analisi risulta per il 45% di sinistra ( 25 % di destra, il 30 % fluttuante). MI chiedo se questa percentuale abbia la stessa corrispondenza anche tra attivisti ed eletti. E personalmente spero che siano tanti gli attivisti e gli eletti che non accetterranno l’alleanza con il razzista e estremista Salvini (e con un partito La lega, che dopo gli esordi ha sempre retto il gioco – e il sacco – a Berlusconi). Se invece si adegueranno agli accordi dei vertici (non mi risulta che siano in corso consultazioni della base M5S), non sarà il giorno più nero della sinistra, ma di tutta l’Italia.

 

De Masi: «È il giorno più nero per la sinistra. Dal ’46 Italia mai così a destra»

La Lega si mangerà i 5 stelle. Serve un’opposizione militante, Pd ed ex la smettano di litigare. I soldi per le promesse non ci sono. Faranno scelte simboliche a costo zero: liberalizzazione delle armi, stretta su immigrati e richiedenti asilo. Cambieranno la nostra antropologia»

Miseria e nobiltà (a proposito di Veltroni)

Rilancio questa riflessione di Aldo Pirone, aggiungendo un “da che pulpito”, visto che anche Walter  Veltroni* ha collezionato un bel po’ di sconfitte, e ha persino regalato la Capitale ad Alemanno, senza per questo fare quello che adesso accusa il PD renziano  di non aver fatto: interrogarsi sul perché si siano persi tanti  voti e  sul perché la sinistra sia stata sradicata dai ceti popolari dalle periferie urbane e sociali. E senza spiegare perchè, anche lui come Renzi, aveva promesso di andarsene (in Africa) in caso di sconfitta e  invece è ancora lì a pontificare. Con il sottopancia gentilmente offerto dal deferente Giannini  di  “padre nobile” della sinistra.

IL PADRE NOBILE

di Aldo Pirone

L’altra sera da Lilli Gruber c’era Veltroni. A interloquire con lui anche Massimo Giannini, columnist di “la Repubblica”. I due giornalisti – per la verità Giannini più delle Gruber – hanno mostrato la solita deferenza poco professionale verso l’ex segretario del PD, definito da Giannini, sulla scia del suo mentore Eugenio Scalfari, padre nobile del partito di cui, ahimè, fu il fondatore. Veltroni ha subito fatto una critica al PD per la mancanza d’iniziativa politica dimostrata nel corso di questi due mesi post elettorali. Un deficit dimostrato soprattutto nei confronti del M5s che, secondo Walter, doveva essere incalzato per farne emergere le contraddizioni politiche e su quelle lavorare. A cominciare da quella sbandierata da Di Maio secondo cui un accordo con Lega o il PD era considerato equivalente. Anzi, a sentire il grillino, con il PD sarebbe stato fatto contro voglia mentre quello con Salvini era considerato più naturale e promettente di grandi cose. Si è sottolineato negativamente il fatto che il PD abbia preferito il cosiddetto Aventino.

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Diario: Quelli che su Facebook…

Ogni volta che pubblico su fb cose dette o scritte da qualcuno che mi hanno particolarmente convinto, specialmente se riguardano la situazione politica, si scatena un inferno di commenti di quelli a cui evidentemente il dottore ha prescritto di far sapere la propria  opinione contraria ogni volta che incappano in qualcosa che non condividono. Anche quando si tratta di temi che forse richiederebbero un confronto un po’ più degno di qualche ping pong di frasi fatte su Facebook. Invece no. E devo prendere atto che i toni di quelli che si definiscono renziani sono ahimè sempre più uguali (arroganti, beffardi e aggressivi) ai toni di quelli che si definiscono cinque stelle. E oltre ad essere gente che evidentemente ha un sacco di tempo da perdere a rispondere ai post dell’universo mondo, sono anche persone che pretendono di giudicare gli altri con un misero metro binario: critichi Renzi ? Allora sei un grillino. Critichi Grillo (o Di Maio o la Raggi)? Allora sei un renziano o quantomeno un piddino. Fortunatamente le cose non stanno così, ci sono persone che riflettono sulle proposte valutando le proposte, e non la (presunta) targhetta di chi le lancia. E vedo che c’è grande difficoltà a rispondere ai discorsi di tanti uomini e donne di buona volontà che non appartengono a nessun partito ma che non si arrendono a questo mondo sempre più di merda e all’inquietante balletto di morti viventi della politica che continua ad andare in scena sui media ufficiali. Noi siamo quelli che volevano e ancora vogliono un mondo migliore. Un mondo di uguaglianza, libertà, dignità e solidarietà. Di Renzi, D’Alema, Grillo, Pisapia, Vendola e compagnia cantando non ce ne importa nulla. Questo piccolo mondo antico è finito. Davanti a noi praterie di ingiustizie su cui cominciare a lavorare, in tanti.
Ottusa e spaventata claque del “non c’è alternativa al l’esistente”, astenersi dalle nostre bacheche, please.

Quello che conta adesso

papaveriMentre riprende  il  chiacchericcio dei commentatori  sulle alchimie politiche aperte dal risultato del referendum, e sui social rimbalzano astiosi oracoli da fine del mondo,   io penso a tutta la moltitudine che è accorsa alle urne ancora una volta per difendere la nostra Costituzione. Che è un buon punto di partenza.

Perchè per quanto si cerchi di  ridurre la vittoria del NO a voto partitico  e sommatoria di accozzaglie, io credo che sia stata invece il frutto di una generosa mobilitazione di quella società civile che già si era battuta vittoriosamente nel 2006, quando a insidiare la Carta era Berlusconi.  Custodi del patto democratico nato dopo il fascismo, che evidentemente riescono a superare il tempo e le generazioni.

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Confronto Smuraglia (ANPI) e Renzi: le ragioni del no e del si

smuraglia-video-dibattito-15-settembre-2016(guarda il video su  Radio Radicale)
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Registrazione video del dibattito dal titolo “Fest’Unità Bologna 2016 – Confronto tra le ragioni del SI e del NO al referendum costituzionale.” con Carlo Smuraglia (presidente nazionale dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) e Matteo Renzi (presidente del Consiglio dei Ministri e segretario nazionale, Partito Democratico), registrato a Bologna giovedì 15 settembre 2016 alle 21:30 nell’ambito della Festa Provinciale de l’Unità di Bologna dal titolo “Il senso delle idee” . Modera Gad Lerner (giornalista, scrittore, conduttore televisivo). 

Lettera aperta ai cittadini che votano Pd

Riforme, così si soffoca la democrazia. Lettera aperta ai cittadini che votano Pd
di Pancho Pardi 16 Febbraio 2015 (da Micromega)

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Cari cittadini che votate PD,

in questi giorni il partito in cui avete riposto le vostre speranze di un futuro migliore ha imposto nella discussione alla Camera sulla revisione costituzionale tempi ristretti come per un decreto legge: la Carta costituzionale trattata alla pari di un provvedimento di necessità e urgenza da liquidare alla svelta.

A questa obiezione i dirigenti del PD replicano in due modi. Sostengono in primo luogo: sono anni che se ne discute e ormai è l’ora di concludere. In realtà ha discusso solo, e male, il Parlamento, ma nel paese il tema è ignoto alla maggior parte dei cittadini, che non sono stati chiamati a ragionarne nemmeno dai loro stessi partiti. Voi stessi non siete mai stati convocati dal PD in assemblee cittadine; l’argomento è tabù per voi e appannaggio solo dei parlamentari. Se voi aveste voluto rovesciare le priorità e chiedere al PD di occuparsi prima di tutto della crisi economica e della mancanza di lavoro non avreste mai avuto la sede pubblica per farlo.

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