Le ragioni di Aldo Tortorella

referendum-anpi“…I guai dell’Italia non dipendono dalla Costituzione. Con questa Costituzione abbiamo ricostruito l’Italia garantendone, nel bene e nel male, lo sviluppo, abbiamo conquistato diritti sociali e civili. I guai dell’Italia dipendono piuttosto dal fatto che il programma costituzionale è stato sempre combattuto e in larga misura è rimasto inapplicato. Per cinquant’anni l’Italia è stata una democrazia dimezzata dalla convenzione imposta dall’estero per escludere il più forte partito d’opposizione dal governo, anche quando nessun governo si poteva fare senza i suoi voti. Ma l’obiettivo vero era un altro, era proprio quella Costituzione che fonda la Repubblica sul lavoro e va oltre la eguaglianza formale, pur indispensabile, impegnando lo Stato a rimuovere “gli ostacoli economici e sociali” che limitano di fatto libertà ed eguaglianza, e così statuendo il principio dell’uguaglianza sostanziale…”Leggi tutto l’intervento in calce  (da Eddyburg) inviato all’Anpi di Perugia da  Aldo Tortorella,  uno dei dirigenti del PCI più vicini a Enrico Berlinguer.

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La cosa pubblica è noi stessi». Una lettera di un ragazzo della Resistenza, fucilato nel 1944

(da Eddyburg) La cosa pubblica è noi stessi»  di Giacomo Ulivi   25 Aprile 2016

Perchè il ricordo della Resistenza da cui nacquero la Repubblica italiana e la sua Costituzione non sia pura retorica, o  disarmata nostalgia, pubblichiamo questa lettera scritta da un ragazzo d’allora, fucilato dai fascisti a 19 anni. Sono parole che rivolge ai ragazzi (e agli adulti) di oggi


Era un ragazzo di 19 anni quando fu fucilato. Studente, dopo l’8 settembre 1943 aderisce alla Resistenza. Dal febbraio 1944 riceve numerosi incarichi di collegamento tra i Comitati di liberazione nazionale di Parma e di Carrara . Collabora per l’organizzazione dei renitenti alla leva e con gli ufficiali alleati evasi sulle colline tosco emiliane. Arrestato più volte, torturato e più volte evaso è fucilato a Modena il 10 novembre 1944. Tra un arresto e un altro scrive questa lettera: una riflessione profonda, valida oggi più che mai.

Cari Amici,
vi vorrei confessare, innanzi tutto, che tre volte ho strappato e scritto questa lettera. L’avevo iniziata con uno sguardo in giro, con un sincero rimpianto per le rovine che ci circondano, ma, nel passare da questo argomento di cui desidero parlarvi, temevo di apparire “falso”, di inzuccherare con un patetico preambolo una pillola propagandistica. E questa parola temo come un’offesa immeritata: non si tratta di propaganda ma di un esame che vorrei fare con voi.

Il 2016 incomincia con un ricordo di mio nonno…

Alberto Missaglia bambino

Alberto Missaglia bambino

Comincio il 2016 con una storia bellissima: il 15 gennaio metteranno una pietra d’inciampo dove è vissuto mio nonno Alberto, partigiano, deportato e morto a Dachau il 15 aprile 1945. E una classe del Gobetti Marchesini Casale, un istituto superiore di Torino, ha fatto una ricerca su di lui e sta montando un video, in collaborazione con il Museo della Resistenza. L’idea che ci siano ancora degli insegnanti e dei ragazzi che si impegnano per raccontare la resistenza mi restituisce un po’ di ottimismo.

> vai alla pagina sulle pietre d’inciampo sul sito del Museo Diffuso della Resistenza di Torino